La sanità impressa nei volti e nei chilometri

La sanità pubblica nei villaggi fuori città si regge interamente sulle persone e sul loro lavoro (Foto: Angelina Ivanova)

La sanità pubblica nei villaggi fuori città si regge interamente sulle persone e sul loro lavoro (Foto: Angelina Ivanova)

Reportage dal distretto di Kolyvan dell’oblast di Novosibirsk, osservando la giornata tipo di medici e infermieri dei presidi sanitari di campagna

Nel distretto di Kolyvan dell’oblast di Novosibirsk, dove sono attivi 22 punti di assistenza medico-ostetrica (Fap) e il più lontano dal capoluogo del distretto è a 130 chilometri.  

Un luogo a me più caro non c’è
L’infermiera Olga Dubanova, del Fap (punto di assistenza medico-ostetrica), lavora nel villaggio di Tropino da 28 anni. Da Novosibirsk l’hanno assegnata qui, si è sposata e ci è rimasta. Racconta: “Dopo la scuola mi hanno offerto un lavoro in città, ma io sono una patriota! Qualcun deve pur andare nelle campagne! E da quel momento non c’è stato un luogo a me più caro”.

Oggi come molti anni fa, ai tempi in cui l’illustre scrittore russo Mikhail Bulgakov svolgeva l’incarico di medico di campagna, la sanità pubblica nei villaggi fuori città si regge interamente sulle persone. Allontanandoti di un centinaio di chilometri dal centro abitato entri in un mondo che prima avevi letto soltanto nei libri, dove all’infermiere del paese tocca fare da medico, educatore e consigliere.

Spesso sono parenti e ospiti a rivolgersi ai punti di assistenza medico-ostetrica; d’estate invece lo fa chi vive nelle dacie. Il villaggio di Tropino ha da poco compiuto 292 anni. Ci vivono 140 persone; a metà febbraio 2013 si intravedono le casette scure e i viottoli, tutto è coperto dalla neve. Per strada c’è solo un vecchietto con la barba e due cani. Silenzio.

Nel villaggio di Tropino vivono solamente 140 persone (Foto: Angelina Ivanova)

Dieci anni fa c’erano 242 abitanti, tra cui 40 erano bambini. Adesso ne sono rimasti 18, hanno chiuso la scuola. I vecchi furgoncini “GAZ” portano i ragazzini nel villaggio vicino, a 15 chilometri. Il sovchoz (in Unione Sovietica era l’azienda agricola statale, ndr) è stato chiuso ancora prima, chi ha potuto se ne è andato via. Quelli che sono rimasti lavorano nel punto di assistenza medica, in un club, alla biblioteca o alla posta.

Il massimo vantaggio che la civiltà abbia portato a Tropino consiste in una casetta. La porta del centro di assistenza è vicino all’entrata del club notturno dove c’è musica. Secondo il piano di modernizzazione nel centro c’è stata una ristrutturazione dal valore di 130.000 rubli: ora le finestre sono in plastica, per terra c’è il linoleum e le pareti della stanza per i trattamenti curativi sono state ridipinte perché fosse più facile pulire.

Olja Genrichovna, infermiera del posto, parte subito in quarta: “Qui è molto più interessante che là, nei posti prestigiosi. Scrivetelo, che i giovani vengano qui a vivere come ho fatto io un tempo! Non ci sono fidanzati disponibili nel villaggio? Che si portino dietro i loro…”.

Alla domanda sulla giornata tipo di un’infermiera Olga Genrichovna alza le spalle: “Come capita. A volte rientri dal lavoro e poi passi tutta la notte per andare a Kolyvan (un villaggio a qualche chilometro di distanza da Tropino Nda) o rimani accanto al letto di un malato… Durante le feste sono tutti a passeggio e noi a correre, per salvare qualcuno. Dopo le feste di gennaio mi hanno chiamato di corsa. Era il 9 gennaio 2013, due pensionati. Si era rotta la stufa e non l’avevano accesa per 8 giorni. Gli ho portato una stufetta, ho chiamato i figli a Kolyvan, è venuto mio marito e ha dato una mano a riparare la stufa. Mi sono rivolta al proprietario della segheria, ha portato gli scarti del legname. È andato tutto bene, sono sani e salvi”.

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Nei villaggi con meno di cento abitanti ci sono persone preparate a prestare il primo soccorso in caso di necessità, visto che il centro più vicino dista spesso svariati chilometri (Foto: Angelina Ivanova)

Il medico di campagna non è un dottore ma può aiutare
Prima l’autobus raggiungeva il villaggio di Tropino tre volte al giorno. Adesso lo fa tre volte alla settimana. Non tutte le macchine possono arrivare a Bolshaja Cheremshanka e non in qualunque condizione atmosferica. Non c’è alcun servizio di autobus. Sulla mappa non compare nemmeno il villaggio.

La popolazione è composta da 20 persone, tutti pensionati. L’auto è riuscita a raggiungere la casa di Valentina Vlasova, la direttrice della “gestione abitativa”, perché hanno ripulito la strada. Invece dalla sua paziente preferita, una nonnina di 96 anni che sta dall’altra parte del villaggio, era impossibile andare.

Nei villaggi in cui vivono meno di cento persone e distano più di 3 chilometri dal punto di assistenza più vicino, ci sono persone preparate ad hoc che devono prestare il primo soccorso in attesa dell’arrivo del medico. Vengono chiamati “direttori della gestione abitativa”. I più autorevoli e caritatevoli abitanti dei paesi sono investiti di questa missione. Non ricevono un rublo per il lavoro che svolgono, nemmeno i soldi per le chiamate sul cellulare.

Il compito principale del novello “attivista sanitario” è non lasciare il malato da solo, telefonare al punto di assistenza più vicino o all’ospedale della zona, consultarsi, capire quale farmaco tra quelli prescritti è indispensabile. Quindi aspettare i soccorsi, se sono necessari, insieme al malato.

Valentina Vlasova ha rifiutato il ruolo di tutrice dei villaggi: le fanno male le gambe, fa fatica a camminare. Ma “qualcun lo deve pur fare”: le stesse parole di Olga Genrichovna. Ora Valentina va a trovare i suoi assistiti dall’altra parte del paese, “controlla inflessibile l’andamento della pressione” e in più porta alle vecchine il pane e le medicine (nel paese non ci sono negozi né farmacie).

Conclusioni
Marina Kutaevskaja, primario e medico di riferimento dell’ospedale centrale di Kolyvan spiega tutto in cifre: “Per i grandi lavori di ristrutturazione dei punti di assistenza medico-ostetrica il governo federale e regionale ha stanziato per il distretto più di 8 milioni di rubli; per l’acquisto dei macchinari più di 9 milioni di rubli. Nei centri più distanti e negli ospedali della zona abbiamo un autotrasporto; anche se non ci era dovuto, il servizio medico non può fare a meno dell’automobile. Una cosa è negativa: già ora si nota la mancanza di personale e molti infermieri sono in età di prepensionamento. Chi prenderà il loro posto? Per adesso chi sta finendo la scuola di Medicina in città sa già dove andrà a lavorare. E non è nelle campagne. Persino il programma Il dottore dello zemstvo, per il quale i giovani medici ricevono soldi per costruirsi una casa propria, non basta a risolvere il problema del nostro distretto che è troppo esteso. I dottori dello zemstvo appena laureati preferiscono i paesi vicini alla città. Però in uno dei punti di assistenza più distanti, raggiungibile soltanto con un camion da trasporto legname, isolato nel caso di una piena, si è trasferita un’infermiera dalla città. Lei e il marito hanno lasciato l’appartamento ai figli, volevano tranquillità. A volte anche io ci faccio un pensierino…”, ci dice sorridendo la giovane primaria.

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