Voci dall'inferno di Volgograd

Il luogo del primo attentato (Fonte: Kirall Braga/RIA Novosti)

Il luogo del primo attentato (Fonte: Kirall Braga/RIA Novosti)

Le prime testimonianze. Tra le quali, il racconto di Emanuele Calchetti, un italiano presente in città al momento del primo attentato. Tra terrore e paura. E la voglia di impedire nuove tragedie

Cadaveri, macerie, paura. La mattina dell'attentato terroristico alla stazione di Volgograd, poco dopo l'esplosione che il 29 dicembre ha causato 15 vittime, il pilota italiano Emanuele Calchetti, arrivato in città per il nuovo viaggio con mezzi ecologici tra Italia e Russia organizzato dall'associazione Torino-Pechino, si è trovato per caso davanti al luogo della strage. "Sembrava la scena di un film. Ma molto peggio", racconta a Russia Oggi, proprio quando si apprende la notizia di un secondo attentato a Volgograd, che nella mattinata del 30 dicembre ha causato la morte di almeno 14 persone. La seconda bomba è esplosa a bordo di un filobus.

I fatti

Volgograd sotto shock: due attentati in meno di 24 ore. La prima esplosione è avvenuta nella mattinata del 29 dicembre nella stazione di Volgograd, vicino alla fila dei metal detector, dove una donna kamikaze si è fatta esplodere causando la morte di almeno 15 persone. Il 30 dicembre, la seconda esplosione, questa volta a bordo di un filobus. Nel secondo attentato, secondo il vice governatore, Vassily Galushkin, sarebbero morte almeno 15 persone. 

Calchetti, dove si trovava di preciso nel momento in cui a Volgograd c'è stato il primo attentato?
"Ero diretto in centro a bordo di una marshrutka che stava salendo nel cavalcavia che supera i binari all'altezza della stazione. C'era un ingorgo insolito in quel punto, e sentendo delle sirene avevo pensato a un incidente stradale. Proprio in quel momento ho ricevuto la notizia da un'amica russa che mi ha inviato un sms raccomandandomi di non andare in centro perché aveva sentito di un attentato alla stazione. Ho spannato il vetro della marshrutka e ho visto che il piazzale della stazione era pieno di ambulanze. Sono sceso alla fermata successiva e ho deciso di tornare verso casa, anche perché il telefono funzionava con difficoltà e volevo accertarmi al più presto che gli amici stessero bene e rassicurare sulle mie condizioni. Ho fatto perciò un pezzo a piedi lungo il cavalcavia e da lì ho potuto vedere meglio il piazzale, il grande dispiegamento di forze dell'ordine e almeno quattro cadaveri a terra coperti alla meglio". 
 

Un inferno...

 "C'erano delle macerie a ridosso dell'ingresso della stazione, auto danneggiate... non appena ho notato i corpi, la mia attenzione si è soffermata su quelli. Sono stato sul posto pochissimo, anche perché i 'curiosi' venivano sollecitati ad andare via, e comunque, come detto, avevo fretta di comunicare".

Qual è stata la sua prima sensazione?
"Be', vedere i corpi per terra è stato molto brutto. Dopodiché la preoccupazione immediata è stata quella di evitare situazioni di rischio legate a un eventuale ulteriore attentato, per questo mi sono allontanato a piedi anziché prendere subito un mezzo. Alcune strade sono state chiuse e c'era un gran viavai soprattutto di gente che cercava di allontanarsi".

Dove si trova il suo alloggio?
"Sono ospite presso il centro Giovanni XXIII, in una zona periferica. Rientrato, sono rimasto a casa per fare in modo di essere reperibile al computer tutto il giorno. Ho ricevuto tantissimi messaggi, sia dalla Russia che dall'Italia che da amici sparsi per il mondo".

Il 23 dicembre, come si vede nel vostro diario di viaggio su Facebook, lei e i suoi compagni di avventura (Guido Guerrini e Giacomo Benedetti) eravate proprio davanti alla stazione ad ammirare la famosa fontana dei bambini.
"Sì, la riproduzione della storica fontana distrutta durante la Seconda guerra mondiale. È stata inaugurata, insieme a un'altra uguale collocata presso il museo della Battaglia di Stalingrado, a fine agosto, per cui era la prima volta che avevamo occasione di vederla, e non abbiamo potuto fare a meno di andare. In passato, inoltre, mi è capitato varie volte di andare alla stazione".

Ecco, come percepiva il livello di sicurezza in città nei giorni scorsi?
"Di polizia in città ce n'è sempre stata tanta, anche prima dell'altro attentato di ottobre, e controlli ai quali anch'io sono stato più volte sottoposto ci sono da sempre anche all'ingresso della stazione. Ho letto nei media russi che è probabilmente per questo che l'attentatore non sarebbe riuscito a raggiungere la più affollata sala d'attesa ma si sarebbe fatto esplodere proprio nella zona dei metal detector".

Adesso che atmosfera si vive in città?
"Gli abitanti sono comprensibilmente allarmati, questo secondo episodio porta inevitabilmente a temere che cose del genere si possano ripetere ulteriormente, anche a causa della visibilità che ha la Russia alla vigilia delle Olimpiadi di Sochi. Anche se è ancora presto per capire se le abitudini della gente saranno modificate da questo episodio. Altro elemento da sottolineare è il fatto che prendono piede slanci anti-islamici, ed è già stata indetta una manifestazione di soggetti ultranazionalisti".

Come da programma, Guerrini e Benedetti stanno rientrando in Italia, lei invece doveva fermarsi fino a marzo. Ora cambierà qualcosa?
"Guido e l'altro compagno di viaggio, Giacomo, erano partiti di prima mattina e ad un certo punto mi hanno contattato per capire cosa era successo, visto che anche loro avevano iniziato a ricevere messaggi allarmati di parenti e amici. Per quanto mi riguarda, invece, resterò fino alla scadenza del visto".

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