Italia-Urss, quando la storia del calcio si decise a testa o croce

La semifinale di Euro 1968, terminata in parità, si risolse con il lancio della moneta. La sorte sorrise agli azzurri, futuri campioni

Una monetina che scriveva un pezzo di storia del calcio europeo. Con il pensiero che va agli Europei 1968, mentre le principali nazionali del Vecchio Continente cominciano a preparare l'edizione del prossimo anno, di scena in Francia. Italia e Unione Sovietica di fronte, semifinale della competizione, in finale per entrambe ci sarebbe stato l'ostacolo Jugoslavia.

Quarantasette anni fa l'Unione Sovietica si stava letteralmente impossessando del calcio occidentale. Aveva vinto a mani basse gli Europei 1960, primo campionato europeo per Nazioni, nato dal disgelo a livello politico internazionale.

L'Italia non era presente, l'Urss invece sì, assieme alla Cecoslovacchia e gli slavi. Poi il titolo finiva alla gloriosa Cccp, che aveva Lev Jascin, il portiere più forte di tutti che blindava la porta e in attacco Ponedelik siglava ai supplementari il gol vincente contro gli slavi. Ma nel corso del decennio, se possibile i sovietici diventavano sempre più forti.

Jascin era sempre un muro, si aggiungevano fuoriclasse dai piedi dolci come Valery Voronin. E solo in finale perdevano l'edizione 1964, contro la Spagna, rete storica di Marcelino a sei minuti dal termine, che consegnava alla Spagna una festa nazionale e al dittatore Franco un motivo per mostrare l'orgoglio della patria. Ecco quindi che il penultimo atto conclusivo contro gli azzurri, a Napoli, il 5 giugno 1968, valeva la password verso l'eternità del pallone. Un ciclo vincente. Settantamila spettatori nel capoluogo del Mezzogiorno, nell'Italia del boom economico, che traboccava di passione per il pallone. Gli azzurri erano già stati campioni del mondo in due occasioni ma era sempre sfuggito l'alloro europeo. Tempi regolamentari in pareggio, 0-0. E così i supplementari. Gli italiani attaccavano, era la Nazionale di “Giggiriva”, di Giacinto Facchetti, in porta c'era già Dino Zoff. Tra i sovietici invece Jascin aveva lasciato la fascia di capitano e la Nazionale, ma c'erano atleti solidi, tosti come Afonin, Istomin. Insomma, poche occasioni da gol da entrambe le parti.

E la storia vuole che quel calcio non conoscesse ancora una delle torture più ciniche che lo sport abbia mai conosciuto: la lotteria dei rigori. Le partite in bilico erano decise dalla monetina, dalla sorte. Non contava chi avesse meritato di più sul campo. E la sorte dava ragione all'Italia, che battendo la Jugoslavia vinceva gli Europei. Con Facchetti che spiegava in un'intervista successiva che ci furono addirittura due lanci, ma il primo fu nullo perché la moneta terminò in una fessura sul pavimento dello spogliatoio. L'Urss finiva invece quarta. Perdendo l'appuntamento con la sorte. 

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