Spirito e corpo raccolti nel sacro

Celebrazione nella Chiesa di Cristo Salvatore di Mosca (Foto: Sergei Pyatakov / Ria Novosti)

Celebrazione nella Chiesa di Cristo Salvatore di Mosca (Foto: Sergei Pyatakov / Ria Novosti)

Dal periodo di digiuno durante la Quaresima: per osservare le differenze tra la Pasqua cristiana e quella ortodossa. Facendosi accompagnare dalla poesia

In Italia si è appena celebrata la Pasqua cattolica. In Russia invece gli ortodossi festeggiarono la Domenica delle Palme e tra una settimana celebreranno la Resurrezione del Signore. A Mosca imperversa il cattivo tempo. Neve, vento, freddo. I pochi russi in visita a Roma, oltre ad essere felici per il sole e le temperature miti, in questi giorni di Quaresima ordinano nei ristoranti della capitale un menù prevalentemente di verdure: niente carne, uova, pesce, formaggi, e la domanda frequente che si pongono è: "Gli italiani osservano il digiuno della Quaresima?".

Devo ammettere che gli italiani non osservano più il digiuno quaresimale, mentre per una buona parte della popolazione russa si tratta di un vero e proprio impegno. In Russia nella Domenica delle Verby (palme) le chiese sono gremite di gente e si benedicono i rametti di salice (verby). Poi, per il giorno di Pasqua, si colorano le uova sode e si prepara un dolce pasquale, a base di formaggio simile alla ricotta, che si chiama pasqua. I fedeli si salutano dicendo " Cristo è risorto!" e si risponde: "In verità è risorto!" e ci si bacia tre volte; in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. E dopo la liturgia pasquale finalmente si mangia ogni ben di Dio!

I russi rispettano le tradizioni della propria cultura. E l'ortodossia fa parte inscindibile della cultura russa. Debbo riconoscere, con un certo rammarico, che la cultura russa è quasi del tutto sconosciuta agli italiani. Il mondo occidentale conosce e stima la tradizione letteraria russa, ma sembra che la conoscenza della Russia si limiti a Dostojevskij, Pushkin, Lermontov, Cvetaeva, Achmatova, Majakowskij. Sfugge all'Occidente la profonda religiosità dei russi, il loro amore per la propria terra, la loro incrollabile fede in Dio. Il popolo russo ha vissuto un'esperienza negativa e forzata dell'ateismo statale durante l'Unione Sovietica e se durante il periodo sovietico le chiese si trasformarono nelle palestre e nei granai, oggi la Russia torna ad essere un Paese di cupole dorate e dei campanili, delle icone, dei conventi e dei monaci.

E proprio di un monaco che vorrei parlarvi oggi. Si chiama Roman. Nasce in una famiglia di contadini nel 1954, in uno sperduto villaggio russo. In gioventù svolse diversi mestieri, tra cui l'insegnante di musica, finché nel 1985 non prese i voti. Nel 2003 si ritirò in un eremo a Vertovo, raggiungibile solo via acqua. Non disse una parola per otto anni e comunicò con l'esterno tramite dei bigliettini. Scrive poesie. È un monaco eremita e poeta. Molte sue poesie sono state messe in musica e cantate dai noti cantanti e dai personaggi dello spettacolo, oltre che da egli stesso. Nel 2012 ricevette il Premio Ortodosso Letterario Nazionale "Principe  Alessandro Nievskij", per il contributo reso alla letteratura russa.

Scrive Ieromonaco Roman nella prefazione ad una sua raccolta poetica:

"Solo Dio - Verità, Luce, Vita, Amore, Saggezza. Solo Signore -  Santo Scopo di tutta la creazione. E ogni tipo d'arte - prima di tutto è una via, che conduce  alla luce oppure porta alle tenebre. Creatore sarà giustificato o giudicato dal suo creato. Perciò sia il creato non per l'udito o per la vista ma per l'anima".

 

La Pasqua, grande festa
religiosa e familiare

Così sono i suoi canti. Un dialogo dell'uomo con la propria anima.

"Il digiuno con la preghiera conforterà il cuore,

Il suono delle campane sulla terra.

[...]

E dimmi, anima, da dove inizieremo il pianto

Per i nostri giorni dannati?

[...]

O, Adamo, il primo uomo,

Cadde nel Paradiso,

E pianse all'infinito..

Piangi, anima, tu anche sei lontana

Dal tuo Signore e Creatore.

[...]

O, anima, con te dove staremo,

Passati gli anni tutti?

[...]

O, anima, in cosa poni le tue speranze?

[...]

Giuseppe fu venduto dai suoi fratelli

E tu, anima, ti sei venduta agli empi.

[...]

O, anima, anima mia, destati,

Vicina è la fine e non hai lacrime...".

Altre sue poesie ci parlano di amore filiale verso la terra russa. Una terra vasta dall'ampio respiro di un'anima grande, dove l'uomo è parte del creato tutto, dell'amore di un Dio a cui il popolo russo crede senza discuterne l'esistenza, come non si discute l'esistenza e la necessità dell'aria.

"Il cuore pretende l'eterno e l'anima la costanza". Buona Pasqua!

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta