Alla ricerca dell’oro dell’impero russo

Fai/Legion Media
Il destino delle riserve auree dell’Impero russo, le più grandi del mondo all’inizio del XX secolo, continua ad appassionare gli studiosi. Per quasi un secolo si è cercato di scoprire dove si cela una somma pari a 200 milioni di rubli, corrispondenti a quattro miliardi di dollari attuali

“L’oro di Kolchak dovrebbe essere cercato nella penisola dello Yamal”. “I carri con l’oro di Kolchak potrebbero nascondersi nella regione dell’Altaj”. “Le ricerche dell’oro di Kolchak proseguono nel lago Bajkal”. Sono questi alcuni dei titoli apparsi sulla stampa russa: articoli che fanno riferimento al misterioso oro dell’Impero russo, noto anche come “l’oro di Kolchak”, in omaggio all’ammiraglio Kolchak, capo del movimento Bianco anti-bolscevichi in Siberia durante gli anni della guerra civile.

La riserva aurea dell’Impero russo finì nelle sue mani nel novembre 1918 con il ribaltamento del governo democratico e la nascita di un potere dittatoriale in Siberia sostenuto dagli alleati della Triplice Intesa. L’oro fu trasportato dalla capitale, Pietrogrado, durante la prima guerra mondiale, a seguito della minaccia tedesca nei confronti della città. 

“La quantità di oro a disposizione dell’ammiraglio era pari a 645,4 milioni di rubli (un rublo dell’oro imperiale equivale approssimativamente 20 dollari, ndr), per un peso totale di 490 tonnellate”, sostiene lo storico russo Oleg Budnitskij.

A parte rubli russi in oro, c’erano monete provenienti da altri 14 paesi tra cui marchi tedeschi, dracme greche, dollari americani e franchi francesi. 

Kolchak fu consegnato ai suoi oppositori politici nel 1920 a Irkutsk. Fuggendo dall’offensiva sovietica, fu tradito dai rappresentanti di alcuni paesi stranieri che in precedenza avevano appoggiato la sua lotta contro i bolscevichi.

I legionari cechi gli restituirono buona parte delle riserve d’oro per non avere problemi. Kolchak fu ucciso a colpi di arma da fuoco e i bolscevichi ricevettero circa 410 milioni di rubli.

La domanda che si sono posti molti studiosi nel corso dei secoli è: che fine ha fatto il resto dell’oro che valeva circa 235 milioni?

Le teorie

Secondo alcune teorie, una parte dell’oro sarebbe stata presa dai cechi. Secondo l’ex ministro delle Finanze del governo Kolchak, Vladimir Novitskij, essi avrebbero rubato circa 63 milioni di rubli.

Secondo un’altra teoria, il treno che trasportava l’oro rubato dai cechi non sarebbe mai arrivato a Vladivostok. Sarebbe deragliato nei pressi del lago Bajkal e sarebbe finito nel lago.

Una teoria che ha preso forma quando, qualche anno più tardi, nelle acque del lago sono stati scoperti dei vagoni. I relitti furono ispezionati con delle sonde “Mir”, ma non si trovò niente.

Secondo un’altra versione, il treno sarebbe riuscito ad arrivare a Vladivostok, ma per ragioni sconosciute non avrebbe lasciato il porto. Quindi si troverebbe ancora sul fondo della baia Zolotoj Rog. 

L’oro esiste davvero?

La teoria più convincente è stata presentata dallo storico Oleg Budnitskij. Fin dagli anni Cinquanta, Oleg Budnitsky ha sostenuto che l’oro di Kolchak non esistesse. 

Il fatto è che i 235 milioni mancanti (195 milioni di rubli) sarebbero stati spediti dall’ammiraglio all’estero. L’oro sarebbe stato depositato in banche giapponesi, inglesi e americane come prestito collaterale. Kolchak avrebbe usato questo prestito per acquistare armi e munizioni. Inoltre 44 milioni di rubli sarebbero stati rubati mentre si recava a Vladivostok da un tale Ataman Semenov che li avrebbe usati per finanziare la lotta contro i bolscevichi. 

L’oro depositato nelle banche sarebbe quindi stato utilizzato per coprire i prestiti.

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