La strage dei cieli

Due tentativi di atterraggio. Poi lo schianto al suolo. A pochi giorni dalla catastrofe di Kazan, il Paese si interroga sul triste primato russo per numero di incidenti aerei e sul sistema di regolamentazione dell'aviazione civile

È stata indetta una giornata di lutto nazionale all’indomani del tragico incidente aereo avvenuto il 17 novembre 2013 a Kazan, dove un Boeing 737 della compagnia aerea nazionale tatara si è schiantato in fase di atterraggio. Nell’impatto hanno perso la vita 50 persone. Fra le cause più probabili, secondo il Comitato investigativo, potrebbero esserci dei motivi tecnici o un errore del pilota. Non si esclude, comunque, anche una possibile avaria alle apparecchiature di bordo.

Secondo quanto emerso finora dall’inchiesta, l’aereo sarebbe precipitato in posizione praticamente verticale, in un punto compreso tra la pista di atterraggio e quella di rullaggio. L’esplosione dei serbatoi, poi, ha provocato l’incendio. Che è stato definitivamente spento solo nella mattinata successiva.

Durante la notte, infatti, alcuni materiali hanno continuato ad ardere, così come riferito da Aleksandr Poltinin, capo della Commissione di inchiesta sui mezzi di trasporto del distretto Privolzhskoe presso il Comitato investigativo.

Non sono chiari, comunque, i motivi per cui il pilota ha cercato per ben due volte di atterrare. E sarà necessario fare luce sul fallimento di questi primi tentativi. Politnin, poi, quando gli è stato chiesto se l’equipaggio avesse effettivamente comunicato la presenza di problemi, si è limitato a confermare che il personale di bordo si è messo in contatto coi servizi di terra, prima di iniziare l'atterraggio.

In diretta sul canale televisivo “Rossiya 24”, il controllore di volo Kirill Kornishin ha dichiarato che uno dei piloti aveva comunicato che l'aereo avrebbe compiuto un secondo giro di atterraggio. “Ha detto che non aveva raggiunto la configurazione d'atterraggio. Io gli ho inviato i dati della configurazione standard. Lui ha confermato. E invece non se n'è andato. È successo letteralmente pochi secondi dopo”, ha detto il controllore.

Gli inquirenti hanno già prelevato dall'aeroporto di Mosca i campioni di carburante e lubrificante utilizzati  per il Boeing 737. Dagli uffici della compagnia aerea “Tatarstan” sono stati inoltre requisiti tutti i documenti relativi alle condizioni tecniche dell'aereo e alla preparazione dei piloti al volo, come ha fatto sapere il capo della Commissione d’inchiesta sui mezzi di trasporto del distretto Privolzhskoe presso il Comitato investigativo della Federazione Russa.

Nel frattempo, i corpi di tutti i passeggeri sono stati rinvenuti. Tra le vittime, anche due cittadine straniere: Donna Carolina Bull, britannica, nata nel 1960, e Margarita Oshurkova, ucraina, nata nel 1958.

A bordo c'erano anche due figure importanti della repubblica tatara: il figlio del presidente del Tatarstan, Irek Minnikhanov, e il capo del Servizio di sicurezza federale nella repubblica tatara, Aleksandr Antonov.

Le scatole nere sono state ritrovate solo il giorno dopo nella voragine formatasi a causa dello schianto. Gli esperti, tuttavia, restano cauti in merito alle reali cause del disastro, e preferiscono non esporsi, almeno fino a quando la scatola nera non verrà analizzata.

Una fonte interna al settore operativo per la risoluzione delle situazioni di emergenza, ha fatto sapere a Interfax che non si escludono “guasti ai meccanismi di posizionamento delle ali, o l'eventualità che ai motori non sia bastata la spinta durante la risalita per compiere il secondo giro di atterraggio”. Tuttavia, il vice presidente della Commissione parlamentare per i trasporti considera il guasto tecnico la causa meno probabile del disastro.

Secondo il vice presidente della Commissione parlamentare per i trasporti, Aleksandr Starovojtov, “il pilota non aveva la qualifica necessaria per compiere l'atterraggio”. Concorda con tale ipotesi anche il capo dell'Istituto per i problemi relativi ai trasporti dell'Accademia Russa delle Scienze, Oleg Belyj. Belyj ha spiegato infatti che le attuali compagnie aeree hanno smesso di utilizzare aerei di produzione russa per via dello scarso profilo acustico, insufficiente rispetto a quello richiesto per volare all'estero.

“Siamo rimasti senza aerei, e i piloti continuano ad essere addestrati sui vecchi velivoli scuola. Le compagnie aeree non addestrano più i propri professionisti, ma li assumono già pronti a volare, non sui Boeing 737, però, bensì sui Tupolev russi”, ha detto Belyj.

Il presidente della Commissione per l'aviazione civile del consiglio pubblico della Rostransnadzor, il pilota Oleg Smirnov, non esclude che i piloti abbiano potuto compiere un errore, dal momento che non avevano abbastanza esperienza di volo sui Boeing 737. Tuttavia le cause principali sono da ricercare nel gran numero di disastri che hanno coinvolto aerei russi negli ultimi anni. “Nel 2011 eravamo in testa alla classifica per numero di disastri aerei, nel 2012 siamo un po' migliorati e nel 2013 abbiamo già due disastri a carico - ha spiegato l'esperto -. Il fatto è che abbiamo un pessimo sistema di regolamentazione dell'aviazione civile. Le persone che emettono i certificati di volo sono le stesse  che indagano sugli incidenti. Negli Usa, ad esempio, le indagini vengono svolte da una struttura a parte diretta da una persona scelta dal presidente. E nessuna compagnia aerea può ignorare le disposizioni di tale struttura”.

Secondo Smirnov, nella maggior parte dei casi la colpa viene data ai piloti, anche loro vittime del disastro, mentre la soluzione dei problemi insiti al sistema viene messa da parte. “Nel nostro Paese la responsabilità della sicurezza dei voli non è affidata ufficialmente a nessuna struttura precisa. Tutta la comunità degli esperti di settore lo dice, nessuno lo mette in dubbio, ma nessuno si impegna a risolvere il problema”.

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