Medicina: energia dal sangue per i pacemaker del futuro

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Partendo dal glucosio contenuto nell’organismo umano, l’istituto Kurchatov di Mosca sta portando avanti una ricerca per migliorare le prestazioni dei generatori elettronici per il cuore

All’istituto Kurchatov di Mosca, uno dei centri leader per la ricerca e lo sviluppo dell’energia nucleare, gli studiosi russi stanno lavorando per produrre energia partendo dal glucosio presente nel sangue umano. Secondo loro, ciò sarebbe utile per fornire una maggior durata ai pacemaker. 

Così come spiega Pavel Gotovtsev dell’istituto Kurchatov, il glucosio è contenuto nel sangue e nei fluidi fisiologici. “L’elettricità – spiega – si genera dalla trasformazione chimica diretta”. Per perfezionare la nuova tecnologia, gli scienziati hanno creato in laboratorio un modello dell’apparato circolatorio. E vi hanno introdotto un piccolo elemento (circa 5 cm) di biocarburante. 

In questo modo è stato possibile ottenere corrente elettrica da 15 a 40 microwatts. “Una quantità sufficiente per i moderni pacemaker. E le persone non soffriranno alcun disagio”, spiega Gotovtsev.

Gli elementi del biocarburante sono creati da materiali biocompatibili per ridurre al minimo i rischi di un possibile rigetto. Si presume infatti che il paziente venga operato una sola volta e che il pacemaker resti nel corpo senza problemi. La ricerca degli studiosi russi consentirà anche di sviluppare altri dispositivi per impianti che richiedono un’alimentazione costante. 

Sono molti i ricercatori nel mondo che stanno lavorando per trovare soluzioni valide per i pacemakers. Un team della University of British Columbia a Vancouver, in Canada, ha creato una cella combustibile capace di generare energia dal plasma del sangue umano. 

Gli scienziati della Fudan University in Cina stanno invece lavorando a una soluzione che genera energia dal movimento del sangue grazie a una fibra di un millimetro. 

Ma fino ad ora gli scienziati si sono dovuti arrendere davanti a un problema comune: le loro soluzioni non generano energia sufficiente per alimentare un pacemaker. 

Ma il team russo dell’istituto Kurchatov sembra aver trovato una soluzione e si appresta ora a realizzare i primi test. Tuttavia, anche se le prove verranno superate con successo, ci vorranno dieci anni prima di poterlo utilizzare sull’uomo.

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