La Russia, la Cina e la nuova svolta

Vignetta di Alexei Iorsh

Vignetta di Alexei Iorsh

Durante la visita in Russia del Presidente cinese sono stati siglati diversi accordi sul piano diplomatico e si percepisce un atteggiamento qualitativamente diverso rispetto a un tempo

La Russia e la Cina hanno compiuto un passo decisivo. Durante la visita a Mosca del Presidente della Repubblica popolare cinese Xi Jinping sono stati ratificati accordi sul piano diplomatico. Tuttavia si percepisce un atteggiamento qualitativamente diverso rispetto a un tempo. La cooperazione tra i due paesi ha cominciato a intensificarsi dagli anni Duemila, sebbene la componente dichiarativa abbia prevalso per lungo tempo sui fatti. I due memorandum, promulgati l’8 maggio, sono in primo luogo concreti (la questione dell’universo ha un ruolo rilevante, ma non fondamentale), e in secondo luogo onnicomprensivi.

L’affinità ideologica viene codificata (accanto ai consueti articoli sulla multipolarità e la democrazia nel sistema mondiale) attraverso l’importanza assegnata all’approccio storico (con l’inaccettabilità di ogni forma di revisione) e la volontà di “contrastare qualunque attività diretta a minare un potere politico legittimamente costituito” (addio ai “Maydan”).

Queste intenzioni pragmatiche contemplano tutti gli ambiti – dall’agricoltura allo spazio fino a internet – e tutte le crisi e le piattaforme internazionali più importanti. Risulta emblematico il comma seguente: “L’istituzione di un meccanismo di scambi e di cooperazione tra l’amministrazione presidenziale russa e il Comitato centrale del Partito comunista cinese e la Commissione centrale per l’ispezione della disciplina del Ministero del controllo della Repubblica popolare cinese”. Questa formula burocratica presuppone l’esistenza dell’attuale “partnership strategica”, la cui essenza sta in una convergenza dei piani, che appare, per esempio, molto solida nei rapporti transatlantici, malgrado le innumerevoli divergenze.

Un documento speciale è dedicato alla “coniugazione” della Cintura economica della Via della Seta e dell’Unione economica eurasiatica il cui sviluppo non sarà solo parallelo, ma che verranno a intersecarsi sempre di più. Il punto saliente è che Pechino ha espresso il proprio interesse per l’instaurazione di un dialogo con l’Unione economica eurasiatica come unico soggetto, mentre prima preferiva intrattenere discussioni bilaterali con ogni singolo membro.

A voler riassumere il contenuto dei memorandum, esso si dipana dal nuovo assetto dell’Eurasia, il cui impulso e la cui iniziativa si estenderanno non da Ovest a Est, come normalmente si sarebbe portati a pensare, ma in senso opposto. L’impetuosa crescita dell’Asia, che finora si è manifestata nelle aree maritime e sui litorali dell’Oceano Pacifico, finalmente si espanderà in direzione contraria, verso il continente. Qui tutti gli stati sono interessati a massicci progetti infrastrutturali che diano un impulso socio-economico ai propri territori.

L’interesse delle potenze continentali (in primo luogo della Russia e del Kazakhstan) al proprio sviluppo coincide con l’aspirazione della Repubblica popolare cinese a costruire un corridoio a Occidente in direzione dei mercati europei e oltre. In un tale scenario la questione dell’inevitabile concorrenza tra Mosca e Pechino nell’Asia Centrale dovrebbe perlomeno attenuarsi e questa regione dovrebbe diventare non una finalità in sé, ma uno strumento per la realizzazione di obiettivi concreti e attuali per tutti i paesi coinvolti.  

Certamente quanto detto sopra non deve alimentare delle illusioni, gli ostacoli su un simile cammino saranno considerevoli. Uno di questi è la costituzione dell’Unione economica eurasiatica che appare un balzo in avanti necessario nell’integrazione e nell’attuazione delle ambizioni dichiarate. I problemi interni intanto si stanno accumulando anziché risolversi, ma l’ampliamento dell’unione (l’ingresso della Kirghizia come nuovo paese membro) non può essere l’unico criterio di successo. L’Unione economica eurasiatica necessita di solide basi istituzionali e giuridiche poiché per i partner esteri, Cina compresa, questa alleanza risulta interessante proprio come garante di chiare regole del gioco nell’area eurasiatica. Se i paesi membri non faranno che punzecchiarsi reciprocamente, il valore di tale organizzazione finirà col ridursi drasticamente.

Questa Eurasia in trasformazione non entusiasma gli Stati Uniti. Sebbene sia nell’arena, anche l’epoca globale non ha cambiato gli atout geopolitici secondo i quali gli Stati Uniti non consentirebbero mai la presenza all’interno dell’Eurasia di potenze o alleanze tra potenze in grado di contestare le posizioni americane. Ma per quanto gli interessi sia russi che cinesi appaiano orientati (seppure in modo differente) verso l’Europa – membro indissolubile della comunità transatlantica – Washington continuerà a monitorare la concretizzazione di questa nascente iniziativa.

Gli entusiasti dell’avvicinamento cinese alla Russia devono valutare lucidamente le intenzioni di Pechino: in un futuro immediato la Cina non intende affatto realizzare un’alleanza politico-militare con la Russia.

Inoltre, nella sua visita in programma per il prossimo settembre negli Stati Uniti il Presidente della Repubblica popolare cinese si adopererà con ogni mezzo per rafforzare e intensificare le relazioni bilaterali che sia per Pechino sia per Washington sono estremamente importanti. Tale è la realtà di un mondo globalizzato dove non esistono pure contrapposizioni e dove tutte le potenze più importanti cercano di trovare una giusta mediazione tra la concorrenza e la cooperazione con gli stati a loro affini per rilevanza.

Le relazioni russo-cinesi stanno entrando in una nuova fase che fin qui non ha analogie nella storia. Questa tappa inedita necessita di sforzi competenti e di lucidità di analisi, reciproca comprensione, immaginazione e capacità di inventare soluzioni reciprocamente vantaggiose. Tale è la finalità del progetto che dall’inizio dell’anno si sta attuando nell’ambito del Forum internazionale di discussione “Valdai” dove un’importante piattaforma di dibattito sarà la conferenza “Russia e Cina: una nuova partnership in un mondo in trasformazione” promossa a Mosca alla fine del mese dal Consiglio russo per gli Affari esteri. Il tema della nuova Eurasia sarà presente anche al Forum economico di San Pietroburgo. Nel complesso si potrebbe dire che la svolta è già cominciata.

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