Un salto verso il cielo

Evgenij Pljushchenko (Foto: Reuters)

Evgenij Pljushchenko (Foto: Reuters)

Proprio sul filo del rasoio il leggendario “zar del pattinaggio”, Evgenij Pljushchenko, ha ottenuto la possibilità di gareggiare alle Olimpiadi “di casa” nella gara individuale

Il ritorno degli dei. Con intrigo allegato. Il campione di Torino 2006, due volte vincitore dei Giochi Olimpici, nel 2002 e 2010, Evgenij Pljushchenko, non si vergogna di sognare a voce alta: “Voglio conseguire un risultato che sia irraggiungibile. Gareggiare alla terza Olimpiade consecutiva per qualche pattinatore potrà essere anche possibile, ma alla quarta è semplicemente impensabile. Perché allora proprio per me dovrebbe essere realistico? Perché io sono unico, lo dico senza false modestie, anche se non sono solito vantarmi. Ma il Signore mi ha dotato di talento, tenacia e amore per il lavoro”. A onor del vero era già accaduto con lo svedese Gillis Grafstrom, vincitore di tre ori nel 1920, 1924 e 1928 e un argento nel 1932. Inoltre, il pattinatore francese Brian Joubert, campione del mondo nel 2005, gareggerà a Sochi per la quarta volta a dei Giochi Olimpici.

Intrighi pre-olimpici

Nel corso della feroce lotta per l’ottenimento dell’unico posto nella squadra individuale maschile ai Giochi di Sochi queste non sono state le sole dichiarazioni  di Pljushchenko. Dopo il fiasco al campionato nazionale di pattinaggio Pjushchenko ha definito così i ruoli per sé e per il diciottenne Maksim Kovtun: sono pronto ad accontentarmi  della prova di squadra, mentre lui, che è un atleta giovane e promettente, può misurarsi nella prova individuale. L’allenatore della stella del pattinaggio di figura russo, Aleksej Mishin, aveva esortato a non attribuire alcuna importanza alle esternazioni fatte sull’onda dell’emozione dal suo protetto dopo il suo errore nella scivolata. Quando Pljushchenko è tornato in sé ha riconosciuto che la lotta per guadagnarsi il biglietto per Sochi continuava. Kovtun avrebbe dovuto confermare le sue prestazioni ai preliminari europei, tuttavia non ha retto al peso della responsabilità e si è classificato solo quinto davanti a Sergej Voronov e Konstantin Menshov. Ora Voronov e Kovtun, esattamente in questa sequenza, si sono rivelati rivali pericolosi ai Giochi.

Tra primati e interventi

Evgenij Pljushchenko è stato il primo nella storia del pattinaggio artistico a eseguire in gara una cascata di quadruplo-triplo toe-loop e triplo Rittberger al campionato nazionale del 2002 e il primo, tra i pattinatori di figura, a eseguire la trottola Biellmann. All’inizio del 2013 ha subito un intervento di sostituzione del disco intervertebrale. Benché i medici gli consigliassero di rinunciare alla carriera, Pljushchenko ha ripreso a saltare ed è tornato allo sport

Pljushcenko ha gareggiato con la sua scivolata controllata. E il professor Mishin ha assegnato un ottimo al suo allievo. “Il suo livello di prestazione oggi è persino migliorato rispetto a quello dei Giochi Olimpici di Vancouver. Pljushcenko ha dato il massimo, si è esibito in una magnifica cascata di quadruplo toe-loop, (“quattro più tre”) e in due tripli axel. A dire il vero, a causa dell’agitazione, nel primo si è leggermente aggrappato alla mano, ma poi nel terzo lutz e nel terzo salchow è stato di nuovo impeccabile. La sua prova è stata emozionante. Abbiamo rivisto il vero Pljushchenko”, ha affermato, non senza orgoglio, l’allenatore. “Tutto il paese è in attesa della prova di Pljushchenko ai Giochi. E anche il gruppo dei suoi ammiratori e fan giapponesi può stare tranquillo perché so che erano pronti ad annullare il viaggio a Sochi per assistere ai Giochi, se Zhenja non avesse gareggiato”. Anche Pljushchenko sembra essere entusiasta: “Mi sento in perfetta forma. Grazie al cielo, le vecchie fratture non mi danno problemi. Sono sicuro di essere fisicamente pronto ad affrontare tutti e quattro i programmi di gara dei Giochi Olimpici. La gara di squadra si svolgerà dal 6 al 9 febbraio, e quella individuale il 13 e 14. Avremo tutto il tempo di recuperare”.

Il candidato migliore

La maggior parte degli esperti è dell’opinione che nella situazione contingente quella di Pljushchenko sia la candidatura migliore che si potesse scegliere per la prova di squadra. Il campione olimpico di pattinaggio artistico su ghiaccio a coppie, Maksim Marinin, vincitore dei Giochi del 2006, ha appoggiato la decisione della Federghiaccio e del Ministero dello sport“Molto spesso alle Olimpiadi serve di più l’esperienza che non la giovinezza. Maksim Kovtun mi è sembrato molto convincente, ma nella situazione attuale ritengo che sia  un’ottima scelta quella di far gareggiare ai Giochi Zhenja Pljushchenko. Almeno il suo risultato sarà scontato. Se ciò basterà ad ottenere una vittoria o un primo posto è tutto da vedere perché le gare individuali maschili sono una vera lotteria”.

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Il ricambio generazionale

Ma vi è anche chi sostiene che l’epoca di Pljushchenko sia ormai finita. “Sono un grande fan di Evgenij Pljushchenko. Il suo contributo al pattinaggio artistico di figura è stato immenso, negli anni in cui ha gareggiato è riuscito a compiere una vera rivoluzione nello sport” sostiene il pattinatore americano Johnny Weir. “Non voglio disconoscere la sua grandezza, ma il livello dei giovani pattinatori di figura canadesi e giapponesi è decisamente più elevato. E benché si possano insegnare nuovi trucchi a un cane vecchio, resta comunque un’impresa ardua”. Weir cita giustamente a questo proprosito il tre volte campione del mondo Patrick Chan, il pattinatore canadese ventitreenne, e Yuzuru Hanyu, il diciannovenne campione giapponese, trionfatore alla finale del Grand Prix che ha ripetutamente ottenuto dalle giurie  punti record. I record di Chan:  295,27 punti per le due scivolate e 196,75 punti per il programma libero. Nello short program in testa era Hanyu con 99,84. Il miglior risultato secondo il sistema Isu (Unione internazionale di pattinaggio) era andato a Pljushchenko con 263,25 punti.

Forse, proprio per questo, sulle future medaglie Pljushchenko si esprime in modo cauto. “Io e Zhenja ci siamo allenati senza fretta seguendo il programma canonico e scegliendo le partenze giuste, in modo da arrivare al momento decisivo nella forma atletica migliore. Se puntiamo all'oro alle Olimpiadi… non so dirlo” spiega il professor Mishin, eludendo la domanda. “Il nostro obiettivo è quello di rappresentare degnamente il nostro paese. È ciò che conta di più”. E il celebre pattinatore di figura russo si è espresso così al riguardo: “A Salt Lake City mi sentivo ancora poco sicuro, a Torino, invece, ho realizzato il mio sogno, mentre a Vancouver avevo un po’ sottovalutato l’eventualità che i giudici non mi assegnassero la vittoria. Ora l’essenziale è non pensare alle posizioni, ma concentrarsi sul proprio lavoro”.

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