Larisa Latynina, ginnasta d'oro

Larisa Latynina (Foto: Ria Novosti)

Larisa Latynina (Foto: Ria Novosti)

L'atleta, simbolo dell'emancipazione femminile nello sport del Dopoguerra, ha mantenuto il suo record di medaglie per 48 anni, fino a Londra 2012

A Kazan, per la spettacolare prova di forza della Russia alle Universiadi estive che ha vinto 292 medaglie, 155 d’oro, c’era anche Larisa Latynina. Un pezzo di enciclopedia dello sport sovietico e mondiale che ha assistito al successo dell’Armata nella ginnastica a squadre.

Di medaglie, Latynina se ne intende. Anzi, sino a un anno fa era l’atleta più decorata di tutti i tempi nelle competizioni sportive. Diciotto allori appesi al collo nella carriera ultradecennale, con tre partecipazioni alle Olimpiadi.

Non male, per una ragazzina che sognava di diventare una ballerina classica facendo piroette al Teatro Bolshoj di Mosca, danzando sulle note di Sergei Prokofev. E che invece rappresenta la figura sportiva per eccellenza dell’Unione Sovietica nel Ventesimo secolo.

Talento, leggiadria, disciplina, tanta disciplina, tra corpo libero, parallele asimmetriche. E la capacità, tratto che unisce i fuoriclasse, di dare il meglio nelle competizioni più importanti.

Il debutto sulla scena internazionale avveniva a 19 anni, ai Mondiali di Ginnastica artistica, con il successo nella competizione a squadre. Poi, il dominio, con sei medaglie (quattro ori, un argento, un bronzo) vinte alle Olimpiadi di Melbourne 1956, le stesse che posero Lev Yascin, portiere della formidabile Urss, all’attenzione del calcio mondiale.

Due anni dopo, ai Mondiali di Mosca, vinceva cinque gare su sei, nonostante fosse incinta. Latynina diventava leggenda alle Olimpiadi di Roma 1960, con tre ori, un argento e un bronzo. Quattro anni dopo, ai Giochi di Tokyo, arrivavano due ori e altrettanti argenti. La storia era scritta.

Ci vorranno 48 anni e il nuotatore statunitense Michael Phelps, lo squalo di Baltimora, ad alzare l’asticella a quota 19, durante le Olimpiadi di Londra 2012.

Latynina, un simbolo della grandezza, della potenza dello sport sovietico, un’eroina ancora oggi, anche per il contributo all’emancipazione delle atlete nel delicato Dopoguerra. Chiuse la sua incredibile carriera nel 1966, a quasi 32 anni.

Dal 1967 al 1977 ha allenato la nazionale sovietica, poi si è dedicata alla squadra locale di ginnastica di Mosca. Diresse in seguito tutta l'organizzazione delle gare di ginnastica delle Olimpiadi della capitale russa, nel 1980. E nove anni dopo fu insignita dell'Ordine olimpico d'argento del Cio. Ammessa nella Hall of Fame nel 1998, alle Olimpiadi di Sydney del 2000 le fu intitolata una strada del villaggio olimpico.

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