I sei gelati sovietici più deliziosi

Foto: Ria Novosti

Foto: Ria Novosti

Con l’aumento delle temperature, rinfrescatevi con questa rassegna di prelibatezze estive del periodo sovietico

Durante l’epoca sovietica, erano disponibili soltanto pochi tipi di gelato, e i loro nomi e prezzi erano noti a tutti. Lo stato sovietico aveva predisposto standard nazionali per il gelato, noti con l’acronimo Gost (Gosudarstvenny Standart, in russo “standard statali”). Introdotti nel 1941, questi parametri erano considerati tra i più severi al mondo e probabilmente a essi si deve il sapore veramente unico del gelato sovietico.


Foto: ufficio stampa

Secondo tali parametri, il gelato doveva contenere esclusivamente ingredienti naturali e nessun additivo chimico di sorta.

Il plombir da 48 copechi

Con l’acronimo Gost si indica anche un gusto, quello del gelato base sovietico, il plombir. Il plombir pesava mezza libbra e costava 48 copechi, una cifra alquanto alta per l’epoca. I produttori di questo gelato ritenevano questa porzione sufficiente per il dessert di un’intera famiglia.


Foto: Itar Tass

In ogni caso, invece, molte persone consideravano la porzione bastante per un solo individuo, soprattutto se ricoperta da marmellata fatta in casa o da cioccolato grattugiato.

L’eskimo

Un altro gelato molto popolare era l’eskimo, ricoperto da un rivestimento di cioccolato e pubblicizzato dall’immagine di un pinguino. L’eskimo era disponibile con una copertura di cioccolato normale o aromatizzato. Una delle varietà più note era il kashtan, al sapore di nocciola. Nelle pubblicità del kashtan, il gelato era privo del suo involucro e sistemato su foglie di castagno, molto simili in verità a quelle dell’acero canadese.


Foto: Itar Tass

Il kashtan non era sempre reperibile e ci si accorgeva che in qualche negozio ce lo si poteva procurare perché immediatamente si formava una lunga coda di clienti.

Il lakomka

Il lakomka comparve alla metà degli anni Settanta e quasi subito divenne una delle specialità di gelato più popolare tra i bambini. Questo gelato, un tubo contenente gelato con il 12 per cento di crema, arrivava da una linea di produzione occidentale senza pari in Unione Sovietica.


Foto: Itar Tass

Il rivestimento non era applicato sulla linea di produzione, ma per immersione. La base del lakomka poteva essere gelato bianco o al cioccolato, mentre il rivestimento esterno era soltanto di cioccolato al latte. Il gelato “shelkunchik” (schiaccianoci) era un lakomka il cui rivestimento di cioccolato era generosamente ricoperto di nocciole tritate.

I gelati al gusto di frutta

Erano i meno popolari, ma erano i più economici: costavano infatti soltanto sette copechi. Oggi questo sorbetto alla frutta farebbe fortuna grazie al suo basso contenuto calorico, mentre ai tempi dell’Unione Sovietica nessuno si prendeva cura di contare le calorie. Anzi, la tendenza più in voga era un’altra: quante più calorie aveva un gelato, tanto meglio!


Foto: Ria Novosti

Uno dei gusti alla frutta più popolari era l’ananas e il gelato era giallo. Pur non essendo saporito quanto il plombir o il gelato alla vaniglia, con il suo colore esotico era molto invitante.

Due in uno

La varietà di gelato sovietico più richiesta era il due-in-uno, in sostanza un cono pieno di gelato. La crema di gelato alla vaniglia del cono, decorata da una piccola rosa, costava 19 copechi. Ancora oggi è possibile trovare questo gelato nei negozi russi.


Foto: Ria Novosti

Un assaggio di Mosca

Il gelato sovietico più leggendario è sicuramente quello che si poteva acquistare presso i magazzini Gum (il più importante centro commerciale dell’epoca), situato nel centro di Mosca.


Foto: Ria Novosti

Poteva essere al gusto crème brûlée, cioccolato o vaniglia, ed era servito in un cono di cialda. Molti turisti in visita a Mosca facevano della sosta alla rivendita di gelati Gum la loro prima tappa nella capitale. Dopo tutto, era comodo poi partire da lì per visitare la Piazza Rossa, il Cremlino, il Mausoleo di Lenin e la Cattedrale di San Basilio. Questo articolo è stato pubblicato in russo su "Russkaya Semyorka". 

Qui la versione originale del testo

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta