Perché Stalin scatenò una campagna contro gli ebrei nel dopoguerra?

Storia
OLEG EGOROV
Crescevano le tensioni con l’Occidente e con esse la ricerca dei nemici interni e delle quinte colonne. La “battaglia contro i cosmopoliti” provocò uccisioni sommarie, processi farsa e licenziamenti di massa.

Il 13 gennaio del 1948 venne ritrovato un corpo martoriato. Accadde in una strada di Minsk (oggi capitale della Bielorussia). Si trattava di un ebreo di 57 anni, Solomon Mikhoels, direttore artistico del Teatro ebraico statale di Mosca, ben noto anche fuori dall’Unione Sovietica per il suo lavoro come capo del Comitato antifascista ebraico, un’organizzazione non governativa fondata nel 1941 su impulso delle autorità sovietiche. La sua morte non era stata casuale.

Alcune settimane prima, nel dicembre 1947, Stalin aveva ordinato a Viktor Abakumov, il ministro della Sicurezza di Stato, di pianificare e portare a termine l’assassinio segreto di Mikhoels. Gli agenti di Abakumov catturarono l’uomo durante un suo viaggio a Minsk e lo uccisero (lo investirono con un camion), lasciando il corpo in strada, per fingere un incidente.

I sospetti di Stalin contro i “cosmopoliti”
Mikhoels cadde vittima della Guerra fredda, che stava rapidamente divampando. Subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, la tensione tra l’Urss e i suoi ex alleati occidentali aveva iniziato a crescere. Come ha detto in un’intervista Gennadij Kostyrchenko, uno storico russo specializzato nella ricerca sulla politica sovietica nei confronti degli ebrei: “Stalin aveva il sospetto dell’esistenza di una quinta colonna di pro-occidentali all’interno dell’Urss e riteneva che i nazionalisti ebrei potessero farne parte.”
Non c’erano prove a riguardo, ma per l’apparato oppressivo di Stalin una possibilità teorica era più che sufficiente per passare all’azione. Mikhoels, come capo del Comitato antifascista ebraico, nel 1943 aveva viaggiato nell’America del Nord e in America Latina raccogliendo fondi per l’Unione Sovietica (raccolse circa 10 milioni di dollari) e aveva molti contatti con l’Occidente,e per questo Stalin lo considerava pericoloso, ha spiegato Kostyrchenko. Alla fine del 1947, era ormai spacciato, e così pure il Comitato antifascista ebraico.

Ma Stalin e i suoi scagnozzi non dichiararono mai apertamente l’apertura di una campagna ufficiale contro gli ebrei. “Fondamentalmente, sulla stampa si usarono espressioni come ‘cosmopoliti senza radici’, ‘quelli che si inginocchiavano davanti all’Occidente’, ma poi sono seguivano liste di proscrizione e tutti i cognomi erano ebrei”, spiega Kostyrchenko. Tutti capivano bene chi fossero questi “cosmopoliti”.

Gli ebrei sovietici pagano per le scelte di Israele
A differenza della Grande Purga staliniana degli anni Trenta, che ebbe altissimi costi umani, la campagna contro i “cosmopoliti” iniziò quasi senza spargimento di sangue, fondamentalmente limitandosi alle feroci critiche sui giornali e al licenziamento dei funzionari ebrei, con il povero Mikhoels come eccezione. Ma poi la situazione cambiò.
Il pregiudizio di Stalin nei confronti degli ebrei peggiorò dopo che Israele, che l’Urss aveva contribuito a creare nel 1948, scelse come alleato gli Stati Uniti. Deluso, e spaventato dalla causa sionista che cresceva all’interno del Paese, Stalin non permise che gli ebrei sovietici si trasferissero in Israele, e decise di liquidare il Comitato antifascista ebraico, che serviva da collegamento tra gli ebrei dell’Urss e la diaspora in tutto il mondo.

La notte dei poeti assassinati
E questo è esattamente quello che accadde alla fine del 1948: il governo sciolse il comitato e iniziò processi che durarono fino al 1952. Quindici membri chiave dell’organizzazione furono accusati di tradimento e di collaborazione con l’intelligence americana. I servizi segreti non esitarono a usare la tortura. “Ogni giorno mi picchiavano con un bastone di gomma e poi, quando cadevo, mi prendevano a calci”, ecco come uno dei detenuti avrebbe descritto in seguito i suoi interrogatori in tribunale.

Nella Russia di Stalin, le confessioni estorte sotto tortura erano sufficienti per portare a termine il processo. Il tribunale condannò a morte 13 imputati su 15, che vennero fucilati segretamente il 12 agosto del 1952. Per la comunità ebraica, questa data è passò alla storia come “la notte dei poeti assassinati”, perché diverse vittime erano autori che scrivevano in ebraico e in yiddish. Per tre anni, i funzionari sovietici continuarono a negare la loro morte: queste persone erano semplicemente “scomparse”.

Il sollievo improvviso
Poco dopo, alla fine del 1952, si aprì un nuovo “caso”. Un gruppo di autorevoli dottori moscoviti, prevalentemente ebrei, fu accusato di tentare di assassinare i leader sovietici con un trattamento medico criminale.
“Tutto iniziò con una lettera vecchia di cinque anni dove si scriveva che una commissione di medici del Cremlino probabilmente aveva provocato la morte di Andrej Zhdanov, uno dei ministri di Stalin”, dice Gennady Kostyrchenko. A suo tempo, Stalin ignorò la lettera, ma quando arrivò il momento, la usò come pretesto per reprimere i “cosmopoliti”.
La polizia arrestò decine di medici, accusati di “organizzazione di un complotto sionista”, anche se non tutti erano ebrei. Era la prima volta che la causa “sionista” veniva menzionata ufficialmente, cosa che portò a una campagna più intensa sulla stampa contro gli ebrei.
Non è ancora chiaro quali fossero i piani di Stalin nei confronti degli ebrei. Come ricorda Ljubov Vovsi, il cui padre era tra i detenuti, “le voci che tutti gli ebrei sarebbero stati inviati in Estremo Oriente iniziarono a circolare insistentemente a Mosca”. Molto probabilmente, tali voci erano esagerate, e gli storici credono che il governo sovietico non abbia mai lavorato a un tale piano. Ad ogni modo, la situazione per i detenuti era dura e solo la morte di Stalin, il 5 marzo del 1953, fermò l’incubo. Coloro che “ereditarono” il potere fermarono la campagna, e tutti i medici tornarono a casa vivi e liberi da tutte le accuse.

Paradossalmente, la politica di Stalin nei confronti degli ebrei non è stata sempre così brutale. Leggete per esempio la storia di come cercò di creare una “Israele” all’interno dei confini sovietici.