Giochiamo a Mafia?

Foto: Itar-Tass

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Mosca vista dal basso di un'italiana. I post
Credit: Niyaz Karim
Credit: Niyaz Karim

15 aprile 2013
Le serate del week end moscovita, in compagnia dei soliti amici, si risolvono in feste e giochi di gruppo, a casa di uno o di un altro. Senza dover far troppo piangere il portafogli.

E mi sembra, ogni volta, di tornare indietro, alle feste di compleanno dell'adolescenza e alle risate intorno a passatempi ingenui come il gioco della bottiglia. In un'atmosfera allegra e spensierata che sempre più spesso riporta tanti altri miei amici stranieri ai tempi dell'erasmus.

Così, dopo aver mangiato tartine e brindato, ad un certo punto della serata, il canovaccio si delinea con naturalezza sempre allo stesso modo: ci si ritrova seduti in cerchio a decidere come continuare il divertimento.

Di solito, con la musica ad alto volume, (certo dipende pur sempre dall'ora), ci si lancia nel gioco della sedia, oppure, se si è troppo stanchi, si resta seduti a fare l'alba con il gioco delle domande impossibili a cui dare improbabili risposte.

Ma proprio l'altra sera Kira se ne esce con una proposta delle sue: "Giochiamo a Mafia". Un'idea che accoglie subito l'unanime consenso dei miei amici russi, mentre io resto attonita. "Cos'è?", chiedo incuriosita, visto che la parola mi evoca ben altro che un gioco.

Così, meravigliati per la mia domanda, ma pazienti come sempre, gli altri della comitiva iniziano a spiegarmi le regole del gioco. Un ripasso per tanti altri presenti.

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Spesso in Russia una serata tra amici può finire giocando a "Mafia", gioco di ruolo nato sul finire degli anni Ottanta (Foto: Itar-Tass)

Il gioco di gruppo, o forse sarebbe meglio chiamarlo "di ruolo", pare sia stato inventato da un certo Dmitri Davidov, uno studente russo di psicologia, sul finire degli anni '80. I giocatori vengono divisi in due gruppi: da una parte gli innocenti abitanti di una città immaginaria; dall'altra i criminali. Questi ultimi hanno l'obiettivo di uccidere quelli per bene; i cittadini, invece, di catturare i mafiosi.

Ed ecco che intanto spunta tra noi un mazzo di carte: sono tessere apposite che permetteranno di essere, carta in mano, una persona per bene o un malfattore. E chiudendo gli occhi, nella fase della notte, si individua il protagonista del gioco che dovrà convincere tutti gli altri, nel corso della finzione, di essere una brava persona. Finché non si individuano tutti i mafiosi, il narratore che scandisce il giorno e la notte, va avanti, perché è nel buio che la mafia agisce, mentre alla luce del sole si cercano gli assassini.

Chi sbaglia e incolpa di crimini un innocente paga pegno. Vince chi, fino all'ultimo, è così convincente da farsi credere pulito, anche se non lo è.

Insomma, è l'antesignano di un gioco di ruolo che davvero può andare avanti per un bel po' e che, mi hanno detto, viene utilizzato in Russia, nella vita reale, non solo come passatempo. Molte aziende, infatti, pare che selezionino il proprio personale affidandosi a questo gioco, dopo attenta valutazione del comportamento del partecipante, aspirante dipendente.

Anche in molti locali, ho saputo poi, vengono organizzate serate "mafiose", con l'obiettivo di far socializzare i partecipanti che non si conoscono tra loro. E ora anche io potrò prenderne parte senza fare la figura di chi arriva dalla Luna.

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