Il volto femminile della guerra

Le donne pilota Tanya Rozova, Sonia Vontianik e Linda Gkoloumpeva prima di una battaglia aerea, il 10 agosto 1944 (Foto: Itar-Tass)

Le donne pilota Tanya Rozova, Sonia Vontianik e Linda Gkoloumpeva prima di una battaglia aerea, il 10 agosto 1944 (Foto: Itar-Tass)

In Russia si è cristallizzata l’immagine severa e dolente della Madre Patria, che ha attraversato l’intera storia ed è un appello agli istinti bellici e, insieme, un’invocazione alla difesa dei deboli

Sebbene siano da sempre gli uomini a combattere, nella cultura e nella storia di molti popoli la guerra ha assunto spesso un volto femminile che in Russia si è cristallizzato nell’immagine severa e dolente della Madre Patria. Un’immagine che ha attraversato l’intera storia russa ed è un appello agli istinti guerreschi e, insieme, un’invocazione alla difesa dei deboli.

La prima donna ammiraglio

Per quanto possa apparire strano, la prima donna ammiraglio della storia ha fatto la sua comparsa in Russia, assai prima che in Cina e negli Stati Uniti. All’inizio del XIX secolo lo zar Alessandro I conferì il titolo di ammiraglio a una greca, Laskarina Bubulina, che aveva fatto costruire a proprie spese un’ingente flotta per gli insorti greci e che nel 1821 aveva personalmente comandato l’attacco alla fortezza di Nauplia. Tuttavia, l’elenco delle donne ammiraglio in Russia si limita per ora al XIX secolo, al caso della greca Bubulina

La prima immagine di donna combattente di cui si ha testimonianza risale al XVII secolo. Proprio allora, nel corso della guerra dei contadini del 1670-1671, fece la sua comparsa Alena Arzamasskaya,  la “Giovanna d’Arco russa”, che per più di due mesi guidò un esercito di 2.000 insorti arroccati nella fortezza di Temnikov (nell’attuale Mordovia). Dopo la presa della fortezza, Alena Arzamasskaya fu torturata e condannata al rogo, come ribelle ed eretica, con l’accusa di stregoneria. Un viaggiatore tedesco dell’epoca, Johann Frisch, la paragonò a un’amazzone e scrisse di lei: “Superò gli uomini con il suo eccezionale ardimento. E quando il suo esercito fu annientato seguitò a resistere strenuamente, dando la morte a sette o otto soldati”.

Malgrado l’assoluto coraggio che dimostrarono con la loro condotta alcune dame a capo della Russia nel XVIII secolo, le grandi gesta militari dell’Impero russo furono all’epoca imprese essenzialmente maschili. Tuttavia, alla fine della Guerra patriottica del 1812, passata alla storia come la Campagna di Russia di Napoleone, furono per la prima volta decorate delle donne. Per decreto imperiale dell’8 febbraio 1816 vennero insignite della “medaglia della Guerra patriottica del 1812” vedove di generali e ufficiali, caduti in battaglia; donne che avevano prestato servizio nei lazzaretti e curato i feriti. In totale vennero coniate 7.606 onorificenze femminili.

Nella guerra del 1812 combatté anche la prima donna regolarmente inquadrata nelle truppe imperiali. Passata alla storia come il “cavalier-pulzella”, Nadezhda Durova, che allora aveva 23 anni, per concessione dello zar, prestò servizio con il nome di Aleksandr Aleksandrov dapprima nei reparti cosacchi e poi negli ulani. La Durova si distinse a Borodino, in una delle battaglie decisive della guerra, dove venne gravemente ferita.

Un secolo dopo la Durova, Rimma Mikhailovna Ivanova fu la seconda donna nella storia russa a prestare servizio nelle fila dell’esercito. Arruolata in un’unità sanitaria con un nome maschile, una volta scoperta la sua identità, cominciò a prestare servizio con il suo vero nome. Il 9 settembre 1915, dopo che due ufficiali della sua compagnia erano caduti in battaglia, fu lei a guidare il reggimento all’attacco e si gettò sulle trincee nemiche, venendo mortalmente colpita a un fianco da un proiettile. Aveva appena compiuto 21 anni. Con decreto imperiale, in via del tutto eccezionale, lo zar Nicola II conferì, postuma, all’eroina la massima onorificenza russa del tempo: l’ordine imperiale di San Giorgio di quarto grado.

Se durante la Prima Guerra patriottica del 1812 solo una donna, per quanto è noto, aveva prestato regolarmente servizio nell’esercito, negli anni della Seconda Guerra patriottica, 1941-1945, quando la tragedia era ormai al culmine, la vita di molte donne fu legata a quella delle forze armate russe. Partigiane, staffette, agenti dei servizi segreti, infermiere… Quasi un centinaio di donne vennero insignite del titolo di Eroe dell’Unione Sovietica.

Le donne combattevano in prima linea. La leggendaria donna cecchino Liudmila Pavlichenko, nel corso di aspri combattimenti, uccise 309 soldati e ufficiali nemici. Al momento del suo congedo dall’esercito per le ferite subite aveva solo 25 anni. Le donne-cecchino uccisero più di 11.280 soldati e ufficiali nazisti. 

La regina dei cieli

Lidia Vladimirovna Litvyak fu l’aviatrice più attiva della Seconda Guerra Mondiale. Combatté nei battaglioni 586° e 437° e nel 9° e 296° reggimento della Guardia, effettuando 150 incursioni aeree e abbattendo da sola in azione 6 aerei e un aerostato da ricognizione e altri 6 aerei nemici insieme ai compagni dello stormo. Morì durante un combattimento aereo il 1° agosto 1943. I suoi resti furono ritrovati e sepolti solo nel 1979. Le fu conferito postumo il titolo di Eroe dell’Unione Sovietica

Subito dopo l’inizio della Seconda Guerra Mondiale l’aviatrice Marina Mikhailovna Raskova, all’epoca già famosa, chiese al Comitato centrale del Partito comunista russo l’autorizzazione di poter formare un battaglione d’aviazione femminile. La sua richiesta fu esaudita, ma le aspiranti erano talmente tante che vennero formati non uno, bensì tre battaglioni femminili.

Le aviatrici del 586° battaglione di cacciambombardieri parteciparono alla difesa di Mosca e alle battaglie di Stalingrado e Kursk, effettuando 9.000 incursioni e abbattendo 38 aerei nemici.

Oltre al 586° presero parte attiva alle azioni belliche il 588° e il 587° reggimento bombardieri. Durante i combattimenti aerei, le donne pilota manifestarono una destrezza e un’abilità davvero ammirevoli. Così, il 2 giugno 1943, quando 9 cacciabombardieri Petlyakov Pe-2 effettuarono un’incursione nella regione della stanitsa cosacca Kievskaya a Kuban e vennero attaccati da 8 cacciabombardieri tedeschi, le aviatrici risposero al fuoco nemico abbattendo 4 cacciabombardieri e fecero ritorno alla base senza aver subito nessuna perdita.

La tradizione dell’aviazione femminile è tuttora viva. Per la prima volta nella storia russa è stata creata di recente una squadriglia femminile di elicotteriste, battezzata Colibrì, come l’uccello tropicale.

Le donne combattenti sono state un fenomeno assai diffuso nell’esercito russo, hanno affrontato le prove più ardue della storia, compiendo il loro dovere e guadagnandosi al pari degli uomini le loro mostrine. Attualmente nelle forze armate della Federazione Russa prestano servizio 50mila donne.

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