Messenger e la sicurezza nazionale

Disegno di Dmitri Divin

Disegno di Dmitri Divin

I Governi dovrebbero vigilare più da vicino le conversazioni sui programmi di messaggistica criptati? E qual è il confine tra comodità e sicurezza nazionale? Ce ne parla l’esperto internet Anton Merkurov

Il mercato dei programmi di messaggistica è ancora giovane. Ma vanta già cifre impressionanti: WhatsApp ha 800 milioni di utenti, l’app cinese QQ 600 milioni e Viber 250 milioni. Queste applicazioni destinate principalmente alla comunicazione sono poi complete di tutto: giochi, stampa e piattaforme per lo shopping e il trasferimento di denaro. I messenger sono, insomma, i nuovi social network. Non v’è da stupirsi pertanto se essi abbiano attratto l’attenzione di servizi segreti, terroristi e rivoluzionari.

Quando nel 2011, nel Regno Unito, si verificarono disordini di massa sul piano razziale e sociale, la causa della loro rapida propagazione venne attribuita al messenger integrato nei telefoni Blackberry.

Pavel Durov, fondatore del messenger Telegram e del popolare social network russo VKontakte, si è dovuto assumere di recente la colpa per la tentata azione terroristica operata da un gruppo di studenti in Australia e persino per alcuni militanti dello Stato islamico. Entrambi i gruppi avevano coordinato le loro azioni attraverso Telegram.

L'evoluzione del commercio

Sotto accusa è finito anche il messenger FireChat, in grado di operare senza la rete internet mobile, sfruttando i moduli di comunicazione di più dispositivi mobili per poi integrarli in un’unica rete. Quando nel corso delle proteste pro-democrazia a Hong Kong la Rete ha smesso di funzionare a causa dell’elevata concentrazione di persone in strada, FireChat ha permesso ai giovani manifestanti di comunicare senza problemi e di coordinare la protesta. Da allora, i Governi di quei Paesi dove vi è un alto rischio di proteste, non vedono di buon occhio questo messenger, che viene utilizzato normalmente per comunicare.

Il Primo Ministro David Cameron in un tête-à-tête con il direttore dell'FBI James Comey ha quasi proposto la messa al bando della crittografia sui messenger, in nome di vaghe ragioni di sicurezza nazionale. Tuttavia, tutto si è limitato a dichiarazioni chiassose, che sono state, tra l'altro, criticate anche da Pavel Durov.

Il diritto alla comunicazione sicura non è così facile da togliere. Nel caso dei messenger, i servizi segreti, non potendo garantire una sorveglianza di massa, dovrebbero agire in modo più puntuale.

I critici di queste applicazione amano scaricare la colpa non sui politici miopi o i servizi segreti incompetenti, bensì sugli sviluppatori di strumenti per la comunicazione. Qui è importante, tuttavia, capire una cosa: i messenger non hanno nessuna funzione speciale che consenta di realizzare comodamente un reato, come una sorta di interruttore che indichi "Fare la rivoluzione in un solo clic”. Questi critici trascurano a volte le autentiche ragioni che portano gli studenti a frantumare le vetrine di Londra o gli islamisti radicali a sequestrare nuove vittime.

Anche in Russia si sta tentando di regolamentare la comunicazione in chat crittografate. Già lo scorso agosto, l’ex direttore del FSB nonché attuale Segretario del Consiglio di Sicurezza della Federazione russa, Nikolai Patrushev, aveva annunciato che i funzionari russi non dovrebbero utilizzare i popolari messenger per le comunicazioni di lavoro. Il motivo? Il timore di essere intercettati da spie e servizi segreti stranieri. Il diplomatico si è dimenticato, tuttavia, che i funzionari non sono soggetti al controllo pubblico durante l’utilizzo di tali servizi.

Per il momento i funzionari russi non hanno nulla da temere. In primo luogo, esiste già una piattaforma di comunicazione alternativa che gode dell’approvazione del Governo. In secondo luogo, non è facile separare, sui messenger, le conversazioni di lavoro da quelle informali. Proprio adesso su Telegram è possibile incontrare ministri federali, collaboratori dell'amministrazione presidenziale e altri funzionari.

L’iniziativa preoccupa però i semplici utenti russi, i quali temono che essa si possa diffondere presto anche tra di loro. Intimoriti da storie come quella di Edward Snowden, la sorveglianza di massa e le minacce informatiche globali, gli utenti vogliono una comunicazione affidabile e sicura. Considerando che i messenger risolvono questa questione mediante mezzi tecnici e non politici, gli Stati non hanno alcuna chance. Non possono controllare le nostre conversazioni e punto. 

Anton Merkurov, esperto internet, rappresentante di Open Garden (sviluppatore del messenger FireChat)

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