Cani e gatti a corte: che fine fecero gli animali dei Romanov?

Dominio pubblico
La famiglia dello zar aveva due gatti e tre cani, alcuni dei quali finirono in esilio insieme ai padroni. Ecco cosa accadde il giorno in cui la famiglia venne brutalmente assassinata

La famiglia Romanov amava molto gli animali. Possedeva cani e gatti. E alcuni di questi amici a quattro zampe li seguirono fino al loro esilio negli Urali. 

Cani e gatti a corte  

Ortipo, un bulldog francese appartenuto alla figlia di Nicola II Tatiana. Jimmy, un Cavalier King Charles Spaniel appartenuto ad Anastasia. E Joy, il cocker spaniel di Aleksej. Furono questi i tre cagnolini che seguirono i Romanov in esilio.

Tatiana ricevette in dono il cagnolino Ortipo nel 1914 da parte di un ufficiale ricoverato in un ospedale dove lei si recò in visita. Le figlie dello zar adoravano trascorrere del tempo in compagnia dei propri animali. “Questo cane è davvero adorabile”, scrisse Tatiana in un suo diario.

L’erede al trono Aleksej era conosciuto per essere un ragazzo pieno di energia, curioso e amante del divertimento. L’emofilia che mise a rischio la sua vita gli insegnò a essere una persona forte, paziente e riconoscente. Non aveva molti amici e trascorreva buona parte del proprio tempo in compagnia dei propri animali domestici: un gatto di nome Kotka e un cane chiamato Joy. 

Joy era un cocker spaniel giunto dalla Gran Bretagna, inseparabile compagno di avventure di Aleksej. L’erede al trono lo portava con sé in vacanza e in ogni viaggio che faceva. 

Kotka era invece un grosso micio peloso, regalo del generale Vladimir Voyekov, capo della guardia privata dello zar. Al micio erano state tagliate tutte le unghie per evitare che potesse graffiare il ragazzo, che soffriva di emofilia. Anche il minimo graffio avrebbe potuto essere fatale. 

Aleksej andava matto per quel gattone e, insieme alle sorelle, chiese ai genitori di poterne adottare un altro. Fu così che nella famiglia imperiale arrivò un altro micio, dal pelo color arancione, chiamato Zubrovka. 

Così come scrisse il generale Vladimir Voyekov nelle sue memorie, il giovane Aleksej portava con sé ovunque il proprio gatto Kotka, anche alle cene ufficiali. 

In esilio  

Dopo aver lasciato la residenza di Tsarskoye Selo per andare in esilio a Tobolsk, la famiglia non potè portare con sé i gatti: Kotka e Zubrovka restarono a palazzo insieme ad altri animali. 

Solo i tre cani si avventurarono in questo viaggio insieme alla famiglia imperiale: l’unico conforto in quel lungo esilio. 

La loro nuova vita a Tobolsk e a Ekaterinburg portò una grande ventata di libertà per i cagnolini: “Joy, Ortipo e Jimmy sono fuori di se dalla gioia – scrisse Anastasia nel suo diario nel novembre del 1917 – Abbiamo dovuto portarli via dal cortile perché stavano mangiando della spazzatura”. 

Questa vita tranquilla terminò nel luglio 1918, quando la famiglia venne brutalmente assassinata. Joy si salvò dal massacro perché, essendo un cane molto vivace, spesso scappava e al momento della fucilazione non si trovava in casa. 

La sorte invece fu ben meno clemente per il cane della granduchessa: quando venne uccisa, Anastasia stava reggendo in braccio il suo cagnolino Jimmy, il cui corpo ormai senza vita fu trovano insieme a quello dei suoi padroni. Ortipo invece fu più fortunato: al momento della fucilazione non si trovava in casa e si salvò per una manciata di minuti. 

Sembra che nei giorni successivi al massacro vicino alla casa dei Romanov fossero stato avvistati dei cani. Ortipo, tornato a casa, iniziò ad abbaiare come un matto e per questo fu ucciso. Joy, invece, non si fece notare ed ebbe salva la pelle. 

Poco tempo dopo, impietosito, un ufficiale dell’Armata Rossa, Mikhail Letyomin, adottò il cagnolino dei Romanov sopravvissuto.

Per utilizzare i materiali di Russia Beyond è obbligatorio indicare il link al pezzo originale

Scoprite le altre entusiasmanti storie e i video sulla pagina Facebook di Russia Beyond

Questo sito utilizza cookie. Clicca qui per saperne di più

Accetta cookie