La "Russofobia" spiegata in un libro

La copertina del libro.

La copertina del libro.

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In questo volume, edito da Sandro Teti Editore, il giornalista e storico svizzero Guy Mettan ripercorre episodi e vicende storiche accomunati, secondo lui, da un sentimento di diffidenza nei confronti della Russia

La Russia è davvero come media, politica e opinione pubblica la dipingono da sempre? Non c’è forse una patina di diffidenza che modifica la percezione di eventi e personaggi a lei legati? È a domande come queste che cerca di dare una risposta il volume “Russofobia. Mille anni di diffidenza” di Guy Mettan, edito da Sandro Teti Editore.

In circa quattrocento pagine il giornalista e storico svizzero ripercorre sin dall’epoca di Carlo Magno episodi e vicende che egli accomuna sotto il filo conduttore tematico della russofobia. A fare da sfondo e a provare le tesi di Mettan non ci sono solo eventi recenti (dal sequestro di Beslan all’incidente aereo di Überlingen), ma anche episodi risalenti a un lontano passato (da Carlo Magno alle crociate) in cui questa diffidenza nei confronti della terra russa era già in essere e che è andata poi ad alimentarsi nel corso del tempo.

In “Russofobia” Guy Mettan articola ricerche e argomentazioni in tre parti. Se nella prima parte affronta il tema della russofobia e del suo significato argomentandolo con esempi presi dalla vita più recente come i Giochi olimipici di Sochi o i fatti di Beslan, nella seconda parte affronta le origini storiche, religiose e politiche dell’"odio" nei confronti della Russia.

Nella terza infiene il volume si concentra sulla fobia contemporanea della Russia, in particolare quella creata dai media e dal mondo accademico e poi quella legata alla figura di Vladimir Putin. Lasciando ben inteso che “Evidenziare le cause scatenanti dell’odio per la Russia non significa rinnegare i valori di democrazia, libertà e diritti dell’uomo che l’Occidente promuove fin dalla Rivoluzione francese, né ammirare in estasi la Russia del presidente Putin. Criticare i comportamenti più ambigui dell’Occidente non significa sollevare la Russia dalle sue mancanze”.

Il lavoro di Guy Mettan parte dalle fonti per mettere in luce i punti deboli di un pregiudizio nei confronti della Russia che porta oggi l’Occidente a nutrire odio e paura nei suoi riguardi. L’autore racconta di come, lavorando alla stesura di questo volume, sia “stato colto dalle vertigini di fronte alla dimensione dei pregiudizi, alle vagonate di cliché, alla sistematica presa di posizione antirussa assunta dalla maggior parte dei media occidentali".

"Più viaggiavo - dice -, più discutevo, più leggevo e più si spalancava ai miei occhi l’abisso di incomprensione e di ignoranza tra Europa occidentale e Russia". Il dubbio che attanaglia Mettan, in particolare, è che fatti e vicende storiche e non solo non siano state e non vengano raccontate in maniera imparziale e neutra, ma che sia sempre stato influenzato da una diffidenza millenaria che non ha mai smesso di esistere. Il volume, per la sua struttura e le sue argomentazioni, si presenta come un ottimo spunto di riflessione sia per gli amanti e i conoscitori della Russia e della sua storia che per coloro che si avvicinano ad essa per la prima volta.

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