Reva, schiacciasassi sotto rete

Considerato il primo capitolo significativo per la pallavolo dell’Urss, nei tornei internazionali Konstantin Reva interpreta il dominio assoluto con la casacca della Nazionale sovietica. Fino ai Mondiali di Mosca del 1952
 
Foto:  bestsportsmen.ru

L'icona del volley che giocava a calcio. Tra gli anni Quaranta e Cinquanta, nel decennio più complesso per essere solamente un atleta che pensa alla propria carriera. Tra guerre, sangue, competizioni nazionali e internazionali sospese e poi riprese. Konstantin Reva è stato il primo capitolo significativo per la pallavolo in Unione Sovietica. Schiacciatore, imbattibile a muro, in grado di giocare sulla banda destra e sinistra. Un fuoriclasse completo. Con quella marcia in più, una componente fisica che spesso poneva gli atleti dell'Est un gradino sopra agli altri, in termini di forza e resistenza. Anche per la capacità di praticare più sport, da ragazzo. Prima il calcio, con successi in una squadra juniores una volta trasferitosi a Mosca, poi con l'atletica leggera (correva i 100 metri in 11,8 secondi).

Poi l'incontro con Nikolai Starostin, il mito del calcio sovietico, anima dello Spartak Mosca - finito anche nei gulag - fino all'abbraccio della pallavolo nel club della capitale, in cambio di 850 rubli. Poi, il titolo nazionale e la chiamata alle armi, nell'esercito sovietico. Sino al ritorno sul parquet, con sette campionati in fila vinti con il Cska Mosca. Ma Reva era soprattutto la fotografia del dominio assoluto con la casacca della Nazionale sovietica nei tornei internazionali. Dal 1949 al 1956, con alcune vette come il successo ai Mondiali di Mosca 1952. Doppio successo per uomini e donne, Urss sul tetto del mondo. Reva e altri campioni, come Sergei Nefedov, Mikhail Pimenov, Vladimir Shagin e Alexei Yakushev, vincevano otto gare su otto, senza mai perdere un set.

Neppure in finale contro la temuta Cecoslovacchia, la prova che gli sport di squadra in quel periodo spesso erano una questione tra Paesi dell'Est. I sovietici erano favoriti, l'anno precedente avevano già vinto l'oro agli Europei, ma quasi mai nel volley si era visto – e si vedrà in futuro – una tale schiacciasassi di punti e cambi palla. E lo stesso trattamento, nessun set ceduto, era accaduto ai Mondiali di Praga, tre anni prima.

Anche i premi individuali hanno segnato la sua carriera. Nove anni fa Reva finiva nella lista dei pallavolisti insigniti nella Hall of Fame, la casa dei migliori. Ma soprattutto cinque anni prima era nel ristretto elenco dei più forti di sempre, assieme ad alcuni assi come Lorenzo Bernardi (che vincerà il premio di miglior pallavolista del secolo, assieme allo statunitense Karch Kiraly), oppure il brasiliano Renan Dalzotto.

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