Il costume di scotch e cartone del cosplay russo

L'hobby dei fanatici della cultura giapponese, che consiste nel travestirsi in uno dei personaggi preferiti di manga e videogames, prende piede nel Paese

Foto: Maria Chadova, Oxana Mokrushina, Victoria Maximova, Yekaterina Popova, Aleksandr Saburov

Il cosplay (dall’inglese “costume play”) è un hobby dei fanatici di cultura giapponese; consiste nel travestirsi in uno dei personaggi preferiti di un fumetto, un film, un videogioco o un libro. I cosplayer russi però fanno tutto seguendo l’indole nazionale: all’ultimo secondo, in modo divertente ma, soprattutto, improvvisando.

Un po' di storia

Il cosplay ha iniziato ad acquisire popolarità oltre i confini giapponesi alla fine degli anni Ottanta, ma il riconoscimento vero e proprio si è registrato nell’ultimo decennio

Per gli Usa e l’Europa il fenomeno non è una novità; in Russia invece il cosplay continua a rimanere qualcosa di strano, essendo arrivato soltanto nel 1999, ben più tardi che in Occidente. La cultura giapponese e tutto il suo contorno hanno raggiunto la massima popolarità a metà degli anni Duemila. In quel momento in Russia piccoli gruppi di interesse sono cresciuti fino a diventare club a tutti gli effetti, capaci di contare centinaia di membri e di trovare, quindi, un motivo per organizzare dei festival.

Uno dei più importanti è nato nel 2000 nella città di Voronezh (500 chilometri a Sud di Mosca). Poco più di una decina di persone aveva deciso di cucirsi e di indossare un costume che i profani avevano qualificato “da ballo in maschera”.

“Per quanto strano possa sembrare, gli spettacoli di cosplay (a cui si associano ora tutti i festival di anime) sono apparsi nei programmi soltanto nel 2002; fino ad allora ci limitavano a fare delle proiezioni sugli schermi cinematografici”, racconta Artem Tolstobrov, organizzatore del festival e direttore responsabile della società Reanimedia.

Ora i festival di anime si svolgono in quasi tutte le grandi città. A Mosca e a San Pietroburgo si arriva ad averne dieci in un anno. Che cosa spinge le persone a partecipare a un tale numero di eventi a tema? La cosplayer Marija Grigoreva spiega che semplicemente le piace trovarsi sul palco a interpretare il suo ruolo: “Uno scossone sui generis per l’organismo, una sensazione di entusiasmo: una cosa così non la provi nella vita normale”.

Quei 5-10 minuti in scena, però, sono preceduti da una lunga preparazione e da prove. Migliaia di comunità in tutta la rete virtuale russa sono disposte ad aiutare il novello “crafter” (chi prepara il costume) a realizzare con le proprie mani e una lima un’arma unica e futuristica, fabbricandola da un pezzo di legno o dalla sezione di un tubo. Il provetto artigiano che ci sa fare con i LED, può forgiarsi da solo un'armatura e assemblare un esoscheletro.

Secondo Mari Chadova, l’impresa più ardua è trovare il materiale necessario: “I rivenditori di materiale edile sono la salvezza di qualsiasi cosplayer: linoleum, guarnizioni per pavimenti, tubi di gomma per water, rubinetti del lavandino, sensori di pressione per le bombole del gas. Anche i negozi di casalinghi sono indispensabili: tovagliette isolanti, tappetini di bambù ecc… A volte trovi i materiali in realtà destinati a tutt’altro, nei posti più disparati”.

Se si è di costituzione superiori alla media la scelta del giusto personaggio può aiutare. Ekaterina Popova di Voronezh ha già collezionato tantissimi lavori di successo: Fiona di Shrek, la fata Mary e la famosa e cattivissima Ursula de “La sirenetta”.

“Il personaggio per il cosplay lo scelgo soltanto per la figura, ma la cosa importante è quello che sento dentro. Rifiuto i personaggi troppo ripugnanti”, spiega Ekaterina.

Ogni anno che passa la selezione dei partecipanti si fa sempre più dura, aumenta il livello di qualità dei costumi, delle scenografie e delle capacità attoriali. Nonostante ciò, un cosplayer russo non si potrebbe definire tale se non finisse tutto all’ultimo momento.

“C’è una storiella con cui mettono paura ai nuovi cosplayer, - spiega la cosplayer Vasilisa Lisa. - Arriva un crafter con un’enorme armatura, fatta soltanto di cartone attaccato con lo scotch. Passa nella hall, c’è una folla di persone intorno, cammina con attenzione e cerca di non toccare nessuno. All’improvviso una cosplayer che gli sta venendo incontro urta senza volere con la spalla la sua preziosa corazza… Il ricco vocabolario del crafter arriva fino al pubblico in sala”.

A differenza di quanto accade all’estero, in Russia il cosplay è visto come qualcosa simile alla stand-up comedy con elementi di ballo in maschera e quindi il “play” assume più importanza del “costume”. Per questo vedere dei partecipanti vestiti con abiti comuni ma pronti a fare una scenetta comica è una cosa normalissima.

Anche in scena qualcosa deve per forza andare storto: parte la canzone sbagliata, il microfono si rifiuta di funzionare, una parte del costume va in pezzi. Tuttavia il cosplayer russo non vede alcun problema negli inconvenienti tecnici. Si può ballare anche su una melodia totalmente diversa e non è difficile far finta che il meccanismo andato in pezzi sia parte integrante della sceneggiatura.

Così, in mancanza di condizioni adeguate, i cosplayer russi creano letteralmente dal nulla (e dallo scotch) delle autentiche opere d’arte: certo, se non li fissi troppo a lungo e, per carità, se non li tocchi. Alla fine, però, lo show è più importante dei dettagli.

In Russia il cosplay importato dal Giappone è diventato una pratica nella quale il ruolo da protagonista spetta all’emozione, al carisma e all’umorismo e non alla perfezione assoluta del costume

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