La Bielorussia fuori dalla crisi?

Il presidente della Bielorussia Aleksandr Lukashenko (Foto: Ria Novosti)

Il presidente della Bielorussia Aleksandr Lukashenko (Foto: Ria Novosti)

Dopo tempi difficili e la stabilizzazione del 2012, Minsk spera nel rilancio. Un compito molto difficile per il presidente Aleksandr Lukashenko

Il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko, durante la grande conferenza stampa di inizio anno davanti alla stampa nazionale ed estera che si è tenuta a Minsk, si è detto sicuro che il Paese è in ripresa.

Lukashenko si è lamentato con gli osservatori più critici in Occidente che avevano previsto il collasso e ha affermato che, se i momenti più difficili per la Bielorussia, durante i quali non tutto quello che è stato programmato è stato davvero fatto, sono comunque passati e in ogni caso se ne è assunto la responsabilità, Minsk può iniziare comunque con ottimismo il 2013.

È anche vero che nel 2012 l’economia si è tranquillizzata dopo gli scossoni del 2010-2011, ma non è il caso di tirare i remi in barca. C’è ancora molto da fare all’interno del Paese, senza contare che le turbolenze esterne sono sempre in agguato.

Le previsioni di crescita contenuta del Pil per il 2013 (solo il 2,1 per cento, in discesa costante dal 7,7 del 2010) da sole non sono certo rassicuranti. Secondo gli esperti del Fondo Monetario Internazionale la Bielorussia deve affrontare assolutamente riforme strutturali, per evitare il rischio di una incombente stagnazione.

Il periodo 2009-2011, con la congiuntura internazionale a livelli minimi e le enormi difficoltà interne, ha lasciato nel Paese segni pesanti: se il 2012 è stato caratterizzato da un processo di stabilizzazione macroeconomica, passato dalla riduzione dell’inflazione (scesa al 25 per cento) al miglioramento del saldo del bilancio (deficit diminuito al 3,9 per cento), il 2013 appena iniziato non può lasciar dormire sonni tranquilli al presidente.

Si vedrà nei prossimi mesi, dunque, quello che Lukashenko vorrà o sarà costretto a fare per rilanciare davvero un’economia che sembra sempre più soffocata.

Senza contare che le questioni economiche nazionali non sono inscindibili da quelle politiche internazionali: da un lato i rapporti con l’Unione Europea che ha imposto nel 2011 al Paese sanzioni economiche e diplomatiche sono sempre in tensione, dall’altro il balletto con la Russia sulla questione dell’Unione Euroasiatica continua, tra i desiderata del Cremlino e la linea autonoma del presidente.

Lukashenko, sempre nella conferenza stampa di inizio anno, ha rigettato l’idea di una veloce ulteriore integrazione con Russia e Kazakhstan.

Il 2013 è, insomma, appena iniziato e si vedrà quindi tra dodici mesi se Minsk avrà fatto davvero quei passi avanti necessari non solo per sopravvivere alla giornata, ma per dare una vera definitiva svolta.

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