Natalia Androsova, la principessa Romanov che lavorò come stuntman e non ebbe mai paura di niente

Il destino di questa giovane erede della famiglia imperiale russa la condusse ben lontano dal lusso e dallo sfarzo: amante dello sport estremo, trascorse buona parte della sua vita facendo acrobazie con la moto

Voglio una vita spericolata. È sempre stata questa la filosofia di vita della principessa Natalia Androsova, pronipote dello zar Nicola I. Mentre i suoi parenti finirono in esilio e uccisi, Natalia ha utilizzato il proprio fascino e l’astuzia per sfuggire alla polizia segreta sovietica, convertendosi negli anni nella regina delle acrobazie con la moto e lavorando addirittura come spia.
Instancabile e temeraria, Natalia Androsova si è rivelata una donna straordinaria che ha vissuto una vita davvero esagerata.
La fuga e il rientro a Mosca
Vantando il titolo di principessa Iskander-Romanovskaya, prima della Rivoluzione avrebbe avuto diritto a una vita di lusso e di ricchezza. Ma Natalia nacque con il terremoto della Rivoluzione e la sua famiglia, discendente degli zar, fu costretta a trascorrere i primi anni di vita di Natalia nascosta a Tashkent (oggi Uzbekistan), al sicuro dalle persecuzioni dei bolscevichi.
Quando il padre di Natalia, il principe Aleksandr Romanov, emigrò in Francia nel 1919, la piccola fu affidata alle cure della madre e del fratello, in piena guerra civile.

Paradossalmente nel 1919 la madre decise di tornare a Mosca insieme alla figlia e iniziarono ad affittare uno squallido seminterrato nel quartiere Arbat, proprio sotto il naso del Cremlino, cercando di confondersi tra la gente comune.
La famiglia era stata privata di vari diritti da parte del governo sovietico per non essere né contadini, né comuni cittadini. Ma la salvezza arrivò con il secondo matrimonio della madre di Natalia con Nikolaj Androsov nel 1924, che permise loro di adottare il proprio cognome.
Grazie alla nuova identità, Natalia a Mosca trascorse un’infanzia in gran parte serena. Ma la madre non fece alcun tentativo di nascondere le origini nobili della famiglia.
“Essere la nipote del Granduca e la pronipote di Nicola I all’epoca non era altro che una sentenza a morte – raccontò in un’intervista rilasciata nel 1996 -, ma le fotografie dei Romanov erano sempre in bella mostra a casa nostra”.
Professione stuntman
Sopravvivere in Unione Sovietica non fu un’impresa facile per gli ultimi eredi degli zar. Oltre a essere privati dei propri diritti, erano discriminati e ciò pesò molto sulle prospettive di istruzione e di carriera di Natalia.
Ma la giovane si rivelò determinata: “Il filo tra me e le mie radici non è mai stato spezzato”, dichiarò in un’intervista, spiegando che non smise mai di camminare a testa alta. Sembrava destinata alla grandezza. Alta, regale, bellissima. Fu ribattezzata “la regina dell’Arbat”. Un giorno venne addirittura arrestata con l’accusa di essere una sabotatrice tedesca semplicemente per l’aria troppo elegante che la contraddistingueva, con quella giacca di velluto marrone e i tacchi sullo sfondo di una Mosca sovietica più grigia che mai.

Visto che le possibilità di carriera per lei erano ben poche, si lasciò trascinare dall’amore per lo sport, che la condusse nel mondo dell’intrattenimento circense. Iniziò a partecipare a competizioni acrobatiche in sella a una moto nel parco Gorkij di Mosca alla fine degli anni Trenta. E grazie al suo carisma e alla sua avvenenza, le performance si rivelarono sempre uno spettacolo imperdibile. Lo scrittore Yurij Negibin descrisse così le sue esibizioni su due ruote: “Erano bellissime e terrificanti. Il rombo della moto, il suo viso pallido, gli occhi spalancati... Era una dea, una motociclista, un’amazzone”.
Per quasi 30 anni Natalia continuò a stupire il pubblico con le sue acrobazie, interrotte solo dalla Seconda guerra mondiale. Durante i bombardamenti l’intrepida Natalia si ritrovò a consegnare il pane alle truppe sovietiche al fronte.
Il pericolo dell’NKVD
Non sorprende che il profilo bohémien della Regina dell’Arbat passasse inosservato durante le purghe staliniane. Come artista itinerante, Natalia riuscì a sfuggire a quel costante controllo a cui i cittadini sovietici erano spesso sottoposti. Ma a quanto pare Natalia troppo spesso faceva vanto delle sue origini: nel 1939 si ritrovò in pericolo quando un uomo, venuto a sapere delle sue radici, iniziò a ricattarla. La giovane gli rispose con un ceffone in faccia che attirò su di lei l’attenzione indesiderata dell’NKVD.
Nonostante il suo status di principessa, Natalia non ricevette lo stesso brutale trattamento riservato agli altri membri della sua famiglia. Invece di spedirla in un campo di lavoro, sembra infatti che gli agenti della Lubyanka, incantanti dal fascino della giovane, avessero cercato di reclutarla.

In effetti il profilo tracciato dall’NKVD descriveva Natalia come una “giovane intelligente e attraente”. L’unico problema fu che si rifiutò di cooperare con la polizia segreta.
Ma visto che la frittata era ormai fatta, per lei fu ben difficile rifiutare la richiesta dell’NKVD. La missione affidatale consisteva nel cercar di sedurre un diplomatico francese in Crimea.
Ma l’incarico di spia non si rivelò un successo e i servizi segreti sovietici la lasciarono proseguire la sua vita da acrobata, che condusse fino al 1964.
Natalia visse il resto della propria vita serenamente e negli anni Cinquanta convolò a nozze con il regista Nikolai Dostal.
Natalia non seppe mai cosa volesse dire condurre una vita da principessa, erede dei Romanov. Ma dimostrò sempre un carattere forte, indipendente e audace. Nel 1996, quando le chiesero se ebbe mai paura degli spari che spesso si udivano per strada negli anni più turbolenti, rispose con fierezza: “No, non ho mai avuto paura di niente”.

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