Piano Marshall, Eni e Urss nell'economia post bellica

Fabio Bettanin, ricercatore (Foto: archivio personale)

Fabio Bettanin, ricercatore (Foto: archivio personale)

Come si sono sviluppati gli affari con l’Italia dopo la fine della Grande Guerra Patriottica?

La Seconda Guerra Mondiale ha portato a compimento il processo di espansione per le potenze più ricche, con la valorizzazione del ruolo dello Stato, attraverso l'adozione del Piano Marshall. Lo Stato che regolava l'economia, che sapeva come metterla in moto, uno Stato keynesiano, con la casa Bianca intervenuta direttamente nel conflitto. Con il Piano Marshall, in pratica, si apriva la Guerra Fredda e l'Urss ha dovuto attendere 60 anni per inserirsi nel sistema economico condiviso. Quanto agli affari con l'Italia, erano partiti nel 1931, con l'intesa commerciale che affidava alla Fiat la costruzione di una fabbrica di cuscinetti a sfera nella capitale sovietica. Fiat, "un gigante dell'industria", scriveva la Pravda. Mentre, dopo il secondo conflitto mondiale, i rapporti economici non sono decollati.

L'Unione Sovietica ha sempre considerato l'Italia una potenza europea di medio livello, non indispensabile - dal punto di vista politico ed economico - per i suoi progetti di grandezza. Roma e Mosca si sono rivelati centri di potere asimmetrici: un paese gregario del blocco occidentale, sconfitto in guerra, l'altro stato leader di quello comunista, superpotenza nel conflitto mondiale. Verso la fine degli anni cinquanta le relazioni bilaterali sono mutate: Mosca si è resa conto dell'importanza strategica dell'Italia, terra di frontiera tra occidente e Blocco sovietico.

Mentre la Democrazia cristiana ha voluto stringere legami con l'est per allargare il volume degli scambi commerciali. L'accordo tra Eni e governo russo nel 1960, la conferenza sul commercio organizzata dagli industriali italiani nello stesso anno, il viaggio del presidente della repubblica Giovanni Gronchi a Mosca e i numerosi incontri del presidente Eni enrico Mattei con l’ambasciatore e i dirigenti sovietici sono tutti segnali del mutamento di approccio rispetto a qualche anno prima. E la morte di Mattei, molto stimato dal governo russo, non ha posto fine al rapporto sovietico con l'Eni, che sopravviverà fino al crollo del regime. Mentre in Unione Sovietica arrivavano, negli anni a seguire, altri marchi italiani come Indesit, attraverso la Merloni Progetti, nel 1974. Il legame economico tra Urss e Italia è rimasto solido anche negli anni Settanta. Per l'Italia era interessante essere partner privilegiato con i sovietici, nonostante l'ingresso nel direttorio delle potenze capitalistiche.

L'autore è docente di Storia dell'Europa Orientale e di Storia dei Paesi dell'Eurasia all'Università degli Studi di Napoli L'Orientale

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