L’antivirus Kaspersky resterà attivo in Cina

Foto: Reuters

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Uno degli antivirus più diffusi al mondo continuerà a essere in uso in Cina, nonostante le notizie del probabile divieto. Secondo l’azienda, si tratterrebbe solo di una sospensione temporanea della collaborazione con le principali strutture governative

“Malgrado le notizie diffuse da alcuni media, non esistono conferme sul divieto da parte del governo cinese di utilizzare prodotti per la sicurezza informatica di Kaspersky Lab” è quanto ha riferito a Rbth l’ufficio stampa di Kaspersky Lab. In particolare, attualmente l’Agenzia governativa cinese di approvvigionamento forniture avrebbe temporaneamente negato l’autorizzazione ai produttori stranieri lasciando solo società cinesi nell’elenco dei fornitori approvati. Tuttavia, questa limitazione riguarderebbe solo gli enti statali che godono dei finanziamenti del governo centrale e non gli enti regionali e le grandi imprese. A dare la notizia dell’esclusione da parte delle autorità cinesi della corporation americana Symantec e della russa Kaspersky Lab dall’elenco delle società fornitrici di programmi antivirus è stata il 4 agosto l’agenzia Bloomberg fornendo anche un link delle sue fonti.

“Ci stiamo occupando attivamente della questione e siamo in trattative con rappresentanti del governo cinese. Per il momento è ancora prematuro fornire dettagli e fare delle previsioni” hanno dichiarato al Kaspersky Lab. Anche la società americana Symantec, in un comunicato rilasciato il 5 agosto, ha reso noto che i suoi prodotti potranno essere ancora venduti al governo cinese. Tuttavia, malgrado tali dichiarazioni, Kaspersky e Symantec, non rientrano nel numero delle società produttrici di antivirus autorizzate, controllate dall’Agenzia governativa cinese di approvvigionamento. Secondo i dati in possesso dell’agenzia Reuters, nell’elenco figurerebbero le società Qihoo 360 Technology Co, Venustech, CaJinchen, Beijing Jiangmin e Rising, mentre sarebbero stati esclusi i programmi prodotti da Microsoft. Google e Apple  sarebbero state a loro volta accusate dai media statali cinesi di collaborare con i servizi segreti americani.

Piani per il futuro

Il mercato cinese riveste un ruolo di grande importanza per la società russa. Attualmente, l’antivirus Kaspersky protegge oltre 3 milioni di utenti in 200 paesi del mondo. La società russa, coi suoi 667 milioni di dollari di fatturato, figura tra le quattro maggiori società produttrici di antivirus a livello mondiale. Tuttavia, negli ultimi 5 anni i ritmi di crescita del fatturato di Kaspersky Lab hanno cominciato a calare. “Kaspersky Lab si è sempre adeguata alle normative dei paesi in cui si è trovata a operare, inclusa la Cina” hanno dichiarato all’ufficio stampa di Kaspersky Lab. In particolare, la società ha sempre offerto il suo supporto tecnologico al governo per contrastare i reati cibernetici.

Secondo i dati in possesso di Timur Nigmatulin, analista di Investkafe, le limitazioni contro i produttori stranieri sarebbero state introdotte dopo l’attacco informatico contro le strutture nucleari iraniane e dopo le rivelazioni di Edward Snowden. “Il pretesto ufficiale per l’adozione di simili misure sono state le dichiarazioni di un regolatore del settore su una potenziale vulnerabilità del software di queste società Non va escluso che si tratti di una misura protezionistica”, afferma Maxim Klyagin, analista di Finam Management. A suo avviso, la motivazione principale in questo caso potrebbe essere il desiderio delle autorità di incentivare la domanda di prodotti cinesi.

Come rileva Anna Milostnova, analista di Ufs Ic, si tratta solo di misure protezionistiche finalizzate a sostenere le imprese interne cinesi. “Una simile prassi non è certo nuova ed è del tutto comprensibile. Come esempio di questa tendenza possiamo citare anche il divieto di importazione di console di videogiochi straniere che esiste già da diversi anni e che ha impedito a giganti del calibro di Sony, Nintendo e Microsoft di penetrare nel mercato cinese” ricorda l’esperta. A detta di Anna Milostnova, il divieto sarebbe stato abrogato solo all’inizio del 2014. Perdipiù, anche in Russia potrebbero essere adottate simili misure protezionistiche. “Valgano come esempio le dichiarazioni di alcuni deputati russi che hanno chiesto di vietare agli enti statali e municipali, che godono di finanziamenti da parte del governo, l’acquisto di prodotti e servizi stranieri” osserva l’esperta. 

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