Vuoi vincere lo stress? Di corsa a ballare per strada!

10 agosto 2017 Viktorija Rjabikova
Se siete a Mosca o in qualche città russa e vedete una folla di gente che si muove in sincrono con le cuffiette nelle orecchie, non sono pazzi, stanno facendo una “passeggiata danzante”

Fonte: Viktorija RjabikovaFonte: Viktorija Rjabikova

Un gruppo di persone, saltellando, fa irruzione nel Parco Sokolniki di Mosca dall’ingresso principale. Non passano che trenta secondi, e uomini e donne volteggianti, che sbuffano e emettono suoni inarticolati, hanno già occupato la Terra. Non quella vera, ma un modellino del Pianeta che è lì, nel “Giardino degli astronomi”.

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In ogni caso, i passanti sembrano scioccati. Alcuni riprendono con lo smartphone quello che sta accadendo, altri sono indignati: “Ballare senza musica? Non c’è più decoro!”, grida un uomo sui 45 anni, un po’ alticcio e a petto nudo, e per tutta risposta mette a tutto volume sul suo telefonino una hit di Egor Krid, cantante giovane e belloccio, sogno delle adolescenti russe: “Oddio, mamma, mamma, esco di testa, il suo sorriso, mamma, mi fa girar la testa!”

Ma nessuno è impazzito qui. Iniziano in questo modo le “passeggiate danzanti”, un progetto sociale messo in piedi dallo psicologo (e ballerino) Aleksandr Ghirshon.

Aleksandr Ghirshon. Fonte: Viktorija RjabikovaAleksandr Ghirshon. Fonte: Viktorija Rjabikova

I balli come reazione al conflitto russo-ucraino

La prima passeggiata danzante ebbe luogo tre anni fa. “Nel 2004, tutti seguivamo le notizie del conflitto tra Russia e Ucraina e c’era una agitazione emotiva palpabile tra la gente. Allora pensai che  ci fosse da allentare quella tensione, per mezzo di qualcosa di positivo, semplice e libero”, racconta Ghirshon.

Adesso ogni due o tre settimane un gruppo di persone si riunisce in qualche piacevole angolo della città, tutti in contemporanea fanno partire nelle cuffiette una playlist concordata in precedenza e iniziano a danzare, attorno ai principali monumenti cittadini.

Fonte: Viktorija RjabikovaFonte: Viktorija Rjabikova

A sentire l’organizzatore, ormai non ballano più solo a Mosca, ma anche in quasi tutte le più grandi città della Russia e dell’ex Urss.

A luglio scorso hanno iniziato a danzare per strada anche gli abitanti di Arcangelo (350 mila abitanti, 1.200 chilometri a nord della capitale) e della piccola cittadina di Revdà, nella regione di Sverdlovsk (64 mila abitanti e 1740 chilometri da Mosca, ad est).

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Ghirshon dirige praticamente ogni passeggiata danzante nella capitale, salta più di tutti e balla con ogni singolo partecipante, uno dopo l’altro. “Utilizziamo diversi stili di musica, dal folk al pop, affinché tutti abbiano la possibilità di dar prova di sé. Quando sappiamo di dover ballare un solo tipo di musica, ci è più facile sincronizzarsi. La danza è comunicazione, anche se le persone socializzano in modo non verbale, attraverso il movimento e la vicinanza fisica, lo sfiorarsi”.

Perché bisogna danzare proprio per strada

Mentre alcuni socializzano attraverso il movimento, altri si allontanano dal Pianeta Terra artificiale del Parco Sokolniki e vanno verso il sole reale, a guardare il tramonto. A quanto racconta Anastasija Nadezhina, una delle danzatrici, i partecipanti all’evento sono molto diversi tra di loro: “Per alcuni è facile interagire, altri sono più riservati e vogliono pensare solo a se stessi e alla musica”.

Anastasija Nadezhina. Fonte: Viktorija Rjabikova Anastasija Nadezhina. Fonte: Viktorija Rjabikova

L’organizzatore ritiene che il buono non stia solo nella possibilità di socializzare tra un ballo e l’altro. Queste passeggiate, secondo lui, hanno anche un effetto terapeutico. “Le persone buttano fuori lo stress ballando”.

“Qui ci rilassiamo, ci liberiamo dallo stress e acquistiamo fiducia in noi stessi. Sì, è vero, si può ballare in discoteca, al bar o a casa propria. Ma l’effetto è totalmente diverso, quando le persone danzano all’aria aperta. È come se si fosse in un musical, di cui non sono state fatte le prove, dove ognuno si sente il protagonista. Poco a poco i ballerini improvvisati si prendono tutto il palcoscenico, dove di solito si tengono i concerti, e davvero diventano i personaggi principali della serata. Poi si bloccano all’improvviso nella posa in cui si trovano, trasformandosi in sculture viventi. “I momenti in cui restiamo immobili, in cui restiamo come congelati, rendono le nostre performance più d’effetto”, spiega Ghirshon. È proprio in questo momento che una delle guardie delle parco, l’onnipresente okhrana, prova a mettersi in contatto con qualcuno, ma non avendo ottenuto risposta, batte in ritirata. Dopo neanche un minuto il momento del “freeze” finisce, e tutti ricominciano a ballare.

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L’informatico che dà spettacolo e la ricerca della realtà

Più di tutti si rallegra dell’interesse suscitato lo specialista di Information technology Aleksej Finik: “Sono una persona molto positiva e tutte le belle energie le esprimo qui. Certo, c’è una componente di egocentrismo. È piacevole quando gli altri ti guardano; qui tutti provano questa sensazione. Io non volevo darmi delle arie, ero semplicemente andato al lavoro col monopattino, ma il risultato della danza non è stato niente male”.

Fonte: Viktorija RjabikovaFonte: Viktorija Rjabikova

“Io non capisco perché non possono utilizzare degli altoparlanti e dare a tutte le persone la possibilità di ascoltare la musica e ballare insieme a loro”, dice la sua Vsevolod, un passante.

“Appunto!”, gli fa eco un altro uomo, che passeggia nel parco “Cosa avranno da essere tanto felici? Vivere in Russia è diventato più facile?

Aleksej Finik. Fonte: Viktorija RjabikovaAleksej Finik. Fonte: Viktorija Rjabikova

Ghirshon prende le critiche con filosofia. Pensa che chi passa immagini che i partecipanti all’evento siano in un mondo tutto loro. “Ma cosa sia il mondo reale, non lo sa nessuno. La realtà è quando balliamo o quando siamo sommersi di informazioni del tutto inutili? Se la danza mi dà forza e ispirazione, che mi aiutano a svolgere importanti compiti quotidiani, allora io scelgo la danza”, si risponde da solo e si ributta nella mischia, prima che faccia buio.

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