Cittadini per la cura di parchi e giardini

Più di 400 volontari hanno partecipato all'iniziativa di pulizia del parco Muzeon a Mosca (Foto: Ufficio Stampa)

Più di 400 volontari hanno partecipato all'iniziativa di pulizia del parco Muzeon a Mosca (Foto: Ufficio Stampa)

Rinasce in Russia la tradizione del volontariato ambientale, il "subbotnik", per liberare dai rifiuti gli spazi pubblici

Valentina Volchenkova, studentessa ventenne che lavora in una delle tante caffetterie della capitale, insieme con altri 460 volontari, ha preso parte il 20 aprile 2013 al subbotnik di lavoro volontario aziendale nel parco delle Sculture Art Muzeon di Mosca.

L’idea dei subbotnik, vale dire le iniziative di lavoro sociale volontario per la cura degli spazi pubblici, che si svolgevano nei giorni festivi di primavera e più frequentemente di sabato – da qui il loro nome – risale a più di un secolo fa. Si dice che il primo subbotnik abbia avuto luogo a Mosca nel 1919, per iniziativa del leader del partito bolscevico al potere, Vladimir Lenin. A questo subbotnik avevano preso parte 15 volontari, mentre l’anno successivo il loro numero arrivava già a 425mila.

In epoca sovietica quella del subbotnik diventò una pratica di massa, ma dopo la dissoluzione dell’Urss, quest’attività di lavoro volontario scomparve, mentre negli ultimi anni il volontariato ambientale per la pulizia dei territori è tornato a essere popolare. A detta del vice sindaco di Mosca, Petr Biriukov, quest’anno ai subbotnik organizzati a Mosca il 20 aprile 2013 avrebbero preso parte 1 milione e 300mila persone.

“Quasi tutti vogliono aderire, ma non si può abbandonare il lavoro al caffè così abbiamo concordato insieme i nomi di chi doveva partecipare oggi e chi la prossima settimana”, ha spiegato Valentina Volchenkova. Il prossimo subbotnik è stato programmato per la settimana successiva in un altro parco moscovita, quello di Sokolniki. Una volta scomparsa la neve, in primavera, i volontari liberano prati e vialetti dai rifiuti e dalle foglie vecchie, riverniciano le panchine e piantano fiori nelle aiuole.

“È un’abitudine sana: abbiamo deciso di non rimanere chiusi in casa il sabato, ma di uscire coi rastrelli, per socializzare all’aria aperta e cercare di fare qualcosa di utile”, dice Anna Zaychenko, una delle cinque compagne di corso di Valentina, che hanno partecipato con lei all’iniziativa del Muzeon.

Il numero dei volontari cresce. Se ai subbotnik fino a due anni avevano partecipato solo 60 volontari, l’anno scorso il numero dei partecipanti era  già salito a 360.

“Si tratta di una politica tipica per una holding in costante crescita e con valori occidentali, - spiega Olga Borte, esperta di green marketing. - Ma i maggiori brand internazionali che sbarcano in Russia, anche se in Occidente promuovono la loro filosofia ecologista, qui non sembrano avere alcuna fretta di aderire a queste iniziative, sebbene la situazione stia gradualmente cambiando”.

Le imprese russe, a detta di Olga Borte, organizzano di solito i subbotnik, solo se hanno la necessità di creare un “team building speciale”. L’organizzazione di subbotnik aziendali comincia a diventare in Russia un business a sé.

“Al tema ambientalista sembrano interessarsi le imprese più avanzate in cerca di nuovi metodi per motivare i collaboratori, - aggiunge Roman Sablin, fondatore dell’agenzia di consulting ecologico GreenUp, nonché autore del libro Il driver verde. La vita ecologica nell’arco di 24 ore.  Il paintball e i club hanno stancato. Si sente il bisogno di qualcosa di più costruttivo e creativo”. 

Roman Sablin coordina gli eco-eventi: le iniziative di volontariato aziendale per la pulizia di aree pubbliche e la piantumazione di alberi. Prima di ogni iniziativa Roman e i suoi colleghi istruiscono i dipendenti delle compagnie, spiegando loro le diverse tipologie di rifiuti e i criteri per separare vetro, metalli e plastica destinati al riciclo. Il resto viene raccolto in sacchi a parte e portato in discarica.

Secondo Roman Sablin, circa il 40 per cento della spazzatura raccolta nei parchi si può riciclare. Da 400 lattine di metallo è possibile, per esempio, fabbricare una bicicletta. 

“Molti lo considerano solo uno svago, un modo per passare il tempo insieme e socializzare; ma molti altri, invece, dopo aver partecipato alla pulizia dei parchi, cominciano a fare la raccolta differenziata anche a casa, - afferma Sablin. - E non bisogna sottovalutare l’effetto psicologico che è molto importante: nei luoghi dove si tiene pulito, i rifiuti diminuiscono del 50 per cento”.

Ma se l’interesse per l’ecologia è in crescita, non sempre i dipendenti delle compagnie, a detta di Sablin, si preoccupano della cura e della tutela dell’ambiente che li circonda, immersi come sono nel loro lavoro. 

I collaboratori possono essere motivati attraverso un percorso di educazione ecologica. Roman Sablin porta come esempio il caso della macchia di spazzatura nell’Oceano Pacifico. “La gente resta scioccata quando mostro in una grande slide la fotografia di un’isola di spazzatura alta almeno cento metri e con una superficie pari a quella della California dove la corrente spinge la spazzatura di tutto l’oceano, - racconta. - Questa poltiglia di sacchetti di plastica, mozziconi di sigarette, bottiglie e altri rifiuti del genere proviene per l’80 per cento dal continente. Ragazzi, spiego, quella bottiglia di plastica che avete buttato senza pensarci nel secchio della spazzatura potreste ritrovarla lì nei prossimi cinque, dieci anni”.

Oltre ai subbotnik aziendali si moltiplicano le iniziative di volontariato ambientale organizzate da associazioni di veri entusiasti. Una di queste è il movimento Rifiuti zero, che esiste dal 2004 e raccoglie attivisti di cento città russe e di cinque paesi della Csi.

“Tutto ha avuto inizio dai cortili di casa nostra: gli spazzini pulivano intorno alle case, ma nelle aree giochi per bambini non puliva nessuno. Volevamo che anche quegli spazi fossero belli, puliti e accoglienti”, ci dice Denis Stark, il trentacinquenne fondatore del movimento, consulente tecnologico per banche e privati.

Nove anni fa organizzò la prima iniziativa di volontariato ambientale nella sua città natale, Pietroburgo. Agli otto organizzatori si unirono allora dieci persone. Denis noleggiò un camion a proprie spese per trasportare i rifiuti. Nel 2010 al subbotnik annuale organizzato dal suo movimento in tutta la Russia i partecipanti furono 1.500; nel 2011 9mila e nel 2012 85mila.

I volontari organizzano le proprie azioni attraverso i social network, utilizzando tutti gli strumenti per coinvolgere i cittadini: annunci nella rete, pubblicità nella metropolitana, volantinaggi, iniziative pubbliche preventive per illustrare le azioni in programma.

A settembre 2013 il movimento Rifiuti zero organizzerà un nuovo subbotnik in tutta la Russia nell’ambito del programma internazionale di volontariato ambientale World Cleanup 2013. L’edizione russa di questa iniziativa è partita il 30 marzo 2013 con la manifestazione “Ghiaccio pulito nel Baikal”, durante la quale 260 volontari hanno raccolto 98 sacchi di spazzatura in una superficie di 3 km2.

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