Come combattere efficacemente la tossicodipendenza

Vignetta di Natalia Mikhaylenko

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La riforma statale del sistema di assistenza sposterà l'accento dalle misure di medicina a quelle di polizia. L'opinione di Aleksandr Delfinov, esperto di politiche antidroga

L'abuso di stupefacenti è percepito dall'opinione pubblica russa come uno dei principali problemi del nostro Paese. La diffusione dell'epidemia da Hiv in Russia continua ad aumentare, benché sia calata nelle altre zone del mondo e persino in Africa. Inoltre, almeno a partire dal 2007, a tutto ciò si è aggiunto il problema della tubercolosi resistente ai farmaci.

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Leggi anche l'opinione
dello psicologo
Denis Avtonomov 

Da un punto di vista strettamente medico, lo Stato russo in buona coscienza spende ingenti somme per acquistare i preparati per la terapia antiretrovirale, che permette ai sieropositivi di sopravvivere, ma ignora completamente i metodi di prevenzione dell'infezione da Hiv raccomandati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità per quanti fanno uso di droghe mediante iniezione: ad esempio, i programmi di distribuzione di siringhe sterili monouso in cambio di quelle usate o la terapia sostitutiva.

Un altro problema tangibile è quello delle morti per overdose. In tutto il mondo esiste ed è in uso un sistema di prevenzione per cui nell'ambiente dei tossicodipendenti si distribuisce del naloxone, un antagonista oppioide puro e gli assistenti sociali tengono dei seminari su come usarlo. Anche questo rientra nei cosiddetti programmi di riduzione del danno da consumo di narcotici non a scopo terapeutico; in Russia, però, lo Stato non fornisce alcun sostegno a questi programmi, e per ora si limita a tollerarli.  

Nel maggio 2012 il Presidente Putin ha firmato un decreto "Sul perfezionamento della politica statale nell'ambito della salute pubblica", che prevede, in particolare, di riformare entro il 1° gennaio 2016 il servizio di aiuto per i tossicodipendenti. Per ora si può trarre una sola conclusione: il lavoro del governo su questo tema sta chiaramente svoltando verso le misure repressive e di controllo, a scapito di quelle propriamente sanitarie e scientificamente fondate. 

Ecco solo un esempio: non è un segreto che nella cura della tossicodipendenza da oppiacei assunti per iniezione alleviare la cosiddetta "rota", ossia la crisi d'astinenza, non è il problema principale. Il compito più difficile è la successiva riabilitazione, che comporta un lungo lavoro psicologico e sociale con il paziente. 

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sulla situazione
a Irkutsk 

A oggi, nel nostro Paese, vi sono solo tre centri statali specializzati nella riabilitazione dei tossicodipendenti. Inoltre, se prestiamo fede alle parole del generale Ivanov, responsabile del Servizio Federale di Controllo sulla circolazione dei Narcotici (Sfcn), in Russia vi sono circa 8 milioni di consumatori di sostanze psicoattive illegali; 2,5 milioni di essi assumono stupefacenti mediante iniezione. Va detto che l'opinione appena citata del generale Ivanov non è supportata da ricerche scientifiche rilevanti in tutte e 83 le regioni della Russia.

In questo contesto, non sorprende che fioriscano rigogliosi i "rehab" di ogni genere, ovvero i centri di riabilitazione non statali, come la tristemente nota fondazione "La città senza droga" (Gorod bez narkotikov) di Evgenij Rojzman, o "Trasfigurazione della Russia" (Preobrazhenie Rossii) di Andrej Charushnikov (quest'ultimo è stato recentemente condannato a Kemerovo per l'omicidio di un paziente in fase di riabilitazione).

In questi centri i tossicodipendenti sono sottoposti a delle torture, non a delle cure. Eppure, dal progetto di riforma del servizio antidroga si apprende che circa 200 miliardi di rubli potrebbero essere stanziati in favore dell'Sfcn per la creazione di... un sistema nazionale di riabilitazione. Come potranno gli agenti della narcotici, il cui compito dovrebbe essere quello di combattere il narcotraffico, svolgere il lavoro di medici e psicologi? Ecco come: per cominciare, nel neonato "sistema nazionale" sono stati inclusi i centri privati già esistenti, e persino "La città senza droga" di Rojzman è finita nella lista dei centri di riabilitazione del Servizio Federale di Controllo sui Narcotici.

Il fatto interessante è che in Europa ci si muove nella direzione opposta, riducendo le misure di polizia in favore di quelle sanitario-sociali. Può darsi che la Russia semplicemente non disponga delle risorse finanziarie necessarie per un imponente programma di assistenza sociale? No; è vero che siamo più poveri dell'Europa, ma non così poveri da non poterci permettere una spesa di molti miliardi per creare la "lista dei centri di riabilitazione" dell'Sfcn o per acquistare enormi quantità di test che rivelano l'assunzione di stupefacenti, un'altra idea sulla "lotta alla droga" assai diffusa tra le masse. 

Secondo questa concezione, sottoponendo tempestivamente gli scolari e gli studenti al test che rivela l'utilizzo di sostanze psicoattive proibite, si possono prevenire i problemi legati a questo fenomeno. Un appassionato promotore di questa idea è, ad esempio, il principale esperto di stupefacenti del Ministero della Sanità, Evgenij Brjun.

Alla base di tutto questo non vi è, purtroppo, la preoccupazione per il benessere dei pazienti. Quale risultato può produrre il test sul consumo di stupefacenti? Il sistema che prevede l'effettuazione del test su tutti i ragazzi non prevede alcuna iniziativa medico-sociale di lavoro con i bambini e gli adolescenti difficili. Gli effetti possono essere meramente punitivi: i consumatori di droghe una volta individuati saranno espulsi da scuole e istituti, verranno schedati dal servizio antinarcotici, e così via.  

Misure di questo genere aumenteranno il livello di stigmatizzazione sociale dei consumatori di droghe, che già ora, per usare le parole del narcopopulista Rojzman, nel nostro Paese non sono considerati persone, ma animali. E gli animali che diritti possono avere? Nessuno. Bisogna individuarli e isolarli. Sostanzialmente è quello che fa Rojzman, che ha creato un sistema paracriminale, un surrogato dei "Centri di cura e lavoro" sovietici.  Purtroppo, il servizio statale per la lotta alla droga per il momento non è in grado di offrire ai cittadini della Russia una valida alternativa.

Aleksandr Delfinov è cofondatore e curatore del progetto Narcofobia

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