Dodici mesi da dimenticare

È terminata 3-0 la partita Bayern Monaco-Cska Mosca, facendo sfumare per la squadra russa l’ultima opportunità di accedere alla fase ad eliminazione diretta della Champions League (Foto: AP)

È terminata 3-0 la partita Bayern Monaco-Cska Mosca, facendo sfumare per la squadra russa l’ultima opportunità di accedere alla fase ad eliminazione diretta della Champions League (Foto: AP)

La scorsa settimana, con l’eliminazione dalla Champions League del Cska Mosca e dello Zenit San Pietroburgo, si è concluso per il calcio russo un anno decisamente deludente

Per veder realizzato il sogno di trionfare alla Champions League la Russia dovrà aspettare ancora un anno. Mercoledì scorso infatti, con il 3 a 0 inflitto dal Bayern Monaco ai campioni del Cska Mosca, la Russia ha visto sfumare la sua ultima opportunità di accedere alla fase ad eliminazione diretta della Champions League. La stessa sorte era toccata il giorno prima ad un’altra squadra russa, lo Zenit San Pietroburgo, eliminata in seguito alla sconfitta per 2-0 con il Monaco. Due episodi deludenti che segnano la conclusione di un anno non certo entusiasmante per il calcio russo, malgrado il Cska e lo Zenit abbiano lottato sino alla fine con grinta per superare la fase a gironi.

La stessa grinta è invece mancata del tutto alla Nazionale, che la scorsa estate in occasione della Coppa del Mondo, anziché affermarsi per la bravura che ci si aspetterebbe dal Paese che presto ospiterà i Mondiali ha dato prova di un gioco mediocre e non è riuscita ad avere la meglio su Belgio, Algeria e Corea del Sud - rivali certo non temibili. Dopo i Mondiali la squadra è stata al centro di un succedersi di recriminazioni: i politici russi hanno attribuito tutta la colpa all’allenatore Fabio Capello, il ct più pagato al mondo (il suo compenso ammonterebbe a undici milioni di dollari all’anno) le cui prestazioni non sarebbero state all’altezza del compenso. Capello, da parte sua, anziché ammettere di aver commesso errori tattici se l’è presa con un tifoso algerino scorretto che si sarebbe servito di un mirino laser per distrarre Igor Akinfeev, il portiere delle nazionale russa.

Il peggio tuttavia è venuto dopo, con le partite di qualificazione all’Europa League, quando la Russia, sconfitta dall’Austria e incapace di avere la meglio sulla debole Moldova, si è piazzata terza nel suo gruppo ed è stata quindi costretta a rinunciare alla qualificazione automatica. Nei suoi ultimi otto incontri a livello competitivo la Russia di Capello ha riportato una sola vittoria: quello sul Liechtenstein, considerata sin dalla vigilia un trionfo garantito. Più che per i suoi successi sul campo, purtroppo la Nazionale di calcio russa si sta facendo conoscere per i problemi che affliggono la sua dirigenza. A causa di discordie interne al Sindacato russo del calcio, Capello non riceve alcun compenso dallo scorso giugno. I motivi dei mancati pagamenti sono complessi e dovuti in parte a lotte interne tra il sindacato del Calcio e il ministero dello Sport. Di certo, però, ingaggiare un allenatore straniero di fama e non pagarlo è un atteggiamento che contrasta con l’ambizione della Russia di affermarsi tra i protagonisti del calcio mondiale.

“Tale comportamento mette in cattiva luce il Paese che ospiterà la Coppa del Mondo del 2018”, ha dichiarato il 9 dicembre Capello all’agenzia Tass. “E credetemi, è proprio questo - e non certo il disagio finanziario - che più mi ferisce dell’attuale situazione”. Capello ha di certo molti problemi di cui occuparsi in questo momento. Ammesso che conservi l’attuale incarico (il ministro russo dello Sport ha promesso che sarà pagato), deve iniziare a costruire una squadra in vista dei prossimi Mondiali. E tale compito, come ho già scritto in passato non sarà facile. Gran parte dei migliori giocatori russi attualmente in campo saranno troppo vecchi per i Mondiali del 2018, e all’orizzonte non si scorgono molti giovani talenti. Tale situazione è dovuta in parte ai disordini e alla povertà che hanno afflitto la società russa negli anni Novanta, quando le giovani promesse di oggi avrebbero dovuto iniziare a giocare e ad allenarsi nelle scuole giovanili.

Tuttavia, mentre la Nazionale risente di una serie di problemi, a livello di campionato le cose vanno (fortunatamente) meglio. Pur non passando il turno in Champions League, il Cska ha dimostrato un buon livello di gioco e ha riportato una gloriosa vittoria sul Manchester City. D’altronde il suo non era certo un gruppo “facile”, dal momento che comprendeva anche Roma e Bayern Monaco. Se fosse capitato nel gruppo di cui faceva parte lo Zenit (formato da Bayer Leverkusen, Monaco e Benfica), oggi sarebbe molto probabilmente una delle sedici squadre che sono avanzate.

I rapporti tra le due compagini sembrano essersi ribaltati rispetto a quanto accaduto nella Prima serie del campionato russo in questa stagione, quando lo Zenit si è imposto sin dall'inizio, e con un buon margine, su tutte le altre squadre, arrivando ai tre mesi di pausa invernale con sette punti di vantaggio rispetto al Cska, seconda in classifica. Nelle ultime settimane entrambe le società hanno seguito un andamento alterno. Ricordiamo però che la scorsa stagione, quando il Cska era a dieci punti dai vertici della classifica, è riuscito ad inanellare una serie di vittorie che gli hanno permesso di conservare il titolo a scapito dello Zenit. Purtroppo, proprio come accade per la Nazionale, anche nel caso delle società russe alcuni problemi estranei al merito dei giocatori hanno fatto passare in secondo piano i successi guadagnati sul campo. Le tifoserie russe si sono rese colpevoli di reiterati episodi di razzismo che hanno indotto la Uefa ad imporre sanzioni al Cska, costringendolo a giocare tutti gli incontri in casa in uno stadio vuoto. Durante le partite di campionato è capitato diverse volte che i tifosi rivolgessero epiteti razzisti ai giocatori di colore, e ciò ha spinto i vertici del calcio russo ad imporre, a ragione, sanzioni più dure per le società a cui tali tifosi fanno capo, ma anche a punire, purtroppo, i giocatori che reagisco a tali offese.

Anche il crollo della valuta russa sta causando problemi alle società, che nella maggior parte dei casi gestiscono il proprio capitale in rubli ma continuano a pagare i giocatori in euro. E benché la paga dei giocatori sia sempre la stessa, per i club il costo è andato alle stelle. La Coppa del Mondo è destinata a rappresentare una ghiotta occasione per il calcio russo, che pure sta vivendo un periodo difficile. E se alcuni dei suoi problemi sono temporanei, altri - e mi riferisco in particolare alla piaga del razzismo tra gli spalti - potranno essere risolti solo grazie a uno sforzo sostenuto e alla collaborazione tra tutti i referenti del calcio russo, che dovranno mettere da parte le proprie divergenze.

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