Napoli nel destino di Stanislav Cherchesov

Stanislav Cherchesov (Foto: Wikipedia)

Stanislav Cherchesov (Foto: Wikipedia)

Il filo rosso che lega l'allenatore della Dinamo Mosca con il capoluogo campano

Da portiere ad allenatore. Venticinque anni dopo, di nuovo il Napoli. Ora contro Gonzalo Higuain, attaccante argentino degli azzurri, autore di una tripletta nel match di andata degli ottavi di finale di Europa League. Un quarto di secolo fa contro El Diez, il migliore di tutti, Diego Armando Maradona. Il destino di Stanislav Cherchesov sembra collegare Mosca al Vesuvio. Il 7 novembre 1990 l'attuale tecnico della Dinamo Mosca (l'ex squadra del Kgb, attuale terza in classifica nella Russian Premier League con lo Zenit San Pietroburgo capolista) che prova a render duro il passaggio del turno ai napoletani si sdraiava in terra per parare l'ultimo rigore azzurro tirato dal difensore Marco Baroni.

Non c'era bisogno di intervenire, la palla finiva fuori. Finiva 5-3 per i moscoviti, con rigore decisivo segnato da Aleksandr Mostovoi, ai tempi talento atteso alla consacrazione nell'Occidente del pallone mentre tra i tiratori dei penalty c'era anche Igor Shalimov, che poi giocherà con Foggia, Inter, Bologna e anche Napoli. Lo Spartak di Cherchesov andava avanti, al terzo turno di Coppa dei Campioni (allora non esisteva ancora il format della Champions League) mentre Diego Armando Maradona cominciava di segnare la sua parabola discendente, che lo avrebbe portato allo stop per uso di cocaina e a una parentesi piuttosto lunga e buia della sua esistenza. Un altro calcio. E Cherchesov, che ora non ha più la capigliatura di una volta ma è noto come allora per il baffetto ed era stato apprezzato anche nel periodo alla Lokomotiv, anche se i due club non hanno mai fatto nulla per nascondere l'antipatia reciproca, alzava il pugno al cielo nel gelo dello stadio Luzhniki, testimone involontario di un pezzo di letteratura sportiva.

Il giorno prima della partita, Maradona non era ancora in Russia ma a Napoli. Poi, l'arrivo nella notte sovietica, una delle ultime grandi notti sovietiche dello sport, a bordo di un jet privato. Maradona arrivava all'hotel del Napoli, una cena veloce, poi via a visitare la Piazza Rossa, aperto un varco nel filo spinato dai poliziotti solo perché si trattava di Maradona. Un salto a dare un occhio al Mausoleo di Lenin e alle altre bellezze della piazza russa. Prima della fine di un'era, che Cherchesov ha visto in diretta, dalla sua porta. Maradona in panchina, al suo posto Gianfranco Zola, poi in campo, svogliato, geniale nella lotteria dei rigori. Sconfitto nella campagna di Russia.   

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