Leggende sotto le stelle

Un lancio al cosmodromo di Bajkonur (Foto: Ria Novosti)

Un lancio al cosmodromo di Bajkonur (Foto: Ria Novosti)

È stato il simbolo della nuova era spaziale. Da qui sono partiti il primo satellite artificiale, mandato in orbita intorno alla Terra, e la prima navicella arrivata sulla Luna. Ancora oggi il cosmodromo di Bajkonur, in Kazakhstan, conserva misteri e segreti difficili da decifrare

Le leggendarie odissee spaziali dei tempi sovietici hanno avuto tutte origine da un unico punto della Terra: il cosmodromo di Bajkonur, nella sperduta e remota steppa kazaka. Bajkonur, il luogo da cui avvenne il lancio del primo satellite artificiale mandato in orbita intorno alla Terra, del primo veicolo spaziale arrivato sulla Luna e della prima navicella spaziale con equipaggio, è stato uno dei simboli della nuova era spaziale. E come spesso accade con le leggende, in tanti decenni di storia, si è sviluppata intorno a Bajkonur un’infinità di aneddoti. Al punto che non è sempre facile distinguere con certezza il confine tra mito e realtà.

Una valle ricca di storia

La “ricca valle” – così si traduce la parola kazaka “Bajkonur” che dà il nome al deserto a Est del Lago d’Aral – è il luogo da cui partì la conquista dello spazio. Secondo una delle varianti del progetto, il primo e il più importante cosmodromo del mondo avrebbe dovuto essere costruito in Daghestan, nella provincia di Mari o in quella di Astrakhan. Tuttavia, a dare il nome, e insieme, il certificato di residenza al cosmodromo, fu la provincia di Qyzylorda che presentava per la sua realizzazione un’ideale congiunzione di fattori, a partire dallo spazio sufficiente per collocare, alla giusta distanza, i punti di trasmissione dei segnali radio terrestri fino alla vicinanza  con l’equatore e la percentuale annuale di sole presente nel territorio.

Le popolazioni nomadi che vivevano in questi luoghi si tramandavano da secoli una leggenda locale, relativa a un pastore nero. Si narrava che nella notte dei tempi un pastore nero avesse ricavato, da pelli di vitelli, un’enorme frusta e che quando i nemici erano comparsi all’orizzonte, avesse scagliato con essa delle pietre infuocate nel cielo. Le pietre, cadendo a terra, colpivano gli avversari, costringendoli alla fuga. E nel punto dov’erano cadute, niente cresceva più, il bestiame moriva e per lungo tempo tempo i terreni restavano arsi.

Per quanto la leggenda possa essere frutto di fantasia, uno spettacolo analogo è visibile anche oggi: dalla gigantesca “fionda” del cosmodromo decollano tuttora razzi “infuocati”.     

Astronauti pronti per la missione
e navicelle verso la pista di lancio
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Una via segreta verso le stelle

Il primo passo dell’uomo verso lo spazio fu compiuto il 12 gennaio 1955. Quel giorno, da un treno giunto alla stazione ferroviaria di Tjuratam, sganciarono due carrozze dalle quali scesero delle persone che indossavano pellicce d’ordinanza. Erano le unità della prima squadra di lavoro a cui sarebbe toccato il compito di predisporre tutto il necessario in vista dell’arrivo del reparto costruttori di Bajkonur.

Dalla stazione di Tjuratam i binari proseguivano per un chilometro perdendosi nella steppa, e questo ramo della ferrovia è rimasto per sempre incompiuto.

Si racconta che quando Sergej Korolev, progettista capo, responsabile del programma di volo spaziale, vide quei binari che finivano nel nulla, decise di costruire proprio in quel punto, dove s’interrompevano, la piattaforma di lancio del cosmodromo. E così venne realizzata la prima base di lancio di Bajkonur, da cui partì il volo di Gagarin.

Lungo i binari, fusi già all’inizio del XX secolo, vengono tuttora lanciati in orbita i satelliti.

Tra l’altro, il cosmodromo inizialmente era stato battezzato come stazione ferroviaria, ma poiché la sua costruzione era avvenuta in un’atmosfera di totale segretezza, nei documenti ufficiali figurava sotto un nome diverso. Inoltre, a poca distanza dal cosmodromo in costruzione, sempre per ragioni di sicurezza, era stato costruito un finto cosmodromo con finti impianti vuoti, e nelle sue vicinanze una città modello con scuole, case d’abitazione e altre infrastrutture.

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Record spaziali anziché sportivi

A essere segreto non era solo il nome del progetto, ma la costruzione stessa. Tutti i materiali edili necessari alla realizzazione del cosmodromo viaggiavano su vagoni passeggeri. E persino gli operai che li scaricavano, immancabilmente di notte, non dovevano essere a conoscenza del progetto grandioso che stavano realizzando con le loro mani. Fino all’ultimo erano convinti di costruire… uno stadio. Perché poi si fosse scelto di costruirlo proprio laggiù, nella steppa deserta del Kazakhtan, era una domanda preferibilmente da non farsi…

Un'italiana nella Città delle Stelle

Sulla costruzione del cosmodromo circolava un’altra leggenda. Quando in previsione del lancio di Gagarin si era cominciato a scavare una fossa, a 35 metri di profondità erano stati rinvenuti i resti di un falò antico, che, secondo gli archeologi, risaliva a 10-35mila anni prima della nostra era. Korolev considerò questa scoperta di buon auspicio. Vennero tramandate queste sue parole: “Stiamo costruendo ai confini della vita. E il fatto che qui prima di noi ci fossero altre forme di vita, potrebbe significare che questo sarà un luogo fortunato”. Si diceva che il progettista capo del programma spaziale avesse preso come souvenir un pezzetto dell’antico falò e lo portasse con sé in una scatola di fiammiferi.

Palme nella steppa

L’esito felice del primo volo dell’uomo nello spazio lasciò di stucco i leader dei Paesi occidentali, suscitando un interesse senza precedenti attorno al nuovo cosmodromo. Quando nel giugno 1966 il generale Charles De Gaulle andò in visita in Unione Sovietica, tra Urss e Francia fu siglato un accordo d’intesa per lo studio e lo sfruttamento dello spazio a scopi pacifici. Allora fu deciso di organizzare per le alte cariche dello Stato “un’escursione” sul luogo da cui erano stati lanciati i veicoli spaziali sovietici.

La visita di questi illustri ospiti fu preparata con un’operazione nota con il nome in codice di “Palma”. A dirigere l’operazione “Palma-1”, diretta alla delegazione guidata da De Gaulle, era lo stesso Segretario generale del Comitato Centrale del Partito comunista sovietico.

Il 25 giugno 1966 la cittadina di Leninsk, che distava 45 chilometri da Bajkonur, per un giorno si trasformò in Zvezdograd (La città delle stelle). La città risplendeva  e brillava come gli stivali dei generali: prima della visita delle autorità era stata ripulita e ristrutturata in ogni angolo, dalle strade, che erano state per l’occasione riasfaltate, alle palizzate riverniciate di fresco.

Per gli illustri ospiti fu organizzato il lancio dimostrativo di un satellite, uno dei tanti sputnik della serie Kosmos. De Gaulle rimase impressionato. Si dice che il figlio, seguendo col binocolo il volo del razzo Vostok, non facesse che ripetere: “Grandioso! Grandioso!”.

Secondo dati ufficiali, durante l’intera storia del cosmodromo nella steppa kazaka vennero “coltivate” quattro “Palme”. L’ultimo episodio analogo avvenne nel 1970, in occasione della visita del presidente francese Georges Pompidou. Ma le “palme” cresciute quaggiù potrebbero essere state anche di più.

Del resto, chi può dire quali episodi potrebbe celare ancora la storia di uno dei luoghi più segreti dell’Unione Sovietica.

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