Con Berezovsky finisce un’epoca

L'oligarca russo Boris Berezovsky, scomparso a Londra (Foto: Reuters)

L'oligarca russo Boris Berezovsky, scomparso a Londra (Foto: Reuters)

Da matematico a padrino del Cremlino, la parabola dell'oligarca russo che aveva dominato gli anni Novanta e che era finito sul lastrico

Boris Berezovsky, il cui nome era diventato un emblema della perniciosa e talvolta scellerata influenza che le grandi imprese russe esercitavano sul governo di Mosca negli anni Novanta, è morto il 23 marzo 2013 a Londra.

L’abilità con cui riusciva a far approvare importanti decisioni politiche ed economiche grazie alle sue conoscenze all’interno del governo era valsa a Berezovsky, verso la fine del secolo scorso, la fama di “padrino del Cremlino”. Berezovsky è stato infatti un astuto maestro di stratagemmi politici, anche se al momento della sua morte aveva praticamente perso del tutto l’influenza politica e finanziaria di un tempo.

Gli unici titoli di giornale che ancora riusciva a ispirare riguardavano gli scandali sulla suddivisione dei beni che un tempo aveva posseduto o l’infausta causa legale che lo opponeva all'ex-socio in affari, Roman Abramovich.

L'oligarca
Prima degli anni Novanta, la carriera di Berezovsky aveva seguito una traiettoria comune a quella di molti scienziati sovietici. Nato a Mosca nel 1945, si era laureato in matematica e verso la fine degli anni Sessanta aveva iniziato ad interessarsi alla ricerca dei sistemi di controllo. A 37 anni conseguì un dottorato di ricerca e a 45 divenne membro associato dell’Accademia delle Scienze.

Berezovsky seppe cogliere con entusiasmo le opportunità che con la liberalizzazione economica della fine degli anni Ottanta si presentarono in Unione Sovietica. Nel 1989, grazie alla conoscenza personale di alcuni dirigenti del gigante automobilistico sovietico Vaz, ottenne la carica di direttore di LogoVAZ, una joint-venture che operava nella distribuzione di automobili.

Dopo avendo gettato le basi del suo impero finanziario, Berezovsky diresse le sue energie nella politica. Nel 1995, grazie alle sue conoscenze all’interno del Cremlino, si assicurò il diritto a partecipare a una serie di aste di privatizzazione che assegnavano a delle influenti combriccole di affaristi la proprietà di alcuni giganti industriali della Russia – in particolare nei settori del petrolio e dell’acciaio. La “combriccola” di Berezovsky riuscì ad assumere il controllo di Sibneft, una grande compagnia petrolifera che divenne il suo fiore all’occhiello.

Berezovsky dimostrò interesse anche nei confronti della Aeroflot; quell’interesse però lo mise nei guai con la giustizia: le autorità russe lo accusarono infatti di voler assumere il controllo dei flussi di entrate della linea aerea – servendosi di qualche socio fidato – senza realmente privatizzata, e di aver inflitto cospicue perdite allo Stato russo. Per quella faccenda, dopo anni di indagini e procedimenti giudiziari, nel 2007 Berezovsky fu condannato in contumacia a sei anni di reclusione.

Berezovsky non ha mai discusso pubblicamente il valore netto dei beni di sua proprietà – benché abbia lasciato intendere chiaramente che la sua ricchezza ammontasse a diversi miliardi di dollari. Stando a diverse fonti, negli ultimi mesi di vita aveva però iniziato a vendere i propri beni per poter far fronte alle ingenti spese legali e ai debiti verso l’ex socio e le ex mogli.

Il politico
Grazie alla sua influenza politica, in diverse occasioni Berezovsky riuscì a ottenere degli incarichi governativi di rilievo. Tra il 1996 e il 1997 fu vicesegretario del Consiglio di Sicurezza, tra il 1998 e il 1999 segretario esecutivo della Csi e tra il 1999 e il 2000 rappresentante della Duma russa. Si ritiene inoltre che ebbe un ruolo cruciale nella elezione di Boris Eltsin al suo secondo mandato presidenziale, nel 1996.

Nel 1999 Berezovsky fu eletto nella Camera bassa del Parlamento, un incarico che meno di un anno più tardi avrebbe lasciato per poi fuggire a Londra, dove gli fu concesso asilo politico.

Berezovsky affermò che ad obbligarlo a lasciare la Russia erano stati i suoi dissidi con il Presidente Putin e dichiarò ai giornalisti che dopo aver inizialmente offerto a Putin il suo appoggio incondizionato si era accorto che il nuovo Presidente aveva imboccato una strada sbagliata per il Paese.  

Secondo i commentatori politici, invece, Berezovsky sarebbe stato obbligato a lasciare la Russia dopo aver tentato di continuare a imporre la propria influenza sul processo decisionale del Cremlino e vedersi respinto con decisione.

La fine di un’epoca
Secondo Irina Khakamada, personaggio pubblico di spicco, la morte di Berezovsky non avrà alcuna ripercussione politica di rilievo sulla Russia. “Era diventato una sorta di figura mitica, al centro di scandali e provocazioni. Adesso che il protagonista di quegli scandali non c’è più anche i titoli di giornale che ispirava scemeranno”.

Alexei Makarkin, vice presidente del Centro di Tecnologie politiche, si dice d’accordo. E aggiunge che Berezovsky era ormai da tempo un personaggio marginale nella politica russa. “È più di un decennio che Berezovsky non esercita alcuna reale influenza... il pubblico ha perso ogni interesse”.

Secondo Aleksandr Goldfarb, capo della Fondazione internazionale per le libertà civili, nonché stretto alleato di Berezovsky, l’oligarca russo recentemente scomparso avrebbe lasciato la propria impronta su ogni aspetto della vita russa. “La cosa più importante, è che era un emblema dell’affermazione e del successo personale. Per molti anni è stato il simbolo di un uomo che riesce a raggiungere obiettivi ambiziosi anche quando il Paese che lo circonda è in rovina”.

Alexei Mitrofanov, capo del Comitato per i Media e la politica dell’informazione della Duma, ritiene che la scomparsa di Boris Berezovsky segna la fine di un importante periodo della storia recente del Paese. “La sua morte ha una valenza per lo più simbolica: segna la fine di un’epoca che era iniziata negli anni Novanta”.

È difficile contestare il fatto che la morte di Berezovsky rappresenti in qualche modo la fine di quell’epoca che il giornalista russo Aleksandr Arkhangelsky ha definito “storica, piena di rischio e di avventura, audace, pericolosa, grande, taccagna e spericolata”. “Sinché sono in vita, i personaggi come Berezovsky irritano tutti, infinitamente -, ha commentato Arkhangelsky. - Ma quando scompaiono, su di loro si scrivono libri e film”.

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