La guerra dei dati: Cosa sta accadendo alla start-up russa finita nella lista nera di Facebook?

Pixabay
È accusata di aver raccolto informazioni sugli utenti e per questo il social network ha bloccato gli account ad essa collegati. Ma i portavoce dell’azienda sostengono che lo scandalo sta procurando nuovi clienti

A metà ottobre Facebook ha disabilitato più di 66 account, profili e app di SocialDataHub, una start-up con base a Mosca. E ha annunciato che il blocco non si fermerà qui.
“Paradossalmente questa situazione ha aumentato la nostra popolarità e ci ha portato più clienti”, ha detto il portavoce della start-up. Bisogna comunque precisare che non tutti gli account messi fuori gioco appartengono ai dipendenti di SocialDataHub.


Fra questi vi era anche l’account Instagram di un corgi, il cagnolino di Artur Khachuyan, 26 anni, giovane fondatore della start-up. L’azienda ha chiesto di sbloccare l’account dell’animale, che aveva solamente 176 follower, ma non ha ricevuto risposta.
La start-up russa non teme di seguire lo stesso destino di Cambridge Analytica, la società dati ingaggiata durante la campagna elettorale di Trump nel 2016 per ottennere l’accesso alle informazioni private di oltre 50 milioni di utenti Facebook. Il tentativo di influenzare gli elettori americani portò alla chiusura dell’azienda.


La domanda dei consumatori però è in continua crescita e sono sempre di più le nuove start-up che spingono per entrare nella “zona grigia” della raccolta dei dati privati.
SocialDataHub sostiene di ricavare dati solo da fonti aperte come forum, blog e canali televisivi. “Non utilizzeremo nessuna informazione ricavata da Facebook o Instagram”, ha detto l’azienda.
La start-up aiuta banche e compagnie assicurative a individuare nuovi clienti assegnando un punteggio ai russi sulla base dei loro profili sui social media, mentre l’azienda sorella, Fubatech, avrebbe compilato un database di immagini di cittadini russi che potrebbe essere utilizzato per il riconoscimento facciale da parte del governo.

SocialDataHub fornisce anche software di scraping a terzi e, secondo il fondatore Artur Khachuyan, non si assume la responsabilità di come venga poi utilizzata questa tecnologia.
“Facebook ha ragioni per credere che il vostro lavoro per il governo consista nell’individuare foto dagli account personali di alcune persone sui social media al fine di identificarli”, ha detto il social network a SocialDataHub, così come riporta il New York Times.
Il portavoce di SocialDataHub ha riferito che l’azienda sta ora pensando di presentare un reclamo alla Camera di Commercio irlandese, dove si trova la sede europea di Facebook, per violazione della legge sull’antimonopolio.
L’azienda sta addirittura pensando di inviare una lettera di reclamo al presidente russo Putin.

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