Gli italiani dello sport russo

Ferdinando De Giorgi (Foto: Valeri Arutyunov)

Ferdinando De Giorgi (Foto: Valeri Arutyunov)

Non solo calcio. Se Fabio Capello e Luciano Spalletti sono i più celebri tra gli allenatori del Belpaese in Russia, non mancano le esperienze di successo anche in altre discipline, come pallavolo e nuoto

Un biglietto. Un pezzo di carta che inforca i meridiani, unendo la Puglia, per la precisione la terra del Salento, con la Siberia. Settemila chilometri e più, per fiutare la scia vincente dei tecnici italiani in Russia. "In realtà, la scia del freddo, anzi del gelo... l’anno scorso si è arrivati a meno 42 gradi. Dopo un minuto all’aria aperta, viene il mal di testa", dice Ferdinando De Giorgi. Fefè per il microcosmo del volley, uno degli ultimi mister a essere saliti sull’aereo per l’Est.

Per lui è il secondo anno al Fakel Novyj Urengoy, club siberiano della Superliga (massima serie, al via il 26 ottobre 2013). Perché in Russia "italians do it better", almeno in panchina.

Chi è De Giorgi?

“L’Eroe dei tre mondi”. Ferdinando De Giorgi, detto Fefè, prima di sedersi in panchina, era parte della generazione dei fenomeni della pallavolo italiana che con la Nazionale vinceva tre titoli mondiali in tre continenti diversi, dal 1990 al 1998. In maglia azzurra, 330 presenze, nonostante la concorrenza di grandi palleggiatori come Fabio Vullo, Paolo Tofoli, Marco Meoni. Da allenatore, un ciclo d’oro alla guida della Lube Macerata: scudetto nel 2005/2006, poi una Coppa Cev, una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana. Nel 2012 è chiamato a dirigere il Fakel di Novij Urengoje

Da Ezio Gamba ed Ettore Messina, a Luciano Spalletti e Fabio Capello e Daniele Bagnoli, ex commissario tecnico della Nazionale di volley russa. Una lista che comprende anche Andrea Di Nino, membro dello staff tecnico della Nazionale di nuoto della Federazione ai Giochi di Londra 2012. Ma, soprattutto, capo allenatore del progetto Adn Swim Project, primo programma europeo di allenamento per nuotatori internazionali, che comprende sette russi.

De Giorgi arriva da Lecce, Di Nino ha avviato il percorso Adn a Caserta. Il primo, quando giocava era un folletto geniale (178 cm) nel mondo dei giganti. Ha vinto tre mondiali con la Nazionale italiana tra il ’90 e il ’98. Poi, dalla rete alla panchina, scudetto in Italia con la Lube Macerata. E il grande salto russo.

"Ho vissuto sugli aerei, ma 140mila chilometri di viaggio, 210 ore in volo in pochi mesi non li avevo mai fatti". Allena a un battito di ciglia dal Circolo Polare Artico. Nella città che ospita una delle centrali di Gazprom - proprietaria del club -, il colosso nazionale del gas. "Noi siamo l’attività ricreativa degli operai. Che non sempre vediamo al palazzetto. Qui ci sono turni trimestrali, non si può uscire per strada un anno intero, troppo freddo".

Gli allenamenti si tengono a Mosca, poi quattro ore di volo per le gare casalinghe in Siberia. Dove De Giorgi ha trovato condizioni tecnico-economiche ideali per vincere trofei. "Il livello della pallavolo russa sale. Sono aperti a nuove conoscenze, ma custodiscono la loro tradizione. Anzi, si è guardati con sospetto se non si tiene conto del loro passato".

Chi è Di Nino?

Andrea Di Nino, 41 anni, è capo allenatore e direttore tecnico di Adn Swim Project, primo programma europeo di allenamento per nuotatori internazionali. Con i suoi metodi (perfezionati grazie alla collaborazione con la federazione statunitense, italiana e greca), ha portato il serbo Milorad Cavic al titolo iridato ai Mondiali di Roma 2009. E, soprattutto, il campione russo Evgeny Korotyshkin all’argento olimpico (Londra 2012) nei 100 metri farfalla, dopo il primato mondiale in vasca corta e il successo ai Mondiali di Dubai 2010. Di Nino al momento allena sette nuotatori russi

Gli inizi sono stati duri. "I russi ci chiamano perché vogliono qualcosa di diverso. Dovevo prendere le misure al ritmo aereo-partita-aereo. Saltavano gli allenamenti, così come i tempi di recupero. Ma ho provato subito a capire le potenzialità, anche umane, degli atleti". La nostalgia sa bussare alla hall d’albergo. "Basta un salto al supermercato - ride Fefè -, dove ho trovato cibi da ogni angolo del mondo. Anche la burrata, 25 euro a vasetto".

Per Di Nino, il filo rosso con gli atleti della Federazione si annoda nel 2008, quando inizia ad allenare il campione a rana Roman Sloudnov. A seguire, potenziali fuoriclasse delle piscine, tra cui Evgeny Korotyshkin, medaglia d’argento nei 100 metri farfalla alle Olimpiadi di Londra 2012. Per i risultati olimpici è stato premiato allenatore del 2012.

Ora assiste sette nuotatori della Federazione. "C’è attenzione dei media russi sugli italiani. Ma la differenza è segnata dai risultati". Per lui, la Russia è toccata e fuga, tra stage in Europa e in Sudamerica. Lo zapping sulla cultura dell’Est avviene attraverso i romanzi di Nikolai Lilin ("Mi servono per provare a comprendere la psicologia dei russi").

Ma la Russia non è solo vasca, aeroporti e alberghi. "È anche la fotografia di un Paese che alterna progetti d’eccellenza ad aree povere, specie nelle periferie suburbane. Ma apprezzo molto la volontà di far emergere attraverso lo sport (come dimostrano le Universiadi 2013 di Kazan e i Giochi invernali di Sochi 2014) un nuovo modello sociale, culturale, educativo per emancipare la popolazione".

L'articolo è stato pubblicato nell'edizione cartacea di "Russia Oggi" del 5 settembre 2013

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