Dalle stelle agli abissi: il cimitero dei veicoli spaziali che si prepara ad accogliere la Iss

Sergei Savostyanov/TASS
Nelle acque del Pacifico meridionale, in una zona a quattro chilometri di profondità chiusa alla navigazione, riposano vecchie astronavi in pensione appartenute a vari paesi del mondo. Fra qualche anno verranno sepolti qui anche i rottami della Stazione spaziale internazionale

Benvenuti nel luogo della Terra più distante dall’umanità. Port Nemo (dal latino, “porto di nessuno”) si trova nella parte meridionale dell’Oceano Pacifico, tra il Sud America e la Nuova Zelanda. In questo luogo noto anche con il nome di “polo oceanico di inaccessibilità”, riposano centianaia di veicoli spaziali. Un vero e proprio cimitero per le astronavi.

Qui, su una superficie di 17 milioni di km quadri a una profondità di 4 km, sono sepolte carcasse di veicoli spaziali in una zona chiusa alla navigazione e inaccessibile anche ai sommozzatori. 

Paradossalmente i veicoli spaziali ancora in orbita nello spazio sono molto più vicini a questo “cimitero sommerso” di qualsiasi altro insediamento umano: solo per fare un esempio, la Stazione spaziale internazionale si trova “solamente” a 400 km da Port Nemo, mentre la “vicina” Isola di Pasqua di trova a 2.600 km.

La prima navicella spaziale venne abbandonata in queste acque nel 1971. Nel corso degli anni vennero “sepolti” qui altri 260 veicoli spaziali. A contribuire maggiormente a infittire questa flotta fantasma fu l’Unione Sovietica, che diede in custodia alle acque del Pacifico 140 rottami, tra cui la famosa staziona spaziale Mir.

Questo enorme cimitero ha accolto, inter alia, anche i rottami di cinque navicelle dell’Agenzia spaziale europea, sei carghi HTV dell’agenzia giapponese e un razzo SpaceX. 

L’estremo saluto 

I “funerali” che celebrano il “termine della vita” delle navicelle spaziali vengono sempre condotti in maniera controllata, per evitare danni o incidenti collaterali. I veicoli spaziali non vengono mai sepolti nel Pacifico in un unico pezzo. 

Le astronavi vengono fatte deorbitare e la loro traiettoria viene calcolata in modo tale da atterrare in questo spazio dell’Oceano. Le parti più piccole delle navicelle di solito non sopravvivono al rientro sulla Terra, si disintegrano nel momento in cui entrano a contatto con l’atmosfera. Le componenti più grandi dei veicoli invece si rompono e i detriti precipitano tra le acque di Port Nemo. 

Non mancano però incidenti inaspettati e potenzialmente pericolosi. Nel 1979, ad esempio, i resti della prima nonché unica stazione spaziale americana Skylab non riuscirono a centrare l’obiettivo e finirono per schiantarsi nella parte occidentale dell’Australia. I rottami vennero poi esposti in alcuni musei locali. 

Un altro incidente riguardò la stazione sovietica Salyut-7: nel 1991 alcuni pezzi caddero nel suolo argentino. Fortunatamente in entrambi i casi non ci furono vittime.

Un ospite importante 

Questo cimitero subacqueo si prepara ad accogliere un ospite davvero particolare. Secondo l’astronomo David Whitehouse, al termine della propria missione la Stazione spaziale internazionale riposerà proprio a Port Nemo. La discesa dell’Iss, che ha una massa di 450 tonnellate (quattro volte più grande della Mir) sarà “uno spettacolo davvero straordinario”, ha detto Whitehouse. 

Se lo spazio esercita su di voi grande entusiasmo, non perdetevi il lavoro visionario del fotografo russo Aleksandr Ivanec che con il suo progetto dal titolo #diveinsideyourspace ricorda all’umanità che la natura è sempre qui, accanto a noi, e che ce ne stiamo piano piano dimenticando...

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