Perché un atleta arriva a vendere la medaglia d’oro olimpica?

24 luglio 2017 Irina Sidorova
Una vittoria ai Giochi è il coronamento di tante fatiche. Come si può poi far commercio di quel cimelio? Per tante ragioni: l’amore per un figlio, la tristezza e l’alcol, le difficoltà finanziarie

Nikolaj Kruglov: Per aiutare suo figlio a diventare un atleta professionista

Nikolaj Kruglov. Fonte: Yurij Somov/RIA NovostiNikolaj Kruglov. Fonte: Yurij Somov/RIA Novosti

Dai Giochi Olimpici invernali di Innsbruck del 1976 l’Unione Sovietica tornò a casa con due ori nel biathlon. Li vinse entrambi Nikolaj Kruglov, nei 20 chilometri individuali e, con tre compagni, nella staffetta 4x7,5 km.

Dopo il ritiro, si è dedicato all’allenamento del figlio. Già all’età di due anni il piccolo Nikolaj Kruglov jr (nato nel 1981,ndr) sapeva sciare di fondo e dimostrò presto di avere un grande talento. Ma la sua carriera era messa a repentaglio dalle condizioni economiche della famiglia, che non aveva abbastanza soldi per pagare gli allenamenti e gli equipaggiamenti. Così, per permettergli di continuare la carriera sportiva ad alto livello, il padre vendette le sue monete olimpiche per 5.000 dollari (sebbene il prezzo, secondo le stime dei collezionisti, sia di solito più alto).

Nikolaj Kruglov jr vinse l’argento alle Olimpiadi di Torino del 2006. Sapeva come spendere i soldi del premio, e al costo di 50 mila dollari, comprò le medaglie di suo padre e gliele restituì. “Sono arrivato fin qui grazie a mio padre”, disse, “e devo restituirgli i cimeli di famiglia”.

Evgenij Grishin: per sopravvivere

Evgenij Grishin (1931- 2005) è stato un pattinatore di velocità su ghiaccio, quattro volte campione olimpico. Due ori li portò a casa da Cortina d’Ampezzo nel 1956 (nei 500 e 1500 metri). E si ripeté quattro anni più tardi in California, a Squaw Valley. Migliorò sette volte il record del mondo e dopo essere stato un atleta di successo, divenne un famoso allenatore. Ma dopo essersi del tutto ritirato dallo sport professionistico, cadde nell’alcolismo. Non sopportava la vita fuori dall’ovale di ghiaccio.

Evgenij Grishinin. Fonte: Iosif Budnevich/RIA NovostiEvgenij Grishinin. Fonte: Iosif Budnevich/RIA Novosti

Fu questo il momento in cui Grishin decise di vendere le sue medaglie olimpiche. Più tardi ammise: “Le ho date via per avere i soldi per sopravvivere, e me ne sono vergognato per tutto il resto della vita”. È morto per un’embolia il 9 luglio 2005.

Viktor Shuvalov: per superare le difficoltà degli anni Novanta

Viktor Shuvalov (1923) fu il primo giocatore di hockey sovietico a laurearsi sia campione olimpico che del mondo, ed è l’ultimo ancora vivo tra i membri della leggendaria squadra degli anni Cinquanta che vinse tutto: due campionati del Mondo, tre d’Europa e le Olimpiadi di Cortina d’Ampezzo del 1956. Ma dopo il crollo dell’Urss, negli anni Novanta, fu molto difficile, per le vecchie generazioni, abituarsi al nuovo corso; alla magra pensione che non basta e ad affrontare i problemi finanziari. Nel momento più disperato, questo leggendario campione decise di vendere l’oro conquistato a Cortina per pochi soldi, pur di riuscire a tirare avanti.

Viktor Shuvalov. Fonte: A. Solomonov/RIA NovostiViktor Shuvalov. Fonte: A. Solomonov/RIA Novosti

Il 28 maggio 2014 il presidente Vladimir Putin gli ha restituito la medaglia, nel corso della cerimonia con i giocatori che avevano appena vinto il Mondiale di hockey tenutosi a Minsk. “Sfortunatamente, è successo che, nei difficili anni Novanta, Shuvalov abbia perso la sua medaglia olimpica, perché ha dovuto fronteggiare molti problemi e difficoltà. L’abbiamo ritrovata negli Stati Uniti, dove alcuni di voi giocano, e grazie all’aiuto di alcuni sponsor l’abbiamo ricomprata e ora la voglio restituire al suo legittimo proprietario”, disse il presidente.

Ivan Bogdan: per non perdere la casa

Ivan Bogdan è il famoso lottatore sovietico che vinse l’oro alle Olimpiadi di Roma nel 1960, nella Lotta greco-romana. Vendette la sua medaglia, dopo i cambiamenti della Perestrojka, per tenersi l’appartamento di famiglia.

Sua figlia aveva chiesto il divorzio e il marito avrebbe avuto diritto a prendersi la casa. Erano i primi anni Novanta, tempi molto duri per tutti, e Bogdan decise di vendere il cimelio per ricavare 3.500 dollari da dare all’ex genero.

Vendette anche la torcia olimpica che aveva portato in occasione delle Olimpiadi di Mosca del 1980. In tutto ricavò 4.000 dollari. In seguito Ivan ha detto di non essersi pentito di averlo fatto.

“In ogni caso, penso che avrei dato la mia medaglia a un museo o l’avrei tenuta a casa a prender polvere… Non la vorrei indietro. Oggi i campioni olimpici non godono più del rispetto di un tempo”, ha detto in un’intervista al giornale ucraino Fakty.

Olga Korbut: Per superare difficoltà finanziarie

Fonte: APFonte: AP

L’ex ginnasta sovietica ha venduto le sue medaglie olimpiche e altre memorabilia all’inizio del 2017. In cassaforte aveva quattro ori olimpici: tre conquistati a Monaco di Baviera nel 1972 (trave, corpo libero e a squadre) e una a squadre quattro anni dopo a Montréal. Il lotto di 32 pezzi della sua collezione, battuto all’asta da Heritage Auctions, le sarebbe fruttato 333.500 dollari. Secondo i retroscena, l’ex ginnasta stava attraversando gravi problemi finanziari, anche se lei ha smentito via Twitter. Vive a Scottsdale, in Arizona.

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