I nuovi angeli del volontariato

Un volontario dell'associazione Liza Alert (Foto: Itar Tass)

Un volontario dell'associazione Liza Alert (Foto: Itar Tass)

In seguito alla morte di una bambina di cinque anni, in decine di città russe sono sorte unità per la ricerca delle persone scomparse

Ogni anno in Russia spariscono decine di migliaia di persone. Della loro ricerca si occupano non solo la polizia e i soccorritori, ma anche i volontari. Abbiamo incontrato i membri del corpo volontario di ricerca “Liza Alert”, così chiamato in ricordo della bambina scomparsa nel 2010. Inizia tutto una mattina, quando sulla mia pagina di Facebook ho ricevuto un messaggio da parte dell’amica Aljona che annunciava la scomparsa del fratello di suo marito. In precedenza mi è capitato di leggere simili messaggi e non riuscivo mai a capire quale contributo effettivo avrebbero potuto dare e se davvero potessero aiutare a ritrovare la persona dispersa. Questa volta però si trattava del parente di conoscenti e così ho cominciato ad inquietarmi. Ma come si fa a trovare un uomo che per qualche motivo non è tornato a casa?

Liza Alert

Ora i rappresentanti di “Liza Alert” sono presenti in più di 40 regioni russe. Tutto è cominciato con le ricerche della piccola Liza, alla quale è stata appunto dedicata l’associazione. Alla fine di settembre 2010 la piccola di cinque anni andò a fare una passeggiata nel bosco con la sua tata e si smarrì. I genitori si erano rivolti alla polizia ma le ricerche non furono così attive. Comparvero volontari che presero ad aiutare e a interrogare letteralmente chiunque avesse potuto vedere qualcosa. Trovarono delle tracce nel bosco simili a quelle delle due diperse. Riuscirono a ottenere l’intervento delle squadre cinofile e di un reparto rafforzato di polizia. Il corpo della governante venne ritrovato in una catasta di rami quasi senza vestiti, in seguito si chiarì che la donna aveva tentato di scaldare la piccola. Le ricerche continuarono. Le persone disposte letteralmente in catena umana ripresero a cercare Liza nel bosco. Al mattino del decimo giorno dal momento della scomparsa, la trovarono. Era morta. Fino all’ultimo aveva cercato di scaldarla anche uno dei cani, senza però riuscire a salvarla. La bambina l’avevano cercata circa 500 volontari. In seguito a questa tragedia nacque l’associazione volontaria che si occupa di rintracciare le persone scomparse. Il suo motto è “figli altrui non esistono”

Al distretto di polizia, di solito, invitano ad aspettare tre giorni prima di lanciare l’allarme, la segnalazione viene tuttavia accolta. Il parente di Aljona soffriva però di malattia mentale e cercarlo occorreva senza indugi,  fu proprio per questo motivo che i suoi decisero di iniziare con gli annunci sui social network, nella possibilità che qualcuno fra i conoscenti avesse visto per caso dove fosse diretto il giovane uomo. Nel giro letteralmente di un giorno, in soccorso ai familiari sono arrivati i volontari dell’organizzazione “Liza Alert”. Hanno chiarito le circostanze della scomparsa, hanno chiesto una fotografia da pubblicare sull’annuncio da diffondere insieme a un’approfondita descrizione dell’aspetto fisico dell’uomo. “Era evidente che queste persone erano in grado di cercare i dispersi, per fortuna, non abbiamo avuto bisogno di conoscere i loro metodi  fino in fondo: il nostro parente è riuscito a mettersi in contatto e a dar notizie di sé da solo. Era in una zona morta della periferia di Mosca dove si era diretto con il treno”, -hanno spiegato a RBTH. Tra i volontari di “Liza Alert”, nel giro di alcuni anni di lavoro è maturata una propria tecnica di ricerca. A loro ora si rivolgono molto spesso i genitori degli scomparsi e persino i soccorritori professionali.

Come cercare un disperso

Anna si occupa di ricerche dal 2011 e da volontaria principiante è diventata col tempo curatrice di diverse regioni. “Come prima cosa, ci mettiamo in contatto con i genitori della persona scomparsa e raccogliamo le informazioni, cerchiamo di capire che cosa sia accaduto. A volte occorre interrogare i vicini di casa per poter stabilire un quadro più preciso. La gente, per qualche motivo, è incline a nascondere di aver avuto una discussione con lo scomparso. E ancora, spesso i familiari non dicono che il loro parente è alcolizzato, pensano che così non ci metteremo neppure a cercarlo. Mentre a noi serve semplicemente un’informazione completa e simili sfumature non ci fanno certo desistere dal lavoro. Questo è in special modo importante per determinare se una persona si sia smarrita o sia invece successo altro. Non molto tempo fa a Brijansk c’è stato un caso di genitori che avevano denunciato la scomparsa e il presunto rapimento del loro bambino; in seguito si è scoperto che l’avevano ucciso e che stavano tentando semplicemente di confondere le tracce.

Dopo la raccolta dei dati, viene decisa la tecnica di ricerca. “Se siamo alla ricerca di un bambino scappato di casa, non  appendiamo manifesti. La sua descrizione viene diffusa tra gli impiegati nelle stazioni e gli agenti di polizia, per evitare di spaventarlo. Decidiamo poi se abbiamo bisogno di un punto focale della città o se sia sufficiente essere presenti in quei luoghi dove la persona potrebbe comparire, -spiega la volontaria. –Se qualcuno si è perso nel bosco, è indispensabile concentrarsi sul luogo. Spesso non abbiamo a setacciare l’intero bosco, ma basta percorrere il sentiero commune, già tracciato.

Il desiderio di dare il proprio contributo

Anna ha cominciato ad occuparsi di ricerche da che era studentessa. In quel periodo le era capitato di essere ricoverata in ospedale  e di trovarsi di seguito a riflettere su quanto il suo lavoro e quello dei medici avessero un valore diverso nella società: le era così venuto il desiderio di rendersi utile alle persone. Venendo a sapere per caso del’attività di “Liza Alert”, decise entrare a farne parte. Prese parte inizialmente alle esercitazioni con la partecipazione dell’aviazione, dopodiché fece esperienza della sua prima operazione di ricerca. “Allora eravamo alla ricerca di un elicottero schiantatosi nella regione di Tver’. Dopo un evento tale le persone diventano molto più vicine dei compagni di classe o dei colleghi di lavoro: si ha un’idea comune. Questo sentire condiviso porta a dedicare alle operazioni tutto il proprio tempo libero e a volte addirittura a chiedere permessi dal lavoro”.

Anna racconta che quando si stanca molto e non ci sono più energie per continuare le ricerche, solo il contatto con i familiari del disperso, che continuano a sperare, sono di sostegno e sono di aiuto anche le parole delle persone che avevano smesso di sperare che il loro caro ad esempio sarebbe mai riuscito a ritrovare la sua via dal bosco mentre infine è riuscito a salvarsi. I volontari non sempre riescono ad avere successo.”Non possiamo aiutare tutti, spesso non ci sono persone a sufficienza o per qualche motivo siamo costretti ad interrompere le operazioni”. I familiari del disperso se ne risentono, pensano che noi non vogliamo fare le ricerche gratis, ma noi non prendiamo soldi da nessuno anche se ci sono casi in cui servirebbe la mano di un mago per aiutare a risolverli”, -dice Anna. Di recente la ragazza era impegnata nella formazione dei gruppi di ricerca a Novosibirsk. Vedendola lavorare, i funzionari locali del Ministero russo delle Situazioni d’Emergenza le hanno offerto di diventare soccorritore professionista. Anna al momento sta ancora valutando questa proposta, nel frattempo continua a lavorare come ingegnere.        

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta