Chelyabinsk, i segreti del meteorite

Un frammento del meteorite esposto (Foto: Tass)

Un frammento del meteorite esposto (Foto: Tass)

A distanza di due anni cosa è venuto alla luce dagli studi effettuati sul corpo celeste?

Era il febbraio del 2013 quando un meteorite cadde nella regione di Chelyabinsk. Risultò essere uno dei corpi celesti più famosi, seguiti e studiati dopo quello di Tunguska del 1908. Rbth ha consultato gli scienziati russi più importanti per capire cosa è venuto alla luce, da questo meteorite, dopo due anni di studi e ricerche.

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Perché non era stato intercettato prima?

Il meteorite di Chelyabinsk volava verso la Terra dal Sole, spiega Vladimir Surdin, scienziato dell’Istituto statale di astronomia Sternberg. Secondo lui, gli astronomi non rivolgono gli strumenti in quella direzione per via della luce accecante: questa parte del sistema solare può essere osservata solo attraverso telescopi solari speciali, che vengono utilizzati per studiare il Sole. 

Perché non è morto nessuno?

Le dimensioni del meteorite erano piuttosto ridotte: solo 19 metri di diametro. Inoltre volava sulla superficie della Terra, spiega Dmitri Vibe, direttore del Dipartimento di Fisica ed evoluzione delle stelle dell’Istituto di Astronomia dell’Accademia russa delle Scienze. Il lungo viaggio attraverso l’atmosfera ha fatto sì che la parte più fragile del meteorite si dividesse in pezzi più piccoli, la maggior parte dei quali si sono disintegrati ancora prima di arrivare a Terra. Originariamente il meteorite pesava circa 13.000 tonnellate, ma solamente sei tonnellate sono cadute sulla Terra, ovvero circa lo 0,05% delle dimensioni totali. Al giorno d’oggi gli scienziati sono riusciti a raccogliere circa una tonnellata di materiale. 

Non bisogna nemmeno dimenticare un frammento di 654 chili caduto nel lago Chebarkul. Se fosse caduto su una città, sicuramente ci sarebbero state vittime.

Qual è la composizione del meterorite?

Il meteorite di Chelyabinsk appartiene alla classe delle condrite più diffuse, alla quale appartiene il 90% dei meteoriti che cadono nel nostro pianeta, spiega Dmitri Sadilenko, scienziato del laboratorio che studia i meteoriti nell’Accademia russa delle Scienze. 

Si chiamano condriti perché prendono il nome dalle condrule presenti al loro interno, sfere di piccolissime dimensioni composte da diversi materiali, e che formano dal 20 all’80% del volume delle condriti. 

Secondo gli scienziati, il meteorite di Chelyabinsk non ha mai fatto parte di un pianeta, però è composto da materiale che si formo circa 4.500 milioni di anni fa. Lo stesso materiale con il quale si formarono i pianeti del sistema solare. 

Perché è considerato unico?

Questo meteorite è il più “fotogenico” di tutti quelli che l’uomo ha avuto la possibilità di vedere, scherza Viktoria Chernenko, scienziata del museo statale di Geologia Vernadsky dell’Accademia russa delle Scienze. Il museo si trova a Mosca, vicino alla Piazza Rossa, e tra gli oggetti esposti si trova anche un pezzo del famoso meteorite di Chelyabinsk.

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