Il cavallo rosso della Rivoluzione

Disegno di Natalia Mikhaylenko

Disegno di Natalia Mikhaylenko

Il famoso dipinto di Kuzma Petrov-Vodkin (1878-1939) "Il bagno del cavallo rosso" può essere considerato il quadro più importante di quel periodo che portò alla caduta dell'Impero Russo. Lo stesso pittore fu un personaggio straordinario: andava a caccia di avventure ed era un infaticabile sperimentatore

Il suo cognome è alquanto insolito e attira immediatamente l’attenzione. La sua origine risale al nonno di Petrov-Vodkin che era un calzolaio e, come quasi tutti i calzolai dell’epoca, era un forte bevitore. (In russo esiste perfino un’espressione ad hoc: “Ubriaco come un ciabattino”). Beveva talmente tanto che i suoi concittadini gli affibbiarono un secondo cognome: Vodkin. Queste le origini del suo cognome dal…doppio-fondo. La città di Chvalynsk, dove quanto detto sopra ebbe luogo, è situata sul fiume Volga. Un giorno Kuzma si mise a nuotare in mezzo al fiume e poco ci mancò che annegasse. Per fortuna un barcaiolo lo vide dalla riva e lo salvò. Una settimana dopo fu il barcaiolo stesso ad affogare. A quel punto Kuzma prese un pezzo di latta e su di esso disegnò una barca, con le teste delle persone che spuntavano fuori dall’acqua, e in alto il cielo. Sotto scrisse: “A eterna memoria”.

Fu così che divenne un artista. Una volta portati a termine i suoi studi, Petrov-Vodkin andò all’estero, dove visse alcune avventure assolutamente incredibili. Per esempio, raccontò che una volta fu attaccato dai predoni nel deserto del Sahara. Sparò un colpo di pistola in aria e fischiò come un pazzo. Per questo motivo i beduini lo chiamarono il Fischiatore e dissero a chiunque incontrarono poi nel deserto che era meglio non avere nulla a che fare con lui, perché era troppo pericoloso. Forse Petrov-Vodkin si inventò tutto, ma se non altro la sua fu un’invenzione ispirata. C’è anche un’altra storia che risale sempre ai suoi viaggi: a Roma fu rapito dai banditi. In seguito raccontò: “Sono stato portato da qualche parte, sotto terra, con un bavaglio sulla bocca. Ho visto tre uomini. Dentro di me ho pensato: ‘Se questi non sono diavoli, allora sono sicuramente fuorilegge. Il mio portafoglio era scomparso’”. In seguito si scoprì che i rapitori volevano che l’artista dipingesse quadri di famosi maestri, tra i quali Leonardo da Vinci.

 

Petrov-Vodkin trovò il proprio inimitabile stile assai tardi nel corso della sua vita. All’improvviso, infatti, ebbe l’idea che fosse possibile dipingere utilizzando soltanto tre colori: rosso, giallo e blu. Fu così che nacque la sua tavolozza di soli tre colori, ed è con questi tre colori che egli dipinse la sua opera più famosa: “Il bagno del cavallo rosso”. Si tratta di un dipinto stupefacente: inquietante, potente, misterioso. All’apparenza riproduce qualcosa di molto semplice: un ragazzo e un cavallo. Ma quale affascinante intensità emanano queste figure! Tale magia non è presente nella sua opera sin dagli esordi. Agli inizi era stato un pittore realista: Petrov-Vodkin dipinse il nipote seduto su un cavallo preso in prestito da un contadino del posto. Quando il quadro era quasi finito, caso volle che Petrov-Vodkin visitasse una mostra di icone russe. Rimase a tal punto colpito da ciò che aveva visto che immediatamente decise di conferire al suo quadro del “Cavallo rosso” uno stile da icona. Il dipinto assunte immediatamente una dimensione ulteriore, un altro significato: divenne simbolico e addirittura profetico. Dopo tutto, il rosso è il colore della rivoluzione. Fu soltanto a distanza di anni, dopo la rivoluzione bolscevica, che Petrov-Vodkin osservò con sorpresa: “Adesso capisco! È questo che intendevo!”.

Il pittore fu sempre molto lontano dalla politica. Non appartenne mai ad alcun partito e quando gli si chiedeva di commentare qualche faccenda politica, di solito rispondeva: “Non lasciatevi coinvolgere, nella politica regna una confusione infernale”. Nonostante ciò, accettò la rivoluzione bolscevica e iniziò addirittura a collaborare con il nuovo regime. Insegnò all’Accademia delle arti, lavorò come designer per le produzioni teatrali, dipinse quadri. Vide la rivoluzione come un’impresa grandiosa, estremamente interessante. Anche se si rese conto perfettamente che quella era anche un’impresa molto sanguinaria. Le nuove autorità non sollevarono obiezioni nei suoi confronti. Una volta, però, rischiò di essere giustiziato perché sospettavano che fosse coinvolto in una rivolta del Partito rivoluzionario socialista di sinistra. Per fortuna se la cavò con appena due giorni di prigione. È interessante scoprire che un altro sospetto in quello stesso episodio fu il famoso poeta Aleksandr Blok. I due furono rimessi in libertà contemporaneamente. Per i bolscevichi, Petrov-Vodkin era un uomo della loro stessa classe sociale, il figlio di un ciabattino, l’autore di un quadro sulla “dittatura del proletariato”. È così, infatti, che i bolscevichi interpretarono il suo quadro “Il bagno del cavallo rosso”: poiché era rosso, era loro, era del proletariato.

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