Dizionario dei gesti russi

Dal buffetto sul collo alla punta del pollice tra le dita del pugno chiuso. Cosa significano le movenze russe? Sette gesti che dovete assolutamente conoscere se andate in Russia

Perché ci strappiamo la camicia sul petto, gettiamo il berretto per terra e mostriamo la punta del pollice tra le dita del pugno chiuso? Proviamo a decifrare il linguaggio dei gesti popolari russi. 

Grattarsi la nuca

Disegni di Tatiana Perelygina

Un russo si gratta la nuca quando è perplesso per qualche motivo. La domanda è: a che serve compiere questo gesto? Molto probabilmente non lo si fa per stimolare la circolazione sanguigna nel cervello. Secondo una delle ipotesi, questo gesto verrebbe dalla magia popolare: così i nostri avi invocavano l'aiuto degli antenati e del genio della stirpe.  

Strapparsi la camicia sul petto

Disegni di Tatiana Perelygina

In principio, quest'atto rappresentava un giuramento improvvisato. Si ipotizza che con questo gesto espressivo i nostri antenati dessero prova della loro appartenenza alla fede cristiano-ortodossa, mostrando la croce sul petto. È noto che quando si eseguivano condanne a morte e punizioni corporali, gli esecutori strappavano la camicia sulle spalle del condannato. Così, l'atto di strapparsi volontariamente le vesti era presentato come argomento per convincere gli altri che la persona che lo compiva era pronta a salire sul patibolo per difendere la verità.

Gettare a terra il cappello

Disegni di Tatiana Perelygina

Questo gesto plateale significava che chi lo compiva aveva preso una decisione irreversibile. Il copricapo (così come la barba) per gli uomini in Russia era un simbolo di dignità e di integrazione sociale. Togliersi pubblicamente il cappello era considerato un grave disonore, una sorta di condanna alla morte civile. Solitamente venivano costretti a farlo i debitori insolventi. Gettare volontariamente il cappello per terra significava che si era disposti ad affrontare anche il rischio più folle, che in caso di insuccesso sarebbe potuto costare persino l'emarginazione dalla società. 

Battersi il petto

Disegni di Tatiana Perelygina

Questo gesto, secondo una delle ipotesi, verrebbe dalla tradizione dei nomadi guerrieri e fu introdotto in Russia dai tatari mongolici. Era il loro modo di giurare fedeltà al sovrano: i colpi che chi giurava si dava sul petto dimostravano la sua dedizione.  

Fare "le corna"

Disegni di Tatiana Perelygina

Questo gesto viene erroneamente confuso con quello, tipico dei malviventi russi e dei "metallari", di fare le corna estendendo anche il pollice. In realtà, "le corna" sono un gesto vecchio di migliaia di anni, e sono legate alla protezione dalla magia nera e dagli spiriti maligni. Probabilmente, le vecchie generazioni ricordano ancora la filastrocca: "Arriva una capretta con le corna, viene dai bambini piccoli..."; gli adulti fanno vedere al bambino come la capra dà testate, raffigurando le corna dell'animale con l'indice e il mignolo della mano destra. Non è solo un gioco: i nostri antenati in questo modo allontanavano il malocchio dai loro figli. È curioso il fatto che in alcune icone ortodosse si possono vedere Gesù Cristo e i santi che tendono l'indice e il mignolo.   

Il pollice tra le dita del pugno chiuso

Disegni di Tatiana Perelygina

Questo gesto è caratteristico di molte culture. Veniva utilizzato come difesa dagli spiriti immondi. Nell'antica Rus' esso venne portato probabilmente dai tedeschi, che con questo gesto volgare cercavano di sedurre le signorine russe. Esiste persino una versione secondo cui il gesto della "vagina" derivò dall'espressione tedesca "fick-fick machen" (così suonava il tradizionale invito tedesco ad avere rapporti intimi). Nella tradizione russa il significato di questo gesto si trasformò, passando a indicare un rifiuto categorico. 

Darsi un buffetto sul collo

Disegni di Tatiana Perelygina

Questo gesto della tradizione conviviale russa rappresentava visivamente un'espressione diffusa in tutto il XIX secolo e fino all'inizio del XX, "versare giù nel colletto". L'espressione era nata nell'ambiente degli ufficiali, l'aveva inventata un certo colonnello Raevskij, "facondo burlone". Secondo la leggenda, egli inventò anche un'altra espressione da "bevitori": "leggermente podshofé" (dal francese échauffé, "su di giri"), vale a dire leggermente brillo. È interessante il fatto che il gesto venne adottato dai trafficanti di alcolici durante il proibizionismo imposto nell'impero russo nel 1914 dall'imperatore Nicola II.

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