"La diplomazia salvi le relazioni commerciali"

Lisa Ferrarini, vice presidente Confindustria per l'Europa

Lisa Ferrarini, vice presidente Confindustria per l'Europa

Il grido d’allarme delle imprese: serve un’azione diplomatica per risolvere la crisi. Lisa Ferrarini, vice presidente Confindustria per l’Europa, fa il punto della situazione: “Vanno perseguite tutte le possibili strade per favorire la normalizzazione delle relazioni economiche e commerciali con la Russia”

Nell'ultimo anno Russia e Ucraina hanno assorbito insieme il 3,3% del nostro export; il 2,8% la sola Russia, per un valore complessivo di quasi 13 miliardi di euro. Tra i paesi dell’Eurozona solo la Germania ha un’esposizione commerciale più elevata. Inoltre le nostre esportazioni verso Russia e Ucraina sono quelle che avevano registrato le performance migliori dell’Eurozona: dopo la crisi del 2009, siamo stati infatti l’unico paese a crescere sia nel 2012 (+6,9%) che nel 2013 (+7,8%). Purtroppo, nei primi sei mesi di quest’anno le nostre vendite si sono si contratte del -9% verso la Russia e del -25% verso l’Ucraina. Se questa flessione dovesse prolungarsi fino alla fine dell’anno, la perdita per l’export italiano sarebbe di circa 1,5 miliardi di euro, approssimativamente due terzi verso la Russia ed un terzo verso l’Ucraina. Bisogna però sottolineare come questi dati non inglobano ancora gli effetti delle sanzioni e delle contro-sanzioni russe, ma dipendono in larghissima parte dal clima di incertezza creato dalla crisi. È chiaro quindi che se l’escalation di misure restrittive dovesse aumentare gli effetti saranno assai incisivi, soprattutto se dovessero interessare settori di punta del nostro export nel Paese quali il tessile.

 
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Più che le singole aziende, l’impatto va analizzato al livello di settore e di filiera. Le sanzioni europee sono state graduali, da marzo a settembre, estendendosi per ondate successive a vari settori dell’economia e del sistema finanziario russo, coinvolgendo diversi settori industriali italiani collegati alle attività economiche oggetto delle restrizioni. Ad esempio, l’intero comparto della meccanica, in particolare quella strumentale, nonché l’impiantisca, hanno sicuramente accusato un duro colpo. Se consideriamo le ritorsioni russe, l’agroalimentare, in particolare l’ortofrutta e il caseario, stanno subendo le conseguenze dei divieti all’importazione, così come il conciario soffre di quello all’esportazione di pellami grezzi. Ma ricordiamoci che la forza del Made in Italy è la compattezza delle filiere, perciò quando viene toccata una parte le ripercussioni agiscono lungo tutta la catena. 

Un mercato strategico come la Russia non può essere semplicemente sostituito. Qualunque imprenditore può confermare che le quote di mercato non si conquistano mai facilmente e si deve sempre lottare per presidiarle. Come cittadini riteniamo che l’Europa sia giustamente in allarme per quanto accade alle sue frontiere. Al contempo, da imprenditrice e rappresentante di un sistema imprenditoriale che ha nelle eccellenze produttive e nell’export le proprie principali risorse, ritengo che vada individuata al più presto una soluzione che consenta il ritorno alla normalità in tempi brevi. Per questo come Confindustria siamo impegnati a fornire assistenza alle imprese per superare le criticità attuali, che ci auguriamo siano solo temporanee.

Siamo in filo diretto con Confindustria Russia. Il Presidente Ferlenghi è intervenuto in video collegamento anche l’altro giorno (lunedì 22 settembre, ndr) a un incontro che abbiamo organizzato in Confindustria con le imprese, le associazioni, i rappresentanti dei Ministeri dello sviluppo economico, degli affari esteri, dell’economia e finanze, delle politiche agricole e forestali, dell’agenzia delle dogane e dell’ABI per individuare le soluzioni tecniche necessarie a ridurre l’impatto delle sanzioni. Siamo in costante contatto con il Governo, con le Istituzioni di Bruxelles e con gli organismi di rappresentanza dell’industria europea. Il Presidente Squinzi ne ha discusso più volte con la Presidente di Businesseurope Emma Marcegaglia.

L’auspicio delle imprese è uno soltanto: che un’azione diplomatica risolutiva arresti l'escalation. A tale riguardo vanno perseguite tutte le possibili strade per favorire la normalizzazione delle relazioni economiche e commerciali con la Russia. I segnali di questi giorni sulla tenuta del “cessate il fuoco” sono incoraggianti. Speriamo davvero che siano il preludio per un progressivo rientro di questa crisi che, a livello imprenditoriale, nessuno voleva e che sta provocando seri danni a tutti in un momento in cui sulle spalle delle imprese gravano già troppi pesi.

L’autrice è vice presidente Confindustria per l'Europa

La versione ridotta dell'articolo è stata pubblicata sul numero cartaceo di Russia Beyond the Headlines del 2 ottobre 2014

Il testo è stato preparato da Niva Mirakyan

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