Onopko, il capitano silenzioso

nella Nazionale della rinascita

Foto: Wikipedia

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Un maestro del pallone. Tra i pochissimi ad aver superato le cento presenze in Nazionale, Viktor Onopko fu l’uomo chiave della Nazionale nata dalla dissoluzione dell’Urss

Il capitano silenzioso. Il muro russo, perno della Nazionale nata dalla dissoluzione dell'Unione Sovietica, con la Russia che provava durante gli anni Novanta a ricostruire le fondamenta dell'antica grandezza. Viktor Onopko è uno di quei difensori che ora si vedono poco nel panorama internazionale. Alto e con le gambe lunghe, uno spilungone particolarmente abile nell'intercettare i passaggi e nei contrasti. Senso dell'anticipo e della posizione e acume tecnico-tattico gli consentivano di neutralizzare qualsiasi attaccante avversario.

Un professore del mestiere, quando era ancora un'arte difendere a uomo, non perdere l'attaccante avversario in area di rigore, non limitandosi a coprire lo spazio oppure alzare la mano per invocare il fuorigioco. L'esordio in Nazionale avveniva nel settembre 1992. Non c'era più la gloriosa casacca Cccp, gli atleti indossavano quella della Csi. Un interregno doloroso, prima della scelta di molti atleti. Tra chi optava per la casacca russa, chi per quella ucraina o bielorussa.

Onopko, come un altro grande calciatore di quel periodo, l'esterno sinistro Andrei Kanchelskis – in Italia con la maglia della Fiorentina – nonostante la carta d'identità ucraina sceglieva la Russia. Da uomo chiave della Nazionale della rinascita, assieme a Oleg Salenko e Aleksandr Mostovoi: un mix di forza, reti e fantasia. Ma la Russia non riusciva a fare strada nei massimi tornei mondiali.

Solo in dissolvenza la grandezza dell'Urss che pochi anni prima, Europei 1988 persi in finale, metteva paura all'Olanda di Marco Van Basten. Anche ai Mondiali del 1994, quelli della cinquina rifilata da Salenko al Camerun in una sola partita, i russi tornavano in patria senza qualificazione al secondo turno.

Onopko vestiva la maglia della Nazionale per oltre dieci anni, dalle Olimpiadi di Barcellona 1992, passando per Usa '94, sino ai Mondiali nippocoreani 2002, con 113 presenze e sette reti, tra i calciatori in Nazionale con più gettoni nella storia del calcio. Soprattutto, Onopko mostrava l'attaccamento ai colori della Nazionale e del calcio russo resistendo all'ondata di compagni di squadra che, una volta abbattuto il Muro di Berlino e sentenziata la fine dell'Urss, correva nell'Europa occidentale alla ricerca di una nuova maglia e di tanti soldi. Da Rinat Dasaev a Oleksei Mikhayilichenko, sino a Sasha Zavarov e Sergei Aleinikov (in Italia con la Juventus). Lui invece ancora quattro anni allo Shakthar Donetsk, il club che lo aveva lanciato ad alto livello. Per poi volare in Spagna, all'Oviedo. 

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