Usa-Russia, se il trattato INF collassa

Disegno di Konstantin Maler

Disegno di Konstantin Maler

Siglato nel 1987, prevedeva l’eliminazione di tutte le classi di missili con un raggio dai 500 ai 5500 km

L’amministrazione Obama starebbe mettendo a punto un piano per la dislocazione in Europa di missili terra-aria a causa delle presunte violazioni da parte della Russia delle clausole del trattato sull'eliminazione dei missili a medio e corto raggio.

Le notizie diffuse dalle agenzie d’informazione occidentali non solo hanno risvegliato l'interesse verso il Trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty), siglato trent'anni fa, ma hanno anche provocato la contro-reazione delle autorità russe. Dopo esser stato un accordo di portata storica nel contesto della guerra fredda, il Trattato Inf ha perso gran parte del suo prestigio una volta che si è conclusa. Oggi risulta difficile pensare all’Europa come a un’arena di scontro tra Usa e Russia, persino sullo sfondo degli avvenimenti ucraini. Inoltre, trattandosi di un accordo bilaterale, l’Inf non può limitare la proliferazione di sistemi offensivi a medio e corto raggio in altri paesi.

Sia Mosca che Washington sono consapevoli del fatto che il rifiuto dei sistemi offensivi a medio e corto raggio diviene di giorno in giorno sempre più inattuale. Soprattutto da parte russa. I paesi contigui – Cina, Iran, Corea del Nord – stanno intensamente lavorando allo sviluppo di queste tecnologie. Qualche anno fa la Russia aveva avviato un acceso dibattito su come l’Inf avrebbe dovuto adattarsi agli interessi del paese nella congiuntura odierna. E le forze militari russe non nascondevano che potesse esistere l’eventualità di uscire dal trattato.

Il trattato

Il Trattato Inf, siglato nel 1987, prevedeva l’eliminazione di tutte le classi di missili con un raggio dai 500 ai 5500 km. Questo documento è diventato la pietra miliare di un’epoca in cui il territorio dell’Europa veniva visto come il principale teatro di un eventuale conflitto tra Usa e Urss. Dotati di un tempo breve di volo, questi missili potevano esercitare un’influenza decisiva sull’andamento delle azioni belliche. Ne derivava uno degli obiettivi prioritari: l’eliminazione dei sistemi di comando dei reparti. La decisione di eliminare questo tipo di armamenti non soltanto ha ridotto il livello di scontro militare in Europa, ma ha anche posto le basi per una successiva riduzione delle armi convenzionali nella regione

Tuttavia, già da parecchi anni sono gli Stati Uniti a occuparsi della gestione delle informazioni sull’Inf. Alla fine del 2013 i media americani diffusero per la prima volta la notizia secondo la quale Washington sospettava la Russia di aver violato delle clausole dell’accordo. I dettagli delle accuse americane non erano stati resi noti. Secondo gli esperti essi riguarderebbero lo sviluppo di due tipologie di armamenti offensivi: il missile balistico intercontinentale  Rs-26 “Rubezh”  e il nuovo missile da crociera R-500. Il “Rubesh” non rientra formalmente nelle tipologie incluse nel trattato poiché la sua gittata supererebbe il limite massimo stabilito dall’Ilf. Tuttavia,  la specifica dei dati di testing (il missile è stato testato con successo su una distanza inferiore a 5.500 km) induce a concludere che la sua principale finalità sia quella di colpire gli obiettivi a media distanza. Il modello R-500 suscita perplessità per la sua gittata massima. Vi sono motivi fondati per ritenere che potrebbe superare di 500 km il limite stabilito dall’Inf.

Le autorità russe hanno sempre reagito con forza a qualunque accusa relativa a presunte violazioni delle clausole del Trattato Inf proveniente da Washington. Il caso attuale non esclude che il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov possa rimproverare per l’ennesima volta agli americani di aver mosso delle accuse prive di fondamento. Il fatto che Washington non abbia fornito finora prove convincenti al riguardo attesta che gli Stati Uniti non dispongono di dati telemetrici che possano suffragare tali accuse. Ciò nonostante alla parte russa conviene capire che qualunque tentativo di ripristinare una classe di missili  a medio e corto raggio, anche nel rispetto delle clausole stabilite dall’Inf, non è che un giocare col fuoco. Benché il trattato non abbia limitazioni di natura temporale, l’articolo XV ammette una sua violazione nel caso siano minacciati gli “interessi supremi”  di una delle parti. Ogni tentativo della Russia di ripristinare l’utilizzo di missili a medio e corto raggio, anche nel caso in cui dovesse corrispondere alla lettera alle clausole dell’Inf, provocherebe una controreazione da parte degli Stati Uniti, inclusa la sua uscita dal trattato.

La cessazione della validità dell’Inf colpirebbe innanzi tutto la sicurezza russa. In tale scenario gli Usa avrebbero la possibilità di riportare i loro missili a medio e corto raggio in Europa. Teoricamente Washington potrebbe dislocarli non solo nei paesi dell’Europa Occidentale, come accadeva al tempo della guerra fredda, ma anche nei territori dei nuovi paesi membri della Nato. Simili azioni ridurrebbero di qualche minuto il tempo di volo di queste testate per raggiungere gli obiettivi strategici russi, creando un potenziale  nucleare preventivo. Mosca non dispone di risorse per una risposta adeguata a queste sfide e sarebbe costretta a investire enormi mezzi e risorse per creare un sistema che possa contrastare questo potenziale.

Al tempo stesso è arduo immaginare una tale spirale di tensione anche nell’attuale congiuntura delle relazioni russo-americane, oggi al loro minimo storico. È assai possibile che Washington cerchi di coinvolgere Mosca in una discussione attraverso le reti del “disarmo” che si sono sempre distinti per il loro elevato livello di fiducia. In ogni caso, la sorte dell’Inf oggi dipende innanzi tutto dal fatto che venga o meno adottata da parte russa la decisione di realizzare delle classi di missili che possano vanificare le clausole del trattato. Se tale decisione verrà adottata e verranno accumulate prove sufficienti al riguardo, gli Usa usciranno dal trattato. Se ciò non accadrà, il tentativo di appianare il dialogo nella sfera di controllo degli armamenti non sarà che un’altra dimostrazione dell’aspirazione americana a ripristinare normali relazioni con la Russia.

L'autore è docente presso la Cattedra di Relazioni internazionali e politica estera del Mgimo e analista dell’Agenzia “Vneshnaya politika”

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