Calcio, la storica gara sotto assedio

Il monumento eretto a San Pietroburgo in memoria dello storico incontro giocato durante l'assedio di Leningrado (Foto: Itar-Tass)

Il monumento eretto a San Pietroburgo in memoria dello storico incontro giocato durante l'assedio di Leningrado (Foto: Itar-Tass)

31 maggio 1942: Dinamo Leningrado contro Nevsky Zavod, durante l'invasione nazista dell'Urss, perché anche con il calcio la città resisteva

Una partita di calcio sotto l’assedio nazista di Leningrado. Per una delle storie più intense della letteratura sportiva sovietica. Degna di una sceneggiatura da presentare al Festival del cinema di Cannes o di Venezia. Il 31 maggio 1942 si giocava Dinamo Leningrado contro Nevsky Zavod. Partita del campionato sovietico.

La guerra incedeva, ma si giocò lo stesso. Una prova di resistenza fisica, di orgoglio di un popolo che non voleva cedere ai deliranti progetti del nemico tedesco. Perché l’Operazione Barbarossa decisa da Adolf Hitler era partita in Urss mesi prima, il 22 giugno 1941. E Leningrado era già circondata, primo passo verso Mosca.

Sotto la forza militare dei tedeschi, per un assedio che durerà 872 giorni. In condizioni climatiche proibitive, oltre trenta gradi sotto zero. E un milione e mezzo di vittime.

La gara di calcio si giocava sul campo di riserva dello stadio della Dinamo, a Krestovsky Island. Una struttura ridotta a brandelli dai bombardamenti. Tra gli spettatori (poche centinaia), alcuni ammalati dei vicini ospedali d’accampamento e operai.

E nessuna notizia via radio per i cittadini di Leningrado, che sapranno del risultato finale della gara solo giorni dopo. Con alcuni giornali che riportavano un 6-0 per la Dinamo, altri un fantomatico 7-3. Contava poco. Anche perché nella Dinamo c’erano molti calciatori che facevano parte della Polizia, dell’Esercito sovietico. Erano più allenati rispetto a quelli del Nevsky (la squadra “del metallo”, attuale Zenit San Pietroburgo diretto da Luciano Spalletti). Che infatti chiedevano di disputare una gara da venti minuti a tempo, massimo trenta.

Molti non giocarono quella partita. Erano morti, alcuni erano impegnati in guerra, altri erano rimasti a Leningrado. Ma chi era in campo era in forma, preparato e concentrato sulla gara. Perché quella partita doveva rappresentare per i sovietici uno scampolo di vita reale in un film di guerra. Tra morti, assalti, guerriglie.

Quando la Germania invase l’Urss, il campionato sovietico era giunto a metà del suo percorso. Non cominciava in autunno per chiudersi in primavera, come già avveniva in Occidente e ora avviene in Russia, ma seguiva il corso dell’anno solare. E al vertice del torneo c’erano tre club di Leningrado: la Dinamo appunto, che dominava dal 1936, la decadente Spartak e il Nevsky.

Il calcio sovietico tornerà a respirare due anni dopo, nel luglio 1944, con una partita di Coppa tra Dinamo Leningrado e Zenit. E l’anno successivo ripartiva il campionato. Tra le macerie emotive dei ricordi.

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