Nello staff di Capello l'ex serie A Simutenkov

Igor Simutenkov (Foto: Photoxpress)

Igor Simutenkov (Foto: Photoxpress)

Un passato nelle mani di Reggiana e Bologna, oltre che il primo calciatore russo a finire nella Major League americana

La Nazionale russa, nello staff tecnico. Anni dopo una carriera vissuta tra Russia, Italia e Stati Uniti. Mentre Christian Panucci e Massimo Neri, collaboratori del ct della Nazionale russa Fabio Capello non si presentano al raduno per mancato pagamento degli stipendi arretrati, fa il suo ingresso nello staff del tecnico italiano Igor Simutenkov. Una figura nota alla Serie A. Punta di movimento, con poche reti in verità, che passava senza grosse tracce tra Reggiana e Bologna, nel mezzo degli anni Novanta.

Simutenkov arrivava qualche tempo dopo la fuga dei calciatori russi verso l'Europa dopo la fine dell'Urss. Zavarov, Aleinikov, Dobrovolskij, fallimenti tecnici, atleti che non si adattavano al pallone occidentale. Per Simutenkov, buona tecnica e tanta corsa, da punta esterna, ma soli quattro gol in A con i reggiani, il doppio in Serie B con i bolognesi, troppo poco per incidere.

Ma il meglio Simutenkov lo regalava fuori dal campo, anzi in un'aula di tribunale. Grazie all'ex punta russa si è avuta nel 2005 una sentenza della Corte di giustizia europea, che equiparava i calciatori della Federazione a quelli europei. Con la legge di partenariato Ce-Russia che prevaleva sulla legge nazionale spagnola. Non più extracomunitari, il calciatore aveva presentato un'azione legale contro il Ministero dell'Educazione e della Cultura spagnolo e contro la Federazione reale spagnola di calcio perché al Deportivo Tenerife non giocava poiché considerato extracomunitario. E la sua battaglia veniva vista come il secondo capitolo della legge Bosman, che circa dieci anni prima rivoluzionava il calcio, con il trasferimento gratuito per i calciatori in altre squadre, una volta scaduto il contratto con la vecchia società d'appartenenza che non riceveva più alcun indennizzo.

Ma Simutenkov è finito nelle pagine della letteratura sportiva anche per esser stato il primo calciatore russo a finire nella Major League Soccer. Da Mosca al soccer americano, firmando per il Kansas City Wizards, una delle squadre più ambiziose del calcio a stelle e strisce, che ancora doveva conoscere la corsa ai campioni internazionali, come avviene ora (ultimo top player, l'ex milanista Kakà) tra italiani, brasiliani, argentini. Anche negli States, poche reti, alcuni pesanti nei playoffs, prima di un infortunio che lo riportava verso casa, fino al ritiro nel 2005, anno della sentenza della Corte europea di giustizia. In Nazionale, gli Europei 1996 da protagonista e nove gol in 20 presenze. 

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