Il grande gioco politico e i negoziati internazionali

Vignetta di Konstantin Maler

Vignetta di Konstantin Maler

La Russia è decisa a cessare unilateralmente il rispetto del Trattato sulla limitazione delle Forze Armate ordinarie in Europa. Ma quali vantaggi ci saranno?

Il presidente della Russia Vladimir Putin ha dichiarato che Mosca può decidere unilateralmente di sottrarsi ai negoziati internazionali come avevano fatto in precedenza gli Stati Uniti. “Gli Stati Uniti avevano in passato preso unilateralmente la decisione di ritirarsi dall’accordo relativo alla limitazione degli armamenti offensivi e lo hanno fatto. Questa decisione si basava su considerazioni relative alla sicurezza nazionale. E noi faremo esattamente lo stesso se lo riterremo utile e necessario per la sicurezza dei nostri interessi”, ha affermato Putin durante l’incontro con i parlamentari russi.

Evidentemente il presidente si riferiva al 2002 quando gli USA si sottrassero al rispetto del trattato sulla limitazione dei sistemi di difesa antimissilistica (PRO) firmato nel 1972. Tutti possono sbagliarsi. In questo non c’è niente di strano.

In ogni caso si può dire che il ritiro degli Stati Uniti dal trattato relativo al sistema di difesa antimissilistico nel 2002 fu un grave errore. Di ciò ne sono consapevoli in molti a Washington. Da notare che in realtà non si prevedeva un grande sviluppo di basi anti-missilistiche nel 2002. Ad esempio in base al trattato, gli USA potevano sviluppare fino a 100 anti-missili strategici, ma sono previsti in tutto 40 intercettori di base terrestre entro il 2020. Per quel che riguarda il famigerato sistema “Standart-3” in Europa, Asia e nelle navi per le sue caratteristiche tecniche la possibilità di abbattere missili balistici strategici è estremamente limitata, soprattutto dopo l’abolizione nel 2013 della revisione avanzata SM_Blok 2B.

 
Europa, un faro che si sta spegnendo?

Seguendo l'esempio degli Stati Uniti, e con argomentazioni non del tutto convincenti, la Russia ha cessato unilateralmente il rispetto del Trattato relativo alla limitazione delle Forze Armate ordinarie in Europa (Trattato CFE) firmato nel 2007. Ma quali vantaggi porterà ciò? La Russia ancora non supera i massimali e le quote stabiliti dall’accordo, anzi al contrario, non li raggiunge del 30-40 per cento. Ma si tratta di un gesto puramente politico che comporta la perdita del possibile stretto controllo attraverso le quote dell’accordo tra tutti i paesi della NATO in termini di posizionamento e di ridistribuzione di truppe e armamenti pesanti in Europa. Adesso possiamo solo sperare che nei paesi baltici, in Polonia, Romania e Bulgaria non sorgano nuovi gruppi militari alleati con il pretesto della crisi ucraina, i quali senza il trattato non avrebbero alcun vincolo.

Probabilmente, il presidente aveva in mente la possibilità che la Russia recedesse dal contratto per l'eliminazione dei missili di raggio intermedio e corto (Trattato INF - Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty) del 1987. Si era già trattato questo argomento anche nel decennio scorso e con l'attuale situazione politica le dispute si sono riaccese.
Nel suo discorso tenuto a Monaco nel febbraio 2007, Putin ha parlato della creazione di missili di medio raggio da parte dei paesi terzi, mentre solo alla Russia e agli Stati Uniti non era permesso avere un sistema di questo tipo. Nello stesso anno, il capo del quartier generale di allora, il generale dell’esercito Yuri Baluyevsky, aveva motivato il possibile ritiro della Russia dal trattato INF con i piani degli Stati Uniti per implementare gli impianti di difesa missilistica nel 2012 in Polonia e nella Repubblica Ceca. In base a questa interpretazione i missili a medio raggio (IRBM) servivano alla Russia non per tenere a freno i paesi terzi, ma proprio per fronteggiare la NATO. Poi è arrivata l'amministrazione di Barack Obama e nel 2009 ha abolito il programma dei predecessori repubblicani sostituendolo con il piano di adattamento graduale europeo (EPA & P) di diffusione di difesa antimissilistica. E nel 2013, Obama ha modificato la quarta fase del programma causando maggiori preoccupazioni in Russia.

 
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sulla questione ucraina

Tuttavia per Mosca non è stato sufficiente. L’obiettivo di contrastare il sistema di difesa missilistico americano viene presentato adesso anche come un argomento a favore della costruzione di missili a medio raggio russi e del rifiuto del Trattato. Anche gli esperti la giustificano con la necessità di contrastare i missili aerei americani e i missili aerodinamici navali. Infine, per giustificare la retrocessione dal trattato vengono utilizzati argomenti quali presunte violazioni tecniche del Trattato INF da parte degli Stati Uniti, i quali realizzano missili di classe simile come bersagli per la sperimentazione dei sistemi di difesa antimissile.

Tutto questo avviene sullo sfondo di accresciute tensioni intorno alle vicende dell’Ucraina, dell'indignazione pubblica verso le azioni di politica estera degli Stati Uniti, così come di una campagna attiva anti-americana in Russia. In questa luce, le argomentazioni a favore della recessione dall’INF vanno interpretate più come contingenti all'attuale situazione politica, piuttosto che come una seria analisi strategica che potrebbe aiutare a valutare in profondità le conseguenze per la Russia militari e politiche sulla scena internazionale.

Per quanto riguarda i paesi terzi (Israele, Iran, Arabia Saudita, Pakistan, India, Cina, Corea del Nord), il loro missili di terra di intermedio e corto raggio sono diretti l’uno contro l'altro o contro gli Stati Uniti e i suoi alleati, ma non contro la Russia. In ogni caso, le forze nucleari russe di tutte le classi superano di 4-5 volte in quantità (e soprattutto in qualità) il numero di armi nucleari di tutti i paesi terzi insieme. Quello che la Russia possiede per dissuadere gli Stati Uniti è abbastanza soprattutto per scoraggiare i paesi terzi insieme o singolarmente. Non sono necessari a questo scopo ulteriori missili a medio raggio.

Tuttavia, il ritiro della Russia dal Trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty) potrebbe causare un inasprimento dei rapporti con i paesi alleati degli Stati Uniti in Europa: questi avranno un reale motivo di preoccupazione per i missili balistici e di medio raggio russi. Tale mossa potrebbe portare allo sviluppo del sistema di difesa missilistica europea, alla sua evoluzione e miglioramento, che sarebbero motivo di ulteriore preoccupazione da parte di Mosca. Ma i paesi della NATO sono in grado di rispondere non solo con sistemi difensivi ma anche offensivi.

Uscire dal Trattato INF permetterebbe alla Russia di dispiegare missili a medio raggio, adatti al confronto con paesi terzi, ma che non comprometterebbero l'equilibrio strategico con Washington, per questo la Russia possiede missili balistici intercontinentali, ma non armi, in base ai negoziati del 1987, in grado di raggiungere il territorio dell'Alaska. Washington in questo caso è in grado di sviluppare nuovi missili offensivi a medio raggio sul territorio degli Alleati in Europa, alcuni dei quali accoglierebbero con favore un simile passo da parte degli Stati Uniti. Inoltre, a differenza dei primi anni '80, questi missili a seguito dell’allargamento ad est della NATO sarebbero in grado di attaccare in tempi più brevi l'intero territorio della Russia, fino agli Urali e al di là; questo costituirebbe un vantaggio importante e molto destabilizzante per il potenziale strategico USA. Creerebbe un grave squilibrio strategico, oltre all'inizio di una fase del tutto nuova, di quello, che sembrava ormai "dimenticato", confronto con l'Occidente.

L’autore è responsabile del Centro internazionale di sicurezza IMEMO RAN (Istituto di economia mondiale e relazioni internazionali-Accademia Russa delle Scienze), docente presso l’Accademia Russa delle Scienze (RAN)

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