Alla scoperta dei tatari di Crimea

Foto d'epoca che ritrae una famiglia di tatari di Crimea (Foto: ufficio stampa)

Foto d'epoca che ritrae una famiglia di tatari di Crimea (Foto: ufficio stampa)

In questo territorio vivono circa 270mila tatari, popolo che discende dagli antichi greci, dai goti e dai cumani turchi. In maggioranza credono nell’Islam, vivono in grandi famiglie e celebrano i matrimoni con feste chiassose

I tatari di Crimea discendono da svariati gruppi etnici che hanno abitato questo territorio in epoche diverse. L’ambiente di vita circostante ha fortemente influenzato la formazione di questo gruppo etnico. “Le specificità della sua etnogenesi sono riconducibili alle diversità naturali della Crimea: la costa marina a sud, le montagne, e le steppe”, osserva Chevket Mustafaev, professore dell’università di scienze pedagogiche di Crimea. “In collegamento diretto con questi differenti paesaggi, i tatari di Crimea sono divisi in tre sotto-etnie. Dai tempi più antichi, la Crimea si trova al crocevia di numerosi popoli, ma è risaputo che i tatari che vivono sulla costa discendono dagli antichi greci, quelli che vivono sulle montagne discendono dai goti, mentre i tatari delle steppe discendono dai kiptchack turchi, detti anche cumani, e da altri popoli turchi”.

Secondo il censimento ucraino del 2001, oggi in Crimea vivono circa 270mila tatari di Crimea. Altri vivono in Turchia, in Bulgaria, in Romania, in Uzbekistan e in Russia.

 
I tatari di Crimea: tra Russia e Ucraina

Le feste

Nonostante la loro storia, che vanta un passato alquanto difficile, i tatari sono riusciti a mantenere vive le proprie tradizioni. Tra queste troviamo le feste, la più importante delle quali è sicuramente il matrimonio. “Da noi è usanza organizzare grandi matrimoni, ai quali si invitano tutti i membri della famiglia. Nello stesso modo, la famiglia si riunisce al gran completo in occasione di un funerale”, racconta Vasbi Abduraïmov, leader del partito Milli Firqa dei tatari di Crimea. Per i matrimoni, tutta la famiglia dei tatari di Crimea si siede a un unico tavolo ascoltando la musica tradizionale del loro popolo che ricorda un po’ quella dei Balcani. Questa tradizione legata ai matrimoni rientra anche in un’altra usanza condivisa dai tatari di Crimea, quella di avere una grande famiglia molto unita. Secondo Abduraimov, i tatari di Crimea non si considerano membri di una famiglia ristretta, composta soltanto da genitori e figli. Tutti si sentono parte integrante di una grande dinastia che comprende nonni, bisnonni, zii, cugini, nipoti e bisnipoti. Abduraimov racconta che nel 1944 la sua famiglia fu deportata in Uzbekistan: “Prima della deportazione in Crimea, tutti i tatari vivevano in grandi famiglie. Le mie nonne e i miei nonni ebbero tutti sei figli. I miei genitori, cresciuti in Uzbekistan, hanno avuto tre figli. Io ho due fratelli e ho avuto da mia moglie due bambini. Sono già nonno di due nipotini”.

Le tradizioni religiose 

Oltre ai matrimoni, i tatari di Crimea, come tutti i popoli musulmani, festeggiano due importanti feste islamiche, l’Id al-adha e l’Id al-Fitr. Ma Aider Mujdabaev, giornalista a Mosca e tataro di Crimea, osserva che oggi la società dei tatari di Crimea è sicuramente più laica: “Certo, alcuni rispettano ancora rigidamente le regole dell’Islam, ma nella vita di tutti i giorni della maggioranza della popolazione la religione è poco visibile. Si costruiscono moschee e si rispettano le tradizioni musulmane, ma la religione è meno sentita dai tatari di Crimea rispetto ai popoli del Caucaso russo in Daghestan o in Cecenia, per esempio”. Tracce di questa cultura laica del resto si ritrovano anche nella storia. Per esempio, la loro appartenenza all’Islam non ha mai impedito ai tatari di Crimea di consumare alcool.

L’atamano viaggiatore

Evliya Celebi descrisse con stupore i tatari della città di Sudak in Crimea che bevevano per lo più vodka, nemmeno vino! Ancora oggi una delle loro bevande tradizionali è la boza, una bibita densa e zuccherina, poco alcolica, prodotta per fermentazione dal miglio o dal granoturco. 

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