Quella sconfitta che brucia ancora

Il Parma nella stagione 1988-89 (Foto: Wikipedia)

Il Parma nella stagione 1988-89 (Foto: Wikipedia)

Trent'anni fa la prima disfatta di un club sovietico in una competizione internazionale. L'impresa della Santal Parma

Trent'anni fa, la prima volta. Attesa, contro i maestri di sempre. Ricorre quest'anno l'anniversario della prima sconfitta inflitta da un club di pallavolo dell'Europa Occidentale (e italiano) a uno dell'Unione Sovietica. E toccava per l'esattezza alla Santal Parma andare a vincere sul parquet del Radiotechnik Riga, allora vertice del volley sovietico, nei quarti di finale della Coppa dei Campioni. Sino a quel momento, schiacciate e ricezioni rappresentavano plasticamente la situazione geopolitica in Europa. Due blocchi contrapposti.

E contro i sovietici non si vinceva mai, una sorta di Cortina di Ferro in calzoncini e magliette, eretta anche da fenomeni come Pavel Selivanov, uno dei sovietici che saliva sul gradino più alto del podio ai Giochi olimpici di Mosca, Urss campione e Stati Uniti a casa, per loro volontà, il primo boicottaggio, restituito con gli interessi dai sovietici a Los Angeles 1984. Non c'era partita con gli occidentali anche perché dal 1980 al 1984 i club dell'Urss non partecipavano alle Coppe Europee. Selivanov era parte di un'armata invincibile. Il suo talento finito in mani di ferro era già stato raccontato agli americani sulla rivista Volleyball Magazine del 1978, assieme a un altro colosso del volley sovietico, Aleksandr Savin. Ma Selivanov andava forte anche con la lingua. Non si tirava indietro neppure quando si trattava di parlare degli statunitensi, in piena Guerra Fredda. Proprio nel 1985 i sovietici andavano negli Stati Uniti, a San Francisco, per amichevoli contro selezioni americane. E lo stesso Selivanov spiegava ai cronisti che non c'era inimicizia con gli americani, anzi. E che con i suoi compagni lasciava volentieri la politica lontano da un campo di pallavolo.

Contro Parma provava a fare la differenza, con il suo club, il Radiotechnik che aveva vinto il titolo sovietico sfilandolo al Cska Mosca, lo squadrone per eccellenza che schierava quasi l'intera rosa della Nazionale con la sigla CCCP sul petto. E pochi mesi prima, oltre ad aver superato il Cska in classifica, il Radiotechnik di Selivanov batteva anche la Nazionale brasiliana. Ma gli emiliano compivano un miracolo, un pezzo di letteratura sportiva, prima di dominare gli anni Ottanta in Italia ed Europa. Quattro anni dopo sarà la Nazionale italiana a vincere gli Europei, a Stoccolma, facendo decadere il mito sovietico. Ma il trono era cominciato a traballare quattro anni prima, sul parquet di Riga. 

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