Un modello matematico svela i misteri degli anelli di Saturno

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Un team internazionale di scienziati, composto anche da un gruppo di ricercatori russi, ha studiato uno dei più grandi misteri del pianeta: il comportamento dell’anello F, uno degli anelli esterni di Saturno

La maggior parte dei pianeti del nostro sistema solare studiati e osservati dagli scienziati sembra restare immobile per milioni di anni. Ma gli anelli di Saturno con le loro formazioni di polvere e ghiaccio appaiono estremamente instabili. A questa conclusione vi era già arrivato Galileo Galilei nel 1610. Ma molte questioni relative alla loro formazione e ai loro processi risultano irrisolte ancora oggi. 

L’anello F può subire cambiamenti nel corso dei giorni e addirittura nel corso delle ore: in un’occasione, un veicolo spaziale ha identificato degli accumuli di materia in questo anello che poi sono improvvisamente scomparsi in poco tempo. Recenti studi potrebbero far luce su questo fenomeno. 

Gli scienziati russi di Skoltech, l’istituto di tecnologia di Skolkovo, insieme ai colleghi dell’Università statale di Mosca e dell’Istituto di matematica numerica, in collaborazione con l’Università inglese di Leicester e l’Università americana di Boston, hanno unito le forze per studiare il misterioso anello F.

I ricercatori si sono affidati a un modello matematico utilizzato in precedenza anche per studiare gli elementi più stabili di Saturno. E hanno identificato un meccanismo che potrebbe causare la formazione di accumuli nell’anello F. I risulati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Physical Review Letters

“Abbiamo lavorato tre anni prima di presentare i risultati del progetto”, ha detto il ricercatore di Skolkovo, Sergej Matveev. “C’è voluto parecchio tempo prima di elaborare i nostri dubbi e convalidare le nostre tesi”. 

Il processo di aggregazione delle particelle (fusione) e la loro frammentazione giocano un ruolo importante nel comportamento e nel cambiamento degli anelli di Saturno. 

Gli scienziati sono giunti alla conclusione che essi conducono a un ciclo limite stabile. 

“Speriamo di attirare l’interesse della comunità scientifica per elaborare analisi rigorose su questi fenomeni”, ha concluso Matveev.

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