Nemov, il mito che rivoluzionò la ginnastica

Pathos, spettacolo e potenza. Dodici medaglie olimpiche, quattro podi mondiali. La scalata verso il successo di “sexy Aleksei”. Nonostante lo scandalo alle Olimpiadi di Atene
Aleksei Nemov (Fonte: Wikipedia)

Una gara sospesa per 15 minuti. Con il pubblico greco inferocito per il punteggio basso attribuito dai giudici alla sua performance. Aleksei Nemov, fenomeno russo della ginnastica, è l’atleta che rivoluzionava la sua disciplina a cavallo del nuovo Millennio. E che bloccava - sia pure per uno spicchio di tempo -, le Olimpiadi di Atene 2004. La competizione a cinque cerchi per eccellenza, con le medaglie che valevano una vita sportiva.

Nemov era conosciuto come “sexy Aleksei”. Per il suo senso dello spettacolo, il pathos provocato dalle sue prove acrobatiche. Stile ed eleganza, assieme ai successi. Non nell’estate ateniese, però.

Esercizio da fuoriclasse alle parallele asimmetriche, voto (9.725) che lo piazzava ai piedi del podio. Niente medaglia, volavano fischi e insulti ai giudici. Che rivedevano il punteggio (9.762), comunque non sufficiente per meritarsi il metallo. Ancora polemiche, fino al gesto del russo: sul podio per ordinare in pratica lo stop alle proteste, accettando il verdetto della giuria per non ostacolare la prova degli altri atleti. In particolare, dell’americano Paul Hamm. Lo Zar placava la folla.

Ma lo scandalo per la sua esibizione greca avrebbe provocato la revisione del sistema di punteggio, due anni dopo. Anche perché Nemov era già la storia della ginnastica. Dodici medaglie olimpiche, vinte tra i Giochi di Atlanta 1996 e Sidney 2000 (quattro ori): settimo nella graduatoria all time che vede il nuotatore Michael Phelps (22) davanti a tutti. In più, cinque podi ai Mondiali. Il riconoscimento a un campione che a sette anni si allenava tutti i giorni, cinque volte alla settimana. A dieci anni, doppia seduta al giorno. Che diventavano tre, quattro anni dopo. Fino all’esordio mondiale nel 1993, a 16 anni. Quinto, a corpo libero.

Sette anni dopo, in Australia, la prova più grande della carriera. A Sidney per riprendersi l’oro perso ad Atlanta, dove era il grande favorito. Medaglia d’argento per un errore nella mezza diagonale acrobatica.

Negli anni precedenti ai Giochi 2000, infortuni a una spalla, un vistoso calo di forma. E una vertebra rotta ai Mondiali 1999 che lo costringevano a mesi forzati su una sedia rotelle. Ma gli australiani poterono ammirarlo nelle parallele asimmetriche, nella gara a cavallo con maniglie, nella prova a squadre. Solo ori. Per un totale di sei medaglie in una sola Olimpiade. Come ad Atlanta. Come solo i fenomeni.   

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