Alla ricerca dei caduti

I volontari hanno trovato i resti di oltre 2.000 soldati dell'Armata Rossa caduti nella regione di Leningrado (Fonte: www.ingria-poisk.ru)

I volontari hanno trovato i resti di oltre 2.000 soldati dell'Armata Rossa caduti nella regione di Leningrado (Fonte: www.ingria-poisk.ru)

Per decenni alcuni volontari hanno cercato le spoglie dei soldati dell'Armata Rossa che perirono durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale

“Finché non sarà restituito alla terra l’ultimo soldato morto, la guerra non sarà finita”, diceva il grande generale russo Aleksandr Suvorov. Ormai da molti decenni gruppi di entusiasti sono impegnati nella ricerca dei luoghi di sepoltura e del recupero delle generalità dei combattenti caduti negli anni della Seconda Guerra Mondiale. Lavorano nei luoghi delle battaglie più sanguinose, portando via dal vuoto dell’oblio i nomi degli eroi.

Nell’oblast di Leningradskij, per esempio, la squadra “Ingrija” conduce già da molti anni tali operazioni: nel corso di 37 spedizioni i suoi membri hanno trovato le spoglie di 2.227 fra soldati e comandanti dell’Armata Rossa.

Che cosa spinga questi ricercatori lo ha raccontato a Russia Oggi il caposquadra Evgeny Ilin.

"È da 13 anni che mi occupo di ricerca organizzata. Ho la sensazione che questa guerra, alla quale io non ho preso parte, sia sempre stata in me. Ho trascorso l’infanzia nei pressi di Leningrado (oggi San Pietroburgo, Ndr), proprio dove si tenevano i combattimenti. Anche noi ovviamente giocavamo alla guerra".

 

In breve

Nel febbraio del 2013 durante l’incontro con i veterani della battaglia di Stalingrado, il Ministro della Difesa della Federazione Russa Sergei Shoigu ha dichiarato che la Difesa è pronta a prestare aiuto per realizzare squadre di ricerca storico-militare in tutto il Paese, fornendo le attrezzature indispensabili che il dicastero ha a disposizione.

 

Dopo aver terminato il servizio militare Evgeny si è iscritto alla Facoltà di storia dell’Università di Leningrado. Secondo quanto riferisce, nutriva da sempre il desiderio di occuparsi di ricerca. Nel 2000, già come docente della Facoltà di storia dell’Università statale di San Pietroburgo, Ilin ha messo insieme una piccola squadra di ricerca fatta di studenti delle Facoltà di storia e chimica.

"Il nostro gruppo è l’unico della città e dell’oblast di Leningradskij a essere formato da studenti, e l’unico che già da 13 anni organizza con regolarità 3 spedizioni sul campo all’anno. La grande differenza tra un gruppo di ricerca ufficiale e gli 'scavatori in nero' (così viene chiamato chi fa ricerche non ufficiali, Ndr) o, come li chiamo io, gli 'sciacalli', sta nello scopo: il nostro è molto modesto: trovare i soldati. Gli altri invece sono spinti soltanto dalla sete di denaro. Nella nostra squadra ora si contano ufficialmente 37 persone".

Nella zona di Kirovsk, dove è attivo il gruppo “Ingrija”, durante la guerra si stava decidendo il destino di Leningrado. Già solo nel triennio 1941-1943 l’Armata Rossa tentò per cinque volte di fare breccia nella città assediata via terra. E proprio nella provincia di Kirovsk si svolsero gli scontri più cruenti. Secondo le stime più caute in quelle zone morirono 120.000-130.000 persone. A oggi si contano ufficialmente soltanto 37.000 soldati sepolti, inclusi quelli delle fosse comuni.

"Nell’ultima spedizione dell’autunno 2012, abbiamo trovato in una palude un carro armato KV a pezzi. Ho detto ai ragazzi che il cingolato era probabilmente seguito dalla fanteria. Ed effettivamente vicino al carro armato abbiamo rinvenuto 25 soldati morti. Tre di loro avevano la piastrina, ma a forza di stare nella palude 'se ne erano andate', come diciamo noi, e non era possibile leggerle. Una però siamo riusciti a decifrarla e abbiamo persino trovato i parenti del militare caduto".

Quando si riesce a ritrovare la piastrina e a leggere il cognome del soldato, i ricercatori provano un’incredibile gioia. Significa che un altro combattente ce l’ha fatta a uscire dall’anonimato. Se poi si trovano anche i parenti la soddisfazione morale va oltre ogni limite. Questo è il motivo per cui queste persone vanno ogni giorno per boschi e campi, vivono nelle tende e svolgono un lavoro pesante e certosino.

"Siamo in stretti rapporti con i tedeschi. Da quando è nata la squadra abbiamo organizzato alcune spedizioni per i loro scolari. Nel 2011 è venuta in visita dalla Germania una squadra di ricercatori. Insieme abbiamo fatto ricerche nel 'dannato bosco' di Kruglaja. Se trovavamo un caduto tedesco dicevamo: 'Ragazzi, qui c’è un vostro compagno'. Se invece loro ne scorgevano uno dei nostri ce lo comunicavano e noi lo tiravamo fuori".

Quando “Ingrija” ritrova un soldato caduto della Wehrmacht le sue spoglie vengono inviate al Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge e. V, un’associazione per l’assistenza alle tombe delle vittime di guerra. Si seppelliscono a Sologubovka, il più grande cimitero al mondo di soldati tedeschi al di fuori dei confini della Germania, nella provincia di Kirovsk dell’oblast di Leningradskij. Attualmente vi sono sepolti circa 82.000 militari tedeschi.

"Quando leggo sui giornali che è stato trovato da qualche parte un nascondiglio con le armi fatto dagli 'scavatori in nero' o passa l’informazione che qualcuno le vende, mi viene da sorridere. Perché nella stragrande maggioranza dei casi le armi non sono adatte per un uso diretto. L’anno scorso abbiamo trovato 105 soldati e 32 armi. Alla fine del giro redigiamo un atto e consegniamo gli armamenti ritrovati ai collaboratori della polizia o al Ministero delle Situazioni di Emergenza".

Secondo i dati ufficiali del Ministero della Difesa, alcuni decenni dopo la fine della Grande Guerra Patriottica negli ex campi di battaglia, dalla “Valle della morte” nei pressi di Murmansk fino a Berlino, si contano 1.054.000 soldati uccisi e ancora rimasti senza sepoltura.

Durante i lavori di ricerca delle squadre sono stati ritrovati e seppelliti con gli onori militari circa 450.000 soldati. La guerra non finirà finché non sarà seppellito l’ultimo soldato. Alla domanda “Finirà questa guerra prima o poi?” Evgeny Ilin risponde: “Non ce la faremo mai a trovare l’ultimo soldato, ma è nostro dovere mettercela tutta per riuscirci”.

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