Tutti pazzi per FaceApp, la app russa che ci invecchia: ma che fine fanno i nostri dati?

Sergej Pyatakov/Sputnik; FaceApp
Il tormentone digitale dell’estate utilizza le reti neurali per mostrarci in maniera realistica come saremo da anziani, attraverso un semplice click. Un gioco che ha contagiato migliaia di utenti e celebrità. Ma restano i dubbi sul trattamento dei dati personali

Chi c’è dietro alla creazione di FaceApp?

Il “padre” della app che ci svela come saremo da anziani si chiama Yaroslav Goncharov. Laureato in Meccanica e Matematica all’Università statale di San Pietroburgo, prima di fondare FaceApp Goncharov ricopriva la carica di direttore tecnico presso la SPB Software, società specializzata nella produzione di app e giochi per smartphone e dispositivi mobili. La SPB Software è stata acquistata nel 2011 dal colosso Yandex alla cifra di 38 milioni di dollari; nel 2013 Goncharov ha lasciato Yandex per fondare una sua compagnia, la Wireless Lab, anch’essa specializzata nella creazione di app.

La società sta lavorando allo sviluppo di vari progetti basati sullo studio delle reti neurali, proprio come FaceApp, apparsa per la prima volta nell’AppStore nel gennaio 2017; la versione per Android, invece, è stata lanciata un mese dopo. Nella primavera dello stesso anno l’applicazione si è rivelata virale e ha conquistato il primo posto nella classifica dell’AppStore negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e altri paesi.

Cosa fa FaceApp? 

L’applicazione è in grado di invecchiare o ringiovanire le persone con un semplice click. Si possono selezionare vari filtri, cambiare sesso e modificare l’espressione del proprio volto.

L’app permette inoltre di cambiare il colore dei capelli, provare nuovi make up e farsi crescere la barba. La versione pro mette a disposizione una grande varietà di filtri ed elimina la pubblicità. L’abbonamento pro costa 249 rubli al mese (3,99 dollari), 1.490 rubli all'anno (19,99 dollari), e 2.990 rubli illimitatamente (39,99 dollari).

La app è stata anche al centro di varie polemiche per aver impostato il filtro “hot” - pensato per rendere il volto più accattivante - sulla base dei tratti somatici europei e quindi chiari. Dopo questa accusa di razzismo, il filtro è stato rimosso e l’azienda ha chiesto pubblicamente scusa. 

Nell’agosto 2017 la app metteva a disposizione anche filtri “etnici”, che permettevano di cambiare i tratti somatici in “asiatici”, “bianchi”, “neri” e “indiani”. 

Ma anche questi filtri sono stati eliminati.

Perché la app è tornata di moda solo ora? 

Rispondere a questa domanda non è semplice. Ma ciò che è certo, è che nella nuova versione lo sviluppo delle reti neurali ha raggiunto livelli sorprendenti e la qualità delle “trasformazioni” è sicuramente più impressionante di prima. Le foto modificate sembrano vere!

Il filtro più gettonato è quello che permette di invecchiarsi e scoprire come sarà il proprio volto fra qualche decina di anni. Una vera e propria mania che ha contagiato i social: su Instagram appaiono più di 76,6 mila foto con l'hashtag #faceappchallenge

Tra le immagini più sbalorditive c’è quella della famosa bambina (invecchiata) del cioccolato russo Alyonka.

La app ha contagiato anche i vip, come la conduttrice Ksenia Sobchak, che ha sfidato Putin alle ultime elezioni presidenziali.

Sui social sono apparse anche foto del presidente Vladimir Putin e del primo ministro Dmitrij Medvedev invecchiati, seguiti dal portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov.

Anche Sergej Zhukov, cantante del gruppo “Hands Up”, è stato travolto da questa moda.

Il tormentone digitale dell’estate non ha risparmiato nemmeno le celebrity straniere: ecco, ad esempio, il cantante e compositore sudcoreano Jin.

Il redattore della casa editrice Comic Book, Brandon Davis, ha svelato come potrebbe essere l’Uomo Ragno nel 2099.

Non sono stati risparmiati nemmeno i protagonisti di "Game of Thrones".

E un graphic designer del Marocco ha utilizzato l’app per creare una finta campagna pubblicitaria per il marchio Nivea. 

I nostri dati personali sono in pericolo? 

Nell'informativa sulla privacy, FaceApp spiega che l'applicazione raccoglie i dati sulla posizione dell'utente e sull'intera cronologia di navigazione. Inoltre, l'app viene a conoscenza di quali altri servizi digitali utilizza l’utente, quale smartphone possiede e ovviamente entra in possesso delle foto caricate. L’elenco dei dati comprende anche “altre informazioni utili per migliorare il servizio”. Non è specificato, però, di quali informazioni si tratta. 

Gli sviluppatori di FaceApp assicurano che i dati non saranno venduti o ceduti a terzi e che tutte le informazioni raccolte sono impersonali. Tuttavia l’azienda non nasconde di condividere le informazioni con “partner pubblicitari esterni”.

Da lì ne è nato il sospetto che dietro a questa app si nascondano gli hacker russi.

È comunque doveroso precisare che una simile politica sulla privacy riguarda anche Facebook, il social network più utilizzato al mondo. 

 

Al momento della pubblicazione di questo articolo il direttore generale di FaceApp, Yaroslav Goncharov, non ha risposto alle domande di Russia Beyond

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